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Di Maio a Fortune Italia: ora progetto Europa e pmi

Rifarebbe tutte le scelte fatte, perché questo “è l’unico governo possibile”. E sostiene una linea di condotta precisa: “prima il cosa, poi il chi”. A evidenziare l’importanza degli obiettivi fissati, a partire dal reddito di cittadinanza. Archivia il braccio di ferro con l’Unione europea come “una trattativa più che soddisfacente, soprattutto perché vengono mantenute le promesse fatte”. Quando la manovra ‘riscritta’ dopo l’accordo con Bruxelles sta per prendere forma nel maxiemendamento al Senato, il vice premier Luigi Di Maio, concede a Fortune Italia una lunga intervista. Rivendica i risultati raggiunti finora e guarda avanti, preparando un progetto per l’Europa e mettendo in primo piano il ruolo delle pmi. Il leader M5S aspetta anche il ritorno di Alessandro Di Battista: “non vedo l’ora che torni. Passeremo le vacanze di Natale insieme. Sarà un periodo per stare insieme perché non ci vediamo da tanti mesi, anche se ci sentiamo sempre. Tengo a precisare che non posso assicurare che sarà un ritorno in campo ma lo spero vivamente”.

Bilancio di questi sei mesi di Governo. Rifarebbe le stesse scelte, compreso Matteo Salvini?
Si, rifarei le stesse identiche scelte ma non perché sono sempre sicuro di quello che faccio ma perché, come ha detto il presidente della Repubblica, questo Governo era l’unico possibile. L’alternativa era tornare a votare per vedere probabilmente le stesse condizioni e riprovare a fare un Governo. Siamo stati noi del Movimento 5 Stelle a pensare all’ipotesi del contratto di Governo che qui in Italia non esisteva. L’abbiamo mutuato dalla Germania come metodo di lavoro. Prima abbiamo firmato un contratto con Matteo Salvini, poi abbiamo deciso i ministri, i sottosegretari ed in seguito è partito il Governo. Questo è stato un metodo che mi ha dato delle ‘garanzie’. Stavo mettendo nero su bianco quello che si poteva fare e quello che non si poteva fare. Per esempio, questo è un Governo che non andrà indietro sui diritti civili, perché non c’è un accordo tra le due forze politiche ed è per questo che abbiamo preferito lasciare tutto com’è. L’importante, ripeto, è non tornare indietro.

Quali sono, invece, i maggiori punti di contatto con la Lega?
Da subito ci siamo trovati d’accordo su alcuni temi cruciali. Questo è un contratto intriso di diritti sociali. Puntiamo al rafforzamento del welfare che è quello che ha pagato di più negli anni dell’austerity. Un altro punto fondamentale è stata la modifica della legge Fornero. Sul reddito, ho spiegato alla Lega che non è una misura assistenzialista; loro mi hanno spiegato la Flat tax ed io mi sono convinto che non serviva ad aiutare i ricchi. Tanto è vero che si applica alle partite iva sotto i 65 mila euro ed alle imprese che assumono. Prima il cosa, poi il chi. Questo è il nostro metodo. Lo abbiamo applicato quando abbiamo scelto Giuseppe Conte come presidente del Consiglio.
Oggi, molte cose di quel contratto, entrano in legge di bilancio. Non mi pento di nulla, probabilmente l’unica scelta che non rifarei è l’impeachment al presidente della Repubblica su cui ho cambiato idea.

Settimane concitate sulla Manovra. Siete riusciti ad arrivare ad un accordo? Si è affrettato a sostenere che non ci sarà un aumento dell’Iva, anche se chiesto come garanzia dall’Ue.
Le clausole di salvaguardia le abbiamo disinnescate quest’anno. C’era un aumento di 12,5 mld di euro di Iva ma non ci sarà. Anzi, disinnescheremo anche quelle dell’anno prossimo e degli anni seguenti. Tengo a dire che abbiamo cercato un dialogo con l’Unione Europea e anche la presa di coscienza di Moscovici nella dichiarazione fatta in questi giorni, in cui ha fatto capire chiaramente che c’è un nuovo scenario in Europa nel quale quello che è successo nelle piazze Francesi deve far riflettere, ne è la prova. Lo reputo un segnale di apertura. Tanto che alla fine ci viene autorizzato un deficit a 2.04. Questo vuol dire che è stata una trattativa più che soddisfacente perché manteniamo le promesse fatte. L’Europa deve comunque cambiare, perché le clausole di salvaguardia sono figlie di regole contabili europee sull’austerity. Sicuramente dopo maggio, grazie alle elezioni europee, qualcosa cambierà.

Ci sono dissapori interni al movimento e soprattutto come ha preso, il cambio di casacca di uno dei suoi?
Matteo Dall’Osso non è solo un esponente del Movimento. Questa è una cosa che mi ha colpito molto perché, conoscendo la sua storia, Forza Italia è la cosa più lontana che ci sia da lui. E’ stato un nostro attivista fin dal principio. Ma ha fatto una scelta. Oggi, io non vedo dissapori interni al Movimento e non c’è un problema di tenuta. C’è però Berlusconi che ogni giorno dice che ha avviato questa “operazione scoiattolo” per comprare i parlamentari del Movimento 5 Stelle. Ho detto a tutti i miei parlamentari di fingersi interessati alle avances di quelli di Forza Italia e di registrare tutto, così se avremo materiale per la Procura della Repubblica lo andremo a depositare.

Come vede un possibile ritorno di Alessandro di Battista?
Io non vedo l’ora che torni. Il movimento ha sempre vissuto di tante anime, e lui era quella che, mentre io stavo ad incontrare gli imprenditori in Lombardia e a parlare del nostro programma di semplificazione e riorganizzazione e incentivi alle imprese, era fuori la villa di Arcore a leggere la sentenza della trattativa Stato-Mafia su Berlusconi. In questi anni ci siamo aiutati a vicenda e spero prima di tutto torni a vivere in Italia e che possa stare in campo per la campagna per le Europee in cui ci saranno tante cose da raccontare e portare.

Qual è il suo progetto per l’Europa?
E’ mettere insieme tutte quelle forze politiche che non si identificano né nella destra né nella sinistra. Ce ne sono tante che stanno nascendo ma non fanno notizia perché non appartengono alle grandi famiglie e neanche a quella delle destre populiste. Il progetto è mettere insieme un gruppo per le prossime elezioni Europee, presentare un manifesto prima delle elezioni di concerto con altri gruppi di altri Stati e puntare su tre cose: 1) Il welfare e quindi tutto il tema del reddito, del lavoro e della protezione sociale. 2) L’innovazione che sarà sempre più fondamentale 3) L’ambiente che sarà fondamentale. Il progetto Europeo è questo, e deve necessariamente prevedere manovre espansive.

Al Mise è stato Istituito il tavolo piccole e medie imprese permanente. Che progetti avete?
Ho appena rinnovato i vertici dell’Ice. L’istituto che si occupa del commercio estero. Lo vogliamo mettere in rete con tutte le Camere di Commercio italiane che prima avevano delle deleghe all’internazionalizzazione. C’erano all’ultimo tavolo 30 sigle che rappresentano le imprese italiane e con queste 30 sigle  ci confronteremo sul Decreto semplificazioni. E’ un decreto approvato in Consiglio dei Ministri da poco ma che dovrà essere convertito ed arricchito. Nei primi 4 mesi del 2019 aboliremo circa 300 leggi inutili sul lavoro e faremo un unico codice. Si chiamerà il ‘codice unico del lavoro’, che metterà insieme tutte le leggi in maniera semplice e non complicata.