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Lavoro, infrastrutture, innovazione: l’economia di Zingaretti

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Torna la politica all’Assemblea nazionale del Pd. Ma è sull’economia che il nuovo segretario Nicola Zingaretti si gioca le chances di rivitalizzare un partito che, chiarisce senza mezzi termini, “deve cambiare tutto”. Basta personalismi, e il riferimento all’esperienza renziana è piuttosto chiaro, basta correnti, apertura e pluralismo.

Un programma politico che non può fare a meno di risposte economiche. Partendo proprio dagli aspetti che il governo giallo-verde sta trascurando. “Il Paese è bloccato e sta decadendo. Il pil è fermo, nel prossimo autunno ci sarà bisogno di una manovra di decine di miliardi di euro e sarà drammatica”.

Da qui, si deve partire. E la precedenza assoluta va al lavoro: “la vera priorità di questa epoca è il lavoro, in tutto il Paese ma soprattutto nel Mezzogiorno”, ricorda il neo segretario. Poi, le infrastrutture. “Serve un grande piano per un’Italia più sicura ma anche più rispettosa dell’ambiente. Perché solo con una svolta green si può tornare a produrre ricchezza. La riconversione ecologica dell’economia è il futuro. L’Italia deve contribuire all’obiettivo di emissioni zero in Europa”, scandisce Zingaretti. Segue l’altro grande ritardo strutturale, quello dell’innovazione. “Serve un grande piano per rilanciare innovazione e sapere e superare il digital divide”. Direttamente connesso, il tema dell’istruzione e della formazione. “Investire sulla scuola e sull’istruzione pubblica come architrave di un’ampia operazione di crescita culturale”.

Anche su welfare e sanità serve un cambio di rotta radicale. “Non crediamo nella monetizzazione del welfare, ci batteremo per la sanità pubblica promuovendo quota 10, ossia un incremento di 10 miliardi per aumentare i livelli di assistenza e assumere 100mila nuovi operatori nella sanità pubblica italiana”.

 

 

 

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