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Bus e treni, il Ministero esclude taglio da 300 mln

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A lanciare l’allarme, non più di un mese fa, su quei 300 milioni a rischio sparizione, o meglio a rischio ‘scippo’, dal Fondo Nazionale Trasporti, erano state sia le aziende di trasporto pubblico locale che i sindacati di categoria dei trasporti, Fit-Cisl, Filt-Cgil e Uil Trasporti, che le Regioni, titolari della materia. Nella manovra per il 2019 il governo ha accantonato 2 miliardi da utilizzare per ridurre il rapporto deficit-Pil nel caso a fine anno non si raggiungano gli obiettivi di finanza pubblica scritti nero su bianco. Una misura precauzionale che ha coinvolto anche il settore del Tpl, con un impegno di 300 milioni, pari al 6% del monte-risorse: un totale di circa 5 miliardi, necessari a far circolare nelle nostre città e sui percorsi extraurbani bus, tram e metro (circa 3,8 miliardi di euro) e treni regionali (circa 1,2 miliardi, appannaggio in gran parte di Trenitalia).

Ora l’orizzonte sembra essersi rasserenato ma il sistema delle imprese continuerà a tenere la guardia alta fino all’autunno, quanto si procederà all’assestamento di bilancio, visto che i saldi di finanza pubblica non se la passano benissimo. Nei giorni scorsi il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha assicurato che “non ci sarà alcun taglio al Fondo nazionale per il Tpl. Anche grazie al lavoro svolto e alle richieste inoltrate al Ministero dell’Economia, in Conferenza Stato-Regioni è stato raggiunto un accordo che conferma e certifica che non ci sarà alcuna decurtazione di 300 milioni per il 2019”.

Il ministero ricorda anche che già a febbraio “il Ministro Danilo Toninelli ha firmato il decreto interministeriale con il quale sono stati ripartiti tra le Regioni a statuto ordinario 3.898.668.289,20 euro, ovvero, come previsto dalla legge, l’anticipazione dell’80% del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, anche ferroviario. La cifra anticipata è stata calcolata sul 100% del fondo stesso, come chiesto dal Mit al Mef”. Proprio il Mef ha confermato in Conferenza Stato-Regioni che non ci saranno tagli, nemmeno a fine anno, “perché le risorse verranno recuperate in sede di assestamento di bilancio”.

“I segnali positivi che sono arrivati dalla Conferenza – commenta Andrea Gibelli, presidente dell’Associazione nazionale delle aziende pubbliche di trasporto locale e presidente di Ferrovie Nord Milano – ci fanno sperare in una soluzione positiva. L’azione concreta che abbiamo condotto in questi ultimi due mesi sta dando i suoi frutti: noi gestiamo il sistema della mobilità sulla base di contratti di servizio che non si possono cambiare dall’oggi al domani, siamo tenuti a rispettarli. Un taglio del sei per cento non è sostenibile, sono corse su corse che saltano”.

La decurtazione, che a inizio anno avrebbe provocato “una catastrofe”, non sarebbe davvero gestibile se fosse concentrata negli ultimi due mesi dell’anno: “Vorrebbe dire azzerare il servizio – spiega Gibelli – non riuscire più mettere i bus in strada, appiedando milioni di pendolari. Senza contare l’impatto fortemente negativo sui programmi di investimento nell’acquisto di nuovi mezzi, indispensabile per innalzare la qualità del servizio. Il sistema delle imprese pubbliche è sano, sta funzionando, non mandiamolo in tilt”. Insomma, le aziende sono moderatamente ottimiste, ma restano con gli occhi bene aperti.

A non fidarsi sono i sindacati: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna hanno programmato un presidio dei lavoratori del trasporto pubblico davanti alla sede del Ministero per giovedì 16 maggio. “Continua a destare molta preoccupazione – scrivono – il paventato taglio di 300 milioni e quello dei 50 milioni destinati alla copertura degli oneri di malattia, nonostante l’accordo della settimana scorsa in Conferenza Stato-regioni, che riteniamo ancora pieno di ambiguità e incertezze. Il taglio avrebbe un effetto dirompente per la tenuta del sistema”