23 Settembre 2019

Porto Trieste: trasporto su ferrovia +7,37% e record treni

Morena Pivetti

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“Il futuro del porto non è il porto”, detto dal presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, nell’anno in cui Trieste compie 300 anni come ‘Porto Franco’, frutto della lungimiranza di Carlo VI e di Maria Teresa d’Austria che scelsero di collocare qui lo sbocco al mare dell’Impero, assomiglia tanto a un paradosso. O, se volete, a un’iperbole, tanto più se si guarda ai dati di traffico dei primi sei mesi che continuano a premiarlo, il porto, anche in termini di sostenibilità, con il trasporto via ferrovia che è cresciuto ancora del 7,37% e ha colto il record di 5.171 treni.
Se però si segue il filo del ragionamento del presidente, l’affermazione diventa meno paradossale: “chi ha qualche idea innovativa – aggiunge D’Agostino – la porti da noi, a Trieste, è il posto giusto. Se si vuole essere una capitale, economia e commercio non bastano, serve la cultura. C’è bisogno di contaminazione, di trasversalità, di pensiero altro: il futuro del porto è fuori dal porto, sul territorio, nel mondo”.

È da questa consapevolezza che nasce il ‘Trieste intermodal day’ (Tid) che il 19 settembre ha raccolto oltre 400 ospiti per una giornata-evento sul futuro dell’intermodalità, i principali player della logistica internazionale, amministratori delegati, presidenti, prime linee di aziende italiane e internazionali che operano sulle banchine, nel trasporto ferroviario, negli interporti, nei trasporti, austriaci, tedeschi, danesi, ungheresi, slovacchi, cechi, svizzeri, olandesi, turchi… La ‘contaminazione’ comincia dalla lingua, si parla inglese, e continua con i cinque speaker, big internazionali, dall’Irlanda alla Cina agli Stati Uniti, che più che parlare di intermodalità raccontano cosa può insegnare James Joyce – che a Trieste ha scritto l’Ulysses – sui rischi dell’innovazione, dell’Italia vista dalla Cina, di Information technology e di intelligenza artificiale, quanto può sostituire l’uomo. E quanto no.

Contaminazione è la European spirit of youth orchestra che suona tra uno speech e l’altro, è la tazzina speciale – serie esclusiva, edizione limitatissima – che ricorda i container colorati che riempiono il porto, omaggio creativo di illycaffè all’Autorità portuale per i 300 anni di storia, due eccellenze cittadine, due motori economici triestini che si riconoscono reciprocamente.

“Questa prima edizione di Trieste intermodal day, che diventerà un appuntamento fisso annuale, rispecchia pienamente la natura del porto di Trieste – aggiunge D’Agostino – Tid rappresenta un modello internazionale di connettività in continua crescita, capace di convogliare uomini e idee in un incubatore centrale e creativo, dove le suggestioni non rimangono ferme ma vengono proiettate ed estese a un hinterland sempre più ampio, europeo e globale. Vogliamo ispirare, coinvolgere, far pensare e promuovere nuove opportunità: il porto franco è un luogo che ha sempre messo in connessione persone, visioni, idee, affari”. Come la città stessa, con i suoi meravigliosi caffè, ritrovo di intellettuali, artisti e pensatori, da Italo Svevo a Umberto Saba, da James Joyce a Giani Stuparich, città crocevia di traffici e di idee, cosmopolita, plurilingue e plurireligiosa.

Guardare oltre il porto significa, per esempio, affidare una concessione demaniale a Saipem per creare il polo della robotica subacquea a 4mila metri di profondità e un’altra a mare, a meno 13 metri dalla superficie, per il playground dove testare i droni addetti alla manutenzione dei cavi sottomarini per le telecomunicazioni. O la concessione a un imprenditore indonesiano che lavora le alghe per scopi alimentari. Destinazioni d’uso che fuoriescono dal perimetro del carico e dello scarico merci, di arrivi e partenze.

I traffici. Due i dati che spiccano esaminando i numeri del primo semestre del 2019: la crescita del 7,37% del trasporto su ferro e l’aumento a doppia cifra del settore container, a +13,33% per un totale di 391.068 Teu movimentati. Bene anche il settore delle rinfuse solide, che registra un +27,55% con 1.010.302 tonnellate. “Ci occupiamo al 90% di un bacino di mercato che lavora per l’Europa, quella centrale, dell’Est e del Nord, quindi impieghiamo molto i collegamenti ferroviari, esattamente l’opposto di ciò che avviene nel resto d’Italia e d’Europa, perché i nostri mercati di riferimento possono essere lontani anche un migliaio di chilometri”, spiega D’Agostino. “Nel settore dei container, collegato a tutto il traffico intercontinentale con il Far-East, ben il 55% di ciò che sbarca o si imbarca a Trieste usa la ferrovia. Un indicatore in continua crescita – continua – che già oggi supera la quota del 50% posta dalla Ue come obiettivo di trasferimento modale del traffico europeo di merci per il 2050”.

Anche il settore delle autostrade del mare, a naturale vocazione stradale, tende a virare verso la rotaia: il 24% di tutti i camion imbarcati o sbarcati, principalmente da e verso la Turchia, è trasferito su treno, a beneficio della rete autostradale europea che può essere sgravata da questo traffico. “Il porto diventa sempre più sostenibile – continua il presidente – a conferma che possiamo unire competitività e incremento dei traffici con modalità di trasporto green. Per questo abbiamo lanciato l’incubatore Tid, da sempre il nostro porto ha la ferrovia nel suo dna”.

Se oggi si gestiscono più di 10mila treni l’anno, arrivando fino a Hull in Gran Bretagna, a Kiel e Rostock nel Mare del Nord, a Ostrava in Cechia, a Budapest (con 14 coppie di treni alla settimana) e fino in Turchia, oltre ai nodi di Duisburg, Bettembourg e Zeebrugge, l’obiettivo è arrivare a 25mila treni, grazie a un investimento di 110 milioni di euro sulla nuova stazione di Campo Marzio per estendere il porto franco all’area ferroviaria e quasi triplicare la capacità.

Con il segno meno sono stati, invece, i volumi totali delle merci movimentate, -1,44% e 30.721.066 tonnellate, le rinfuse liquide, 21.102.476 tonnellate (-1,87%) e le merci varie (-2,98%); nuovo decremento anche per il comparto Ro-Ro, che sconta la crisi turca, in flessione del -28% con 111.987 unità transitate.

Da ultimo le ricadute occupazionali delle performance del porto, di cui Zeno D’Agostino va particolarmente fiero: “dal 2017 abbiamo dato origine alla creazione di 11.186 posti e abbiamo anche fatto crescere del 10% l’occupazione a tempo indeterminato, a scapito di quella saltuaria, data dai picchi di lavorazione, che è scesa, specularmente del 10% al 38% del totale. E come Autorità abbiamo creato oltre 400 posti di lavoro”. Anche questa è innovazione.

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