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Comandano gli anziani: nelle medie imprese 1 Ad su 4 è over 72

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L’Italia è un paese per vecchi, almeno nell’imprenditoria. Le medie imprese italiane – realtà che occupano dai 50 ai 250 impiegati, che fatturano dai 10 ai 50 mln di euro l’anno – sono spesso legate a filo doppio al destino di una sola famiglia, magari quella del fondatore. Nel 68% dei casi, secondo Mediobanca, il consiglio di amministrazione è composto solo da membri della famiglia. Il che rende ‘scabroso’, nel nome del rispetto degli equilibri familiari, ‘scalzare’ il capofamiglia. E così una media impresa su quattro si ritrova con un amministratore delegato over 72.
Secondo i numeri di Mediobanca e Unioncamere, questo vuol dire che nei cda delle medie imprese – circa 3.500 realtà che rappresentano il 19% della manifattura nazionale – siedono ben 2.200 over72, e di questi 890 sono amministratori che ricoprono un ruolo apicale (amministratore unico o amministratore delegato, anche in cumulo con la presidenza). Il tema del passaggio generazionale viene spesso rimandato e così ci si ritrova con un 62% di medie imprese che ancora non ha affrontato o risolto la questione.
Un bilancio ‘anagrafico’ che impone il tema del ricambio generazionale: questa fetta di aziende taglia M a breve “sarà chiamata a rinnovare i propri ruoli di vertice in seno ai consigli, anche rivedendone la governance”, secondo l’indagine annuale di Mediobanca e Unioncamere. Il passaggio generazionale è ostacolato per lo più da fattori “psicologici”. Tanto che il 51% indica nell’equilibrio familiare il motivo che rende “scabroso” il tema del rinnovo. Secondo Gabriele Barbaresco dell’area studi di Mediobanca, “l’adozione di una governance aperta, con l’inserimento di competenze manageriali esterne alla famiglia, può portare fino al 30% di miglioramento in termini di redditività”.
Intanto cambiano anche gli equilibri di potere tra i diversi settori. “I cardini del successo delle medie imprese – si legge nell’indagine – sono rappresentanti dalla meccanica (39,4% del valore aggiunto) e dal chimico farmaceutico, compresa la cosmesi (15,3%) che ha superato l’alimentare (14,9%)”. Inoltre, “il 94% delle medie imprese esporta, destinando il 45% del fatturato ai mercati esteri, ma – rimarcano Mediobanca e Unioncamere – la base produttiva resiste alle sirene della delocalizzazione e resta italiana”.
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