8 Ottobre 2019

La space economy vale 350 mld

Carlotta Balena

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Lo spazio non è più visto solo in termini di esplorazione, ma come settore economico ben preciso. Le innovazioni tecnologiche fanno sì che l’economia reale e la vita quotidiana di ognuno di noi – smartphone in primis – siano strettamente collegate alla “new space economy”, la nuova economia spaziale dove si incontrano settore pubblico e imprenditori, startup e ricercatori. Un settore che smuove globalmente 350 miliardi di dollari, e dove ogni euro investito offre un ritorno finanziario tra i 6 e gli 11 euro. Proprio all’economia spaziale è dedicata la prima edizione dell’Expo-Forum Europeo sulla New Space Economy (NSE), la manifestazione che si svolgerà dal 10 al 12 dicembre presso la Fiera di Roma e che coinvolgerà tutti gli attori del settore: grandi e piccole aziende, agenzie spaziali, governi, utenti  ed investitori internazionali, business angels e  venture capital, PMI innovative da settori non spaziali, startup e incubatori, centri di ricerca e università. La fiera è organizzata dalla Fondazione Edoardo Amaldi ed è stata presentata questa mattina a Roma presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con il ministro Lorenzo Fioramonti. 

“Lo spazio è un tema che sta molto a cuore a questo ministero – ha detto il ministro Fioramonti – l’Italia ha una grande storia nel settore e la  nostra presenza nel mondo è importante. Ora  abbiamo anche Luca Parmitano che gestisce la Stazione Spaziale Internazionale, è un momento di molta visibilità per il nostro Paese”. Il ministro ha sottolineato come l’intera economia dello spazio sia intrinsecamente collegata alla nostra vita quotidiana: “Lo spazio è nelle nostre vite, nei nostri telefonini, lo spazio ci consente di monitorare l’agricoltura, il traffico, la stabilità dei nostri edifici e delle nostre scuole, i cambiamenti climatici. Sono tante le tecnologie che influenzano la nostra economia e per questo si parla di space economy, non è solo una questione di esplorazione”. Fioramonti ha poi rivendicato il fatto che l’Italia abbia chiesto all’Europa di riservare all’aerospazio una fetta di budget per la ricerca: “Punto tanto sui 16 miliardi del budget europeo: abbiamo lottato in seduta di Consiglio Europeo affinché ci fossero dei fondi riservati. L’Italia ha una tradizione di eccellenza nel settore, le nostre aziende sono tra le migliori al mondo e abbiamo la possibilità, insieme ad altri paesi come la Francia, di essere capofila di una nuova grande fase di ricerca sullo spazio”.

Il termine “New space economy” vuole indicare la contrapposizione con l’economia tradizionale: la nuova economia spaziale ha a che fare con i processi legati all’Intelligenza artificiale, alla robatica, e all’uso dei dati per l’agricoltura di precisione. L’Expo-Forum Europeo sulla New Space Economy è stato promosso con la partecipazione del Ministero dello Sviluppo Economico: Gian Paolo Manzella, sottosegretario del Mise, ha detto che quello spaziale “da un mondo di ricerca lontano diventa un settore a disposizione di tutti. Questa fiera poggia su qualcosa di assolutamente solido ed ha un taglio che affianca all’aspetto economico quello  divulgativo. Molto importante l’aspetto internazionale: nei panel si potranno incontrare molti soggetti provenienti dall’estero”.

La fiera, infatti, unisce l’area espositiva (aperta a imprese e visitatori) a sessioni di conferenze che andranno dalle nuove forme di mobilità, al monitoraggio delle emergenze, dalla cybersecurity alle nuove forme di finanziamento, dall’IoT alla manifattura spaziale. Un po’ di numeri del settore li ha dati il presidente dell’ASI, Giorgio Saccoccia: “Lo scorso anno l’Italia ha contato su budget di 890 milioni di euro che hanno generato 2 miliardi di valore in produzione. Lo spazio impiega 7 mila persone in Italia distribuite su 200 imprese. C’è un forte tessuto industriale e circa l’80% è costituito da piccole e medie imprese. Senza contare che è stato valutato che per ogni euro investito ne tornano sette”. 

Il presidente della fondazione Amaldi che ha organizzato la fiera, Roberto Battiston, precisa come nasce l’idea: “L’iziativa è il primo evento interamente dedicato alle potenzialità dell’economia spaziale. Il programma Platino dell’ASI del 2016 per lo sviluppo di piccoli satellite ad alta tecnoloiga, il lancio nel 2016 da parte del Mise e dell’ASI del grande piano di partnership pubblico privato Space Economy, l’ingresso in borsa di Avio nel 2017 sono degli esempi di come la filiera spaziale italiana si stia sviluppando lungo le linee della space economy. La partecipazione dell’ESA, della GSA, di SatCen e delle principali agenzie spaziali europee ed internazionali conferisce a questa prima edizione un grandissimo prestigio”.  

La location scelta è un vanto per la capitale, ha detto Pietro Piccinetti, Amministratore della Fiera di Roma: “Le fiere sono un boost economico fondamentale per l’Italia. Oltre il 50% dell’export passa dalle fiere, che sono sono 38 in Italia. Ogni fiera, anche quelle piccole, porta tanti visitatori e  il Lazio, essendo uno dei più rilevanti e fiorenti distretti spaziali, si è prestato bene a ospitare questo Expo-Forum sull’economia spaziale”. Gli analisti di Morgan Stanley hanno stimato che la space economy arriverà a valere più di un trilione di dollari entro il 2040 e potrebbe arrivare fino a 1,7 trilioni di dollari. Durante la fiera, verrà anche assegnato un premio per la migliore startup del settore: dal 2000 ad oggi ammontano a 6,3 miliardi di dollari i capitali investiti dai venture capital in startup legate allo spazio. 

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