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Moody’s, con manovra fino a 2 mld di tasse locali in più

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La manovra permetterà agli enti locali italiani di aumentare le tasse e raccogliere “fino a due miliardi di entrate aggiuntive, pari al 10% dei loro margini correnti”: la stima è di Moody’s, che nel suo report sul rating degli enti locali descrive le conseguenze della rimozione del blocco delle aliquote locali e delle addizionali su Irap, Imu/Tasi e Irpef, deciso dal governo. L’agenzia ricorda che “l’addizionale Irpef è ancora pari a zero in oltre la metà dei 7.954 comuni italiani”.

Per Moody’s “circa l’80% degli enti locali in Italia potrebbe cogliere l’opportunità di aumentare le tasse nel corso del 2019” anche se le elezioni locali previste a maggio 2019 in più di 4 mila comuni e in 6 regioni “potrebbero ritardare” i ritocchi fiscali, rinviandoli nella “seconda metà dell’anno”. Già oggi questo tipo di imposte genera circa 60 miliardi di euro di entrate all’anno, “pari a circa il 30% dei ricavi correnti” e, secondo l’agenzia, “la riforma potrebbe consentire ulteriori entrate di circa 2 miliardi di euro, pari al 10% dei loro margini correnti se la rimodulazione di tasse ed esenzioni fosse portata all’estremo”.

L’agenzia di rating ricorda che lo sblocco delle aliquote pone fine a un ‘congelamento’ delle tasse locali durato tre anni. In totale tra il 2010 e il 2017 gli enti locali hanno perso risorse del valore di 22 miliardi di euro in seguito alle decisioni del governo centrale. Per Moody’s “gli enti di piccole e medie dimensioni del Nord e Centro Italia potrebbero essere i principali beneficiari in quanto avevano applicato aliquote relativamente basse fino al 2016 e potrebbero usare l’aumento per sostenere le proprie finanze o aumentare gli investimenti”. Al Sud “dove i bilanci sono meno flessibili e le basi fiscali locali sono più deboli, molto probabilmente gli enti utilizzeranno gli eventuali margini residui semplicemente per consolidare i bilanci annuali”. L’aggravio fiscale sarà invece più contenuto in grandi città come Milano, Venezia, Torino, Napoli e Roma e in regioni come il Lazio o il Piemonte “dato che – sottolinea Moody’s – avevano già impostato le aliquote vicino al loro livello massimo prima del congelamento”.

L’agenzia si è anche pronunciata sull’elevato “indebitamento del governo”, che “resterà un limite per il rating per alcuni paesi dell’area euro, fra i quali Italia, Portogallo e Spagna”. Anche se il debito pubblico dei paesi di Eurolandia continuerà gradualmente a calare nel 2019, all’84% del pil è ancora molto più alto dei livelli precedenti alla crisi finanziaria, secondo l’agenzia, che ha anche diffuso i dati sulla crescita europea, che rallenterà all’1,9% nel 2019, ma “resterà in ogni caso abbastanza robusta”: ”le crescenti tensioni commerciali e il rallentamento dell’economia globale sono i maggiori rischi al ribasso esterni alle favorevoli condizioni macroeconomiche che vediamo per Eurolandia quest’anno”. Per Moody’s ”l’incertezza su una potenziale escalation del protezionismo e i timori su come si muoveranno le politiche economiche potrebbero avere un impatto negativo sia sulla fiducia sia sugli investimenti”. Nonostante il riavvicinamento fra gli Stati Uniti e l’Unione Europa “nel luglio dello scorso anno, ulteriori dazi americani su auto e componenti restano un rischio. Germania e Slovacchia saranno le più esposte data l’apertura delle loro economie” afferma Moody’s. ”A questo si aggiunge l’incertezza della Brexit che resta elevata. I rating dell’area euro più esposti a una Brexit no-deal sono l’Irlanda, il Belgio, l’Olanda, Cipro e Malta”.

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