7 Ottobre 2019

Confindustria: l’Italia è in bilico tra recessione e ripresa

Alessandro Pulcini

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La fase di debolezza economica italiana proseguirà, la produzione rallenta e il mercato del lavoro sembra cominciare a fermarsi (e la spinta dei contratti a termine ad esaurirsi). I dati Istat della nota mensile dipingono l’ennesimo cupo ritratto dell’economia italiana. A fare da eco all’istituto arriva l’analisi di Confindustria, ma con qualche nota positiva sul futuro (a patto, innanzitutto, che non aumenti l’Iva).

Certo, l’Italia “è ancora sulla soglia della crescita zero rischiando di cadere in recessione in caso di nuovi shock”. Ma il Centro studi di Confindustria, aggiornando le sue previsioni, vede oggi un’Italia perlomeno “in bilico tra ripresa e recessione”. A “politiche invariate”, con il rialzo di Iva e accise, gli economisti di via dell’Astronomia stimano un Pil fermo sia quest’anno sia nel 2020 quando, invece, “crescerebbe dello 0,4%” se “l’aumento delle imposte indirette venisse annullato e finanziato interamente a deficit”.

L’analisi del centro studi di Confindustria sembra suggerire come il Governo abbia più spazio di manovra di quanto preventivato. “Nonostante l’economia italiana sia ferma da più di un anno”, rileva il Centro studi di Confindustria, “i conti pubblici non ne stanno risentendo”. Alcuni fattori, dalle entrate al calo dello spread ed ai risparmi su quota 100 e reddito di cittadinanza, “hanno influito sui risultati di quest’anno che appaiono migliori di quanto indicato nella NaDef di inizio ottobre”: questo “permette di avere un deficit tendenziale per il 2020 che, anche senza aumento Iva, rimarrà sotto soglia 3% del Pil”. Il nuovo Governo, nella nota d’aggiornamento al Def, rilevano gli economisti di via dell’Astronomia, “assume un quadro meno favorevole per il 2019 e più favorevole per il 2020 rispetto a quanto stimato dal Centro studi di Confindustria”.

“Un tale profilo – spiega il CsC – permetterebbe di realizzare un marginale miglioramento strutturale della finanza pubblica tra il 2019 ed il 2020, ma andrà verificato alla luce delle stime di crescita economica e delle coperture, ora ancora basate su ipotetici tagli e futuribili entrate. È probabile che vi saranno spese anticipate per la fine dell’anno”. Il miglioramento del quadro 2019 “è dovuto”, tra l’altro, “alla positiva dinamica delle entrate tributarie sostenute dall’aumento degli occupati e dai positivi effetti della fatturazione elettronica che ha generato un recupero di evasione quantificabile a fine anno in poco meno di 5 miliardi”. Ma anche “dall’aumento di altre entrate extra-tributarie”, come i dividendi da Banca d’Italia e Cdp “per complessivi 3,1 miliardi in più rispetto a quanto previsto dal Governo nel Def”.

Poi la minore spesa per interessi legata al calo dello spread con “risparmi stimabili in 3 miliardi quest’anno e ulteriori 3,8 nel 2020” rispetto a quanto si sarebbe speso se i tassi fossero rimasti ai livelli della prima metà del 2019. Aiutano il quadro dei conti pubblici anche i risparmi “su quota 100 e reddito di cittadinanza che toccheranno i 2,6 miliardi nel 2019 e i 3,4 miliardi nel 2020” e che sono “legati al minor utilizzo degli strumenti rispetto a quanto previsto al momento della loro introduzione”.

Confindustria vede insomma il 2020 come un’occasione da sfruttare: “potrebbe rappresentare un anno di svolta per l’economia italiana” ma “a patto che il dividendo dei tassi di interesse ai minimi storici venga utilizzato per ricreare il clima di fiducia, rilanciare gli investimenti privati, avviare la riduzione del peso fiscale sui lavoratori e porre il debito pubblico su un sentiero decrescente”. Tra i suggerimenti al Governo: ampliare la platea dei beneficiari del ‘bonus 80 euro’ a “quei 4 milioni di contribuenti lavoratori dipendenti incipienti” che oggi sono esclusi. Un “intervento mirato sui redditi da lavoro dipendente per aumentare il netto in busta paga anche ai lavoratori con redditi tanto bassi da non pagare tasse”. Gli economisti di via dell’Astronomia propongono anche di allineare all’aliquota del primo scaglione Irpef anche il secondo scaglione: “comporterebbe risparmi fiscali per il 56% dei contribuenti Irpef ed un costo per lo Stato di circa 8 miliardi”. Sì ad un “riordino delle aliquote Iva”, in modo mirato su singoli beni, gli acquisti “delle famiglie con reddito elevato”, ma solo “nel caso si renda assolutamente necessario per la tenuta dei conti pubblici e per evitare altre misure recessive”. E come incentivo ai pagamenti con carta di credito e bonifico, come contrasto all’evasione, la proposta è un credito d’imposta pari al 2% del valore delle transazioni.

In ogni caso la manovra del Conte-due si profila come “la più restrittiva dal Governo Letta ad oggi, anche perché il rapporto deficit-pil si sta avvicinando al 3% ed è quindi necessaria una correzione”, rileva il capoeconomista di Confindustria, Andrea Montanino, presentando le previsioni. Dalla NaDef (“ma per un giudizio bisogna aspettare la legge di bilancio come uscirà dal Parlamento”) al momento si profila una “manovra parzialmente restrittiva, per circa 8 miliardi: se guardiamo alle risorse che vengono tolte o date all’economia reale”, quindi al netto delle risorse per sterilizzare l’aumento dell’Iva, il saldo è negativo per 0,5 punti di pil, circa 8 miliardi, tra “uno 0,3% del pil di impieghi all’economia reale ma uno 0,8% di misure correttive, restrittive”. “Non è un giudizio negativo”, chiarisce Montanino: non si guarda per esempio alla stretta del Governo Monti, dal Governo Letta “è la manovra più restrittiva anche perché il rapporto deficit/Pil si sta avvicinando al 3%, è quindi necessaria una correzione”.

Le indicazioni Istat sono basate prevalentemente sullo stato dell’attività produttiva. L’indicatore che anticipa l’andamento dell’economia “ha mantenuto un profilo negativo, suggerendo il proseguimento della fase di debolezza. La revisione dei conti economici ha lievemente modificato il profilo del Pil che ora evidenzia un marginale incremento congiunturale sia nel primo sia nel secondo trimestre (+0,1%). Tuttavia, a luglio, l’indice della produzione industriale ha registrato la seconda flessione congiunturale consecutiva”. Per quanto riguarda il mercato del lavoro “negli ultimi mesi” ha mostrato “segnali di stabilizzazione”: “sembra essersi esaurita la fase di crescita sostenuta dell’occupazione a termine. In particolare, si rileva – spiega l’Istituto – un calo del fatturato delle imprese impegnate nell’attività di ricerca, selezione e fornitura di personale”.

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