Huawei Italia, lo slogan: security or nothing

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Infermieri teleguidati dagli smart glasses e algoritmi in grado, in caso di terremoti, di chiudere le erogazioni di gas per evitare esplosioni. O, ancora, auto ‘autonome’ in cui i terminali installati visualizzano automaticamente il parcheggio più vicino e sensori intelligenti che gestiscono le funzionalità degli elettrodomestici di casa, chiudono le finestre, sorvegliano l’abitazione e trasmettono ogni tipo di informazione in tempo reale. Tutto passa per il 5G. Una tecnologia che cambierà anche la vita delle amministrazioni: dall’illuminazione stradale basata sul livello di luminosità alla gestione dei semafori in base allo stato reale del traffico. “In tutti questi ambiti si applica la ricerca avanzata del Joint innovation center a Pula, in Sardegna”, racconta Luigi De Vecchis, presidente Huawei Italia. “È un centro di innovazione congiunto di Huawei e Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori della Regione Sardegna”, spiega. Un laboratorio dove si studiano progetti di ricerca sulle Smart city.

Qui, in questi uffici immersi nella campagna sarda, sono state sviluppate nuove applicazioni per migliorare gli interventi dei soccorritori in caso di emergenze, che sono state utilizzate in occasione del disastro dell’hotel di Rigopiano. “La logistica e il turismo sono altri due settori che saranno rivoluzionati dalla tecnologia 5G”, secondo De Vecchis, che cita – non a caso – la sperimentazione 5G avviata a Bari e Matera da Huawei, Tim e Fastweb “che consentirà alla città pugliese di diventare uno dei primi porti 4.0 d’Italia e a Matera di puntare sulla virtualizzazione e ricostruzione 3D di siti archeologici e musei”.

Sono solo alcuni esempi del mondo delle sperimentazioni aperto dal 5G. Ma quella delle nuove connessioni ultraveloci è una partita che ha un valore di peso anche nello scacchiere internazionale. Una sfida che incrocia tecnologia, business e politica. Il giorno dopo in cui gli Stati Uniti di Donald Trump hanno classificato le attività di Huawei tra quelle rischiose per la sicurezza nazionale, alimentando la tensione tra Cina e Stati Uniti – inserendo la multinazionale cinese nella ‘Entity List’, una sorta di lista nera del commercio, che limita per Huawei gli acquisti di componenti da società americane – De Vecchis, nell’intervista pubblicata sul numero di Fortune Italia di giugno, ha respinto al mittente le accuse americane (e non solo) sul rischio di spionaggio.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno.

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