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Confindustria chiede coraggio, basta promesse e parole in libertà

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Mai come in questa occasione, l’assemblea di Confindustria è un banco di prova importante per una valutazione della politica economica. A quattro giorni dalle elezioni europee, le parole del presidente Vincenzo Boccia suonano come un ultimo appello. Basta con promesse e parole in libertà, servono fatti, scelte. Anche coraggiose. “Occorre smettere di dividersi su promesse che non si possono mantenere e concentrarci tutti sulle cose da fare, che sono tante e impegnative”. Il leader degli industriali chiede alla politica di avere ”visione e coraggio” e di “riappropriarsi del suo primato, restituire sogno e visione, darsi grandi obiettivi e risorse per raggiungerli, valutando gli effetti delle decisioni e correggendo la rotta se necessario”. Questo “senza stancarsi di ricercare le soluzioni migliori perché è di queste che i cittadini hanno bisogno”.

A pesare sull’analisi di Boccia sono soprattutto la crescita ferma e lo spread che continua a preoccupare. “Il Paese non riparte con lo slancio dovuto, necessario, che è alla nostra portata, che ci meritiamo”. Per invertire la rotta, “per rimetterci a correre – dice – sarà utile liberarci dal peso di parole che inducono alla sfiducia, che evocano negatività, che peggiorano il clima”. E sottolinea: “le parole di chi Governa non sono mai neutre, influenzano le decisioni di investitori, imprenditori, famiglie”. Ancora, con estrema chiarezza:”Le parole che producono sfiducia sono contro l’interesse nazionale”.

Si prospetta una manovra da almeno 32 miliardi e le scelte non saranno ne “semplici o indolori”. “Se l’Italia volesse rispettare alla lettera le regole europee previste dal patto di stabilità e crescita dovrebbe fare una manovra strutturale per il 2020 da almeno 32 miliardi di euro: una manovra imponente con effetti recessivi”. In questo scenario, con questa prospettiva, “dobbiamo dirci con franchezza che non ci sono scelte semplici o indolori con la prossima legge di bilancio”.

Confindustria propone quindi al Governo e alle opposizioni di “collaborare tutti insieme” per “una politica economica basata su realismo e pragmatismo, guidata dalla visione” dice il presidente di Confindustria, evidenziando: “possiamo evitare un autunno freddissimo per la nostra economia se costruiamo un programma serrato che faccia mutare la percezione sull’immobilità dell’Italia”. Serve “un progetto che sia un vero e proprio atto di generosità da dedicare ai ragazzi che vogliono e hanno diritto di vivere e lavorare in Italia per il futuro di tutti noi”.

La replica del governo a Confindustria è affidata al premier Giuseppe Conte. “Presidente Boccia raccolgo il suo invito, non mi è sfuggito, affinché l’Italia sia più protagonista sullo scenario europeo che sta cambiando e che si profila una sfida innovatrice”. Poi, il Presidente del Consiglio aggiunge: “Noi siamo europeisti, siamo consapevoli di vivere in sistema integrato ma non acritico né superficiale”. Anche il Governo “crede che occorra coniugare fattori come strategia e coraggio, per invertire il declino al quale sembravamo avviati e al quale invece stiamo ponendo un argine”. D’accordo anche sulla reazione necessaria. “Serve un cambiamento di prospettiva. Serve crescita”.

Anche il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, evidentemente chiamato in causa dal richiamo forte di Boccia, interviene per sostenere  che “rigore e crescita devono continuare a essere compatibili ribaltando la scala gerarchica” che attualmente ne regola il rapporto, aggiungendo che “la riduzione del debito pubblico deve avvenire attraverso gli investimenti e non attraverso tagli lineari”. Replica puntuale anche sul rischio immobilismo. “Un no assoluto e pregiudizievole non è nelle mie corde né per le infrastrutture, né per il mantenimento in funzione di un impianto, né per accordi commerciali”.

Poi, inevitabilmente, tornano le promesse. “Vogliamo lavorare per un sistema di tassazione più equilibrato sia nelle aliquote che nella partecipazione: l’attuale tasso di evasione non è sostenibile”, dice. Per poi rivolgersi direttamente alle imprese. “La cultura della legalità per me è centrale, in ogni suo aspetto e gradazione per il rilancio del Paese. Per le imprese virtuose, in vista della prossima legge di bilancio, lavoreremo all’introduzione di meccanismi premianti, iter autorizzativi semplificati, minori oneri burocratici. È una questione di equità: non c’è ingiustizia peggiore che fare parti uguali per meriti diversi”.