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Tria: evitata procedura d’infrazione disastrosa

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Il governo difende la ‘sua’ manovra ora alla prova della Camera. Sia il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sia il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispondono ai colpi delle opposizioni che oggi hanno chiesto l’intervento del presidente della Repubblica per fermare le misure di politica economica adottate dall’Esecutivo.

“Sono fiducioso sulla manovra economica che approda alla Camera. Adesso che la conoscerete anche voi e i cittadini italiani, vedrete che ci sono delle cose che possono costituire un rilancio dell’Italia“. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Foggia al termine di un incontro in Prefettura convocato per presentare il Contratto di sviluppo locale.

Il presidente del Consiglio, attraverso un post, era tornato a parlare, come in precedenza aveva fatto il vicepremier, Luigi Di Maio, della norma sull’Ires formulata nella legge di Bilancio attualmente in discussione alla Camera dei Deputati. Conte ha assicurato che “provvederemo quanto prima, a gennaio, a intervenire per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale. Le iniziative di solidarietà degli enti non profit rappresentano uno strumento essenziale per un’efficace politica di inclusione sociale” e “il Governo ha ben presente tutto questo” ha affermato.

Quanto ai fondamentali della manovra del Governo, Conte ha rilanciato il decreto per approvare il reddito di cittadinanza e quota 100 “che sono collegati alla legge finanziaria e alla legge di bilancio. Quindi, li adotteremo nei prossimi giorni”.

La manovra così come modificata al Senato garantisce “una compliance con le regole fiscali europee evitando l’avvio che sarebbe stato disastroso di una procedura sul debito”, ha detto il ministro dell’Economia, Tria, in audizione in commissione Bilancio della Camera.

Quanto ai due provvedimenti bandiera di Lega e Cinquestelle, il ministro Tria, nel corso della sua audizione, ha precisato che la riduzione del fondo per quota 100 nel primo anno non cambia “impianto e impatto della riforma” che consentirà di andare in pensione in anticipo “con 62 anni di età e 38 di contributi senza riduzioni dell’assegno” salvo gli effetti del sistema contributivo. Tria ha anche confermato che le norme arriveranno a gennaio e che la “riduzione degli oneri non incide sulla portata della misura” che sono “da ricondurre solo ad accorgimenti” come “il divieto di cumulo “e il preavviso di 9 mesi per i dipendenti pubblici”.

Il reddito di cittadinanza invece arriverà “dal primo aprile 2019, da fine marzo, inizio aprile”. Lo stanziamento necessario è stato “rivisto al ribasso senza modificarne minimamente la portata – ha spiegato – sulla base del differimento della misura e dell’affinamento delle stime circa il numero effettivo di richiedenti, lasciando invariata la platea potenziale. I dettagli saranno inseriti in un decreto che verrà emanato a inizio anno”, ma – ha ribadito – restano inalterati platea e entità massima”.

 

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