25 Giugno 2019

Infrazione Ue si avvicina. Tensione nel Governo su flat tax e minibot

Fortune

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di Serenella Mattera – Quarantotto ore decisive per sventare la procedura d’infrazione Ue e per la vita stessa del governo. Un vertice serale a Palazzo Chigi affronterà i nodi di Autostrade (con il possibile ingresso di Atlantia in Alitalia) e delle intese sull’Autonomia. Solo dopo, con ogni probabilità, ci sarà l’incontro decisivo sui conti pubblici, in vista del Consiglio dei ministri di mercoledì. La speranza è che incassata l’intesa per le Regioni del Nord, su cui M5s continua a frenare, Matteo Salvini si ammorbidisca sulla trattativa con l’Ue. Ma la strada nel governo si annuncia tutta in salita, la scena è a dir poco caotica.

Lo scontro plateale tra M5s e Lega sulle coperture della flat tax e sul salario minimo, si somma alle tensioni leghiste dopo la frenata di Giancarlo Giorgetti sui minibot: Salvini li difende, a dispetto del sottosegretario. Il premier Giuseppe Conte, mentre incassa una candidatura olimpica che porterà anche tanti soldi, in silenzio lavora per tenere in piedi la trattativa con Bruxelles. Ma non solo Salvini, neanche Luigi Di Maio sembra aiutarlo: propone di fare la manovra “anche in deficit” per abbassare il cuneo fiscale.

La Commissione europea dà una settimana ancora al governo di Roma: si pronuncerà il 2 luglio. L’ipotesi che avrebbe preso corpo nelle ultime ore è una relazione al Parlamento che, dopo aver certificato con la legge di assestamento il miglioramento dei conti, metta nero su bianco che il deficit per il 2019 sarà più basso del 2,4% indicato ad aprile e si attesterà al 2 o 2,1% del Pil. La relazione dovrebbe passare per un voto delle Camere, per garantire a Bruxelles l’impegno dell’Italia. Ma resta il nodo degli impegni che l’Europa chiede sul 2020. Indicare correzioni rischierebbe di legare le mani al governo ma aiuterebbe anche a prendere tempo ed evitare subito l’avvio della procedura. C’è da convincere Salvini, che insiste per varare subito la manovra d’autunno, con uno “shock fiscale” e la flat tax al 15%, perché è “ora o mai più”. “Serve coraggio, come con le Olimpiadi”, dice il leghista. “Anche in deficit”, gli fa eco il pentastellato. In realtà Di Maio appare più sensibile alle sirene della responsabilità. Dunque il “lavoro” di mediazione di Palazzo Chigi è tutto su Salvini: se non molla almeno un po’ – è il ragionamento – si andrà a sbattere su una procedura d’infrazione che ci vincolerà per anni, sempre che non salti il governo”.

La speranza è che in queste ore il leghista stia alzando la voce sui conti per incassare l’Autonomia. Ecco perché i due temi saranno affrontati l’uno dopo l’altro: il tavolo con Tria sui conti formalmente non è ancora neanche convocato. Intanto, però, vanno in scena caos e tensioni. Giorgetti, da Losanna, torna a fulminare il promotore dei minibot Claudio Borghi con una battuta: “li punti sulla vittoria della Svezia”, dice beffardo il sottosegretario. Con Borghi si sono sentito domenica sera e da via Bellerio assicurano che non c’è polemica, ma le scorie restano e a taccuini chiusi qualche leghista non nasconde nervosismo per la mossa di Giorgetti, che viene letta come una sfida anche a Salvini (per accreditarsi – dicono – come commissario Ue). In serata il vicepremier interviene sul punto: “la posizione della Lega e del governo è nel contratto: bisogna pagare i debiti della Pa. Su come farlo il dibattito è aperto”.

Sul fronte tasse, poi, è scontro tra il M5s e la Lega. Il viceministro leghista Massimo Garavaglia scherza sulle risorse per la flat tax: “le coperture non le dico altrimenti Di Maio me le ruba…”. Il capo M5s replica puntuto: “non è il caso di giocare a nascondino con 15 miliardi, spero che non siano risorse che tolgono agli italiani o fanno aumentare l’Iva”. Ma Garavaglia ribatte con un decisa frenata al salario minimo voluto dal M5s: “vediamo quanto costa e chi paga. È una misura dannosa per le imprese e bocciata da tutto il mondo economico”.

Raddrizzare un dibattito così teso, osservano fonti della maggioranza, non sarà facile. Anche solo raggiungere un’intesa sulle autonomie è impresa tutt’altro che scontata. Le prossime ore, fatte di vertici a catena e un Consiglio dei ministri cruciale, saranno decisive per il destino del governo.

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