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L’intesa Cina-Usa non convince i mercati

di Corrado Chiominto – La tregua commerciale fra Stati Uniti e Cina alla prova dei mercati. L’accordo per tornare a sedersi al tavolo e trattare rimuove, almeno per il momento, il rischio di uno scontro a tutto campo fra le due superpotenze economiche e quindi appare destinato a spingere le Borse mondiali. Ma, avvertono gli analisti, si tratta di un respiro di sollievo momentaneo: l’intesa manca di contenuti, non entra nei dettagli sulla tempistica e non offre quindi una strada chiara su come e se Washington e Pechino riusciranno a disinnescare una volta per tutte il timore di una guerra di dazi.

“È un time out momentaneo, non c’è alcuna strada definita per un’intesa: restiamo fermi a dazi al 25% su 250 miliardi di dollari di prodotti”, afferma Bleakley Advisory Group. Un’opinione condivisa da Eurasia Group, secondo la quale ci sono solo il 45% di chance che un accordo venga siglato quest’anno.

I tweet di Donald Trump alimentano le preoccupazioni sull’intesa, che non appare poi così vicina. “Non c’è fretta”, quello che conta è la “qualità dell’accordo”, cinguetta il presidente americano. Gli fa eco il suo consigliere alla economico, Larry Kudlow. La tregua “è un passo in avanti” ma “non ci sono promesse e non c’è una tabella di marcia”: è giusto dire che il 90% dell’intesa è fatto ma resta il 10% più difficile, spiega Kudlow, precisando che l’apertura di Trump su Huawei – criticata da più parti – non va letta come una grazia o un’amnistia totale. Parole che indicano tempi non brevi e cautela, esponendo la tregua raggiunta a un forte scetticismo. D’altronde già nei mesi scorsi un accordo sembrava a portata di mano ma è poi naufragato del tutto, facendo tremare le borse mondiali.

Il nodo da sciogliere è la proprietà intellettuale, con Pechino che non sembra disposta a rivedere le proprie leggi e cedere alla richiesta americana di aumentare le tutele per le società straniere. La Cina è consapevole che più passa il tempo più è difficile che Trump possa mantenere la sua promessa di imporre dazi sul resto dei prodotti ‘Made in China’ importati negli Stati Uniti. Nel 2020 infatti ci sono le elezioni americane e l’economia che gira è una delle poche carte che Trump può giocarsi per convincere gli elettori: imporre nuovi dazi ai cinesi significherebbe invece frenare la locomotiva americana, a prescindere dalla Fed.

Proprio la banca centrale, divenuta di recente il bersaglio preferito del tycoon, si trova intrappolata nella guerra commerciale di Trump, un’economia mondiale che rallenta e un’inflazione al palo. La tregua raggiunta con la Cina potrebbe allontanare l’ipotesi di un taglio dei tassi d’interesse già in luglio, deludendo i mercati e Trump, che a gran voce chiede una riduzione del costo del denaro. Un taglio che dipende anche dai tweet del presidente.

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