Intesa, nel trimestre 833 mln di utile. 3,01 mld in 9 mesi

Con i risultati del terzo trimestre Intesa Sanpaolo ‘sorprende’ gli analisti e gira al rialzo a Piazza Affari. Secondo il consensus raccolto da Bloomberg l’utile del terzo trimestre era atteso a 791 milioni di euro, a fronte degli 833 milioni conseguiti, in crescita rispetto ai 650 dell’anno scorso. Sempre in crescita anche il dato dei primi nove mesi del 2018: l’utile netto dell’anno passato era di 2,39 miliardi, quello di quest’anno arriva a 3,01 miliardi. Risultati che Intesa definisce “pienamente in linea con il piano d’impresa 2018-2021”, e che valgono un rialzo del 2% in borsa.

Notizie positive erano arrivate già dagli stress test Eba, che “confermano la nostra banca” come “un chiaro vincitore di questo esercizio: tra le banche quotate, nello scenario avverso siamo quella che ha più capitale rispetto a quanto richiesto”, ha detto Carlo Messina. L’Ad di Intesa è soddisfatto anche del Common Equity Tier 1 ratio, che tenendo conto di 2,56 miliardi di euro di dividendi maturati nei primi nove mesi “aumenta ulteriormente e raggiunge il 13,7% – livello “top” tra le banche europee, secondo Intesa – nonostante l’impatto negativo di 45 punti base derivante dalla riduzione del valore dei titoli di stato italiani in portafoglio”.

Sommando all’utile netto dei primi nove mesi del 2018 la plusvalenza netta di circa 400 milioni di euro derivante dalla partnership con Intrum da contabilizzare entro l’anno, si arriva a circa 3,4 miliardi risultanti corrispondono al 90% dei 3,8 miliardi di utile netto del 2017. Il risultato corrente lordo è in aumento del 19% rispetto ai primi nove mesi del 2017 ed il risultato della gestione operativa è in crescita del 13,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Dai conti dei primi novi mesi dell’anno emerge un cost/income al 50,5% tra i “migliori nell’ambito delle maggiori banche europee”, secondo Intesa. In diminuzione del 3,2% i costi operativi così come sono in calo del 18,5% le rettifiche di valore nette su crediti.

Il Gruppo Intesa Sanpaolo nel 2018 prevede un “aumento del risultato netto” rispetto al 2017, escludendo dal risultato del 2017 il contributo pubblico cash di 3,5 miliardi di euro per l’acquisizione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. All’andamento atteso del risultato netto è previsto concorrano un aumento dei ricavi, un continuo cost management e un calo del costo del rischio. La politica di dividendi per l’esercizio 2018 prevede la distribuzione di un ammontare di dividendi cash corrispondente a un “payout ratio pari all’85% del risultato netto”.

Nei primi nove mesi dell’anno, inoltre, Intesa Sanpaolo ha ridotto di circa 3 miliardi i crediti deteriorati e di circa 16 miliardi dal settembre 2015, al lordo delle rettifiche di valore, escludendo la cessione dei crediti in sofferenza firmata con Intrum, rispettivamente di circa 14 miliardi e circa 27 miliardi includendola. Lo stock di crediti deteriorati scende a settembre 2018 del 26,3% al lordo delle rettifiche di valore rispetto a dicembre 2017, realizzando nei primi nove mesi dell’anno già il 53% dell’obiettivo di riduzione previsto nel Piano di Impresa per il 2018-2021. L’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi a settembre 2018 è pari al 9,2% al lordo delle rettifiche di valore e al 4,5% al netto.

Oltre 44 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine sono stati erogati dal gruppo nei primi nove mesi del 2018. In Italia sono stati erogati 36,6 miliardi, ci cui 31 miliardi a famiglie e piccole e medie imprese. Circa 13.000 aziende italiane sono state riportate in bonis da posizioni di credito deteriorato e circa 86.000 dal 2014, preservando rispettivamente circa 65.000 e 430.000 posti di lavoro. Il gruppo ha rivolto particolare attenzione anche all’aspetto sociale e culturale. Sono state intraprese iniziative per la riduzione della povertà infantile e molteplici partnership in fase di finalizzazione a supporto delle persone bisognose per fornire circa 8.500 pasti al giorno (oltre l’80% dell’impegno del Piano di Impresa 2018-2021), circa 3.000 posti letto al mese (circa il 50% dell’impegno del Piano) e circa 3.000 medicinali al mese (100% dell’impegno del Piano). Supporto alle famiglie colpite da terremoti e disastri naturali, con cancellazioni o moratorie per i mutui sugli immobili danneggiati per oltre 15 milioni di euro, che si aggiungono ai finanziamenti agevolati per circa 90 milioni erogati nei 9 mesi e per oltre 140 milioni nel 2015-2017. Il supporto alle famiglie e alle imprese colpite dal crollo del ponte a Genova ha visto un plafond di 4,5 milioni di euro per cancellazione di mutui e di 50 milioni per ricostruzione.

Intesa Sanpaolo “si conferma come uno dei gruppi bancari più solidi a livello internazionale”. Tra i punti di forza c’è una “robusta liquidità” pari, a fine settembre, a 82 miliardi di euro. Il leverage ratio al 30 settembre 2018 è pari a 6,2% applicando i criteri transitori in vigore per il 2018 e a 5,6% applicando i criteri a regime, valori tra i migliori nel confronto con i principali gruppi bancari europei. Al 30 settembre 2018, la struttura operativa del Gruppo Intesa Sanpaolo si articola in 5.470 sportelli bancari – 4.363 in Italia e 1.107 all’estero – e 93.354 persone. Al 30 settembre l’esposizione di Intesa Sanpaolo nei titoli di stato italiani, della durata media di 4,8 anni, era pari a 28,13 miliardi, stabile rispetto a giugno scorso.

“Nei primi 9 mesi del 2018 Intesa Sanpaolo ha confermato la capacità di raggiungere tutti gli obiettivi del Piano d’Impresa, pur in un contesto più complesso del previsto”, ha affermato Messina. “Il risultato netto è stato pari 3 miliardi, con una crescita del 26% rispetto allo stesso periodo del 2017: si tratta del migliore risultato registrato dal 2008. Considerata la plusvalenza relativa all’accordo con Intrum l’utile netto sale a 3,4 miliardi di euro, un risultato pari al 90% dei 3,8 miliardi di utile dello scorso anno. Confermiamo come priorità la capacità di remunerare in maniera significativa i nostri azionisti, come dimostrato dai 10 miliardi di euro di dividendi distribuiti nel corso del precedente Piano d’Impresa”.