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24 Ottobre 2019

La Bce senza Draghi non sarà la stessa

Fabio Insenga

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“Le cose sono completamente diverse rispetto al 2013, chiunque in Italia ora pensa che l’Euro sia irreversibile”. In queste parole di Mario Draghi c’è la vera eredità che lascia alla fine del suo mandato alla guida della Bce. Nel giorno in cui il Consiglio conferma tutte le sue ultime decisioni, con i tassi di interesse fermi al loro minimo storico e il ‘nuovo’ Quantitative Easing, con la Bce che acquisterà titoli per 20 miliardi al mese, l’ultima conferenza stampa scorre tra domande e risposte che non riescono a nascondere la portata del passaggio di consegne: ora tocca a Christine Lagarde ma la Bce non sarà la stessa senza Mario Draghi.

Non vuole dare consigli al suo successore, “non servono consigli, sa perfettamente cosa fare e ha molto tempo davanti a sé”, e non vuole pensare a eventuali rimpianti, “Mi concentro sempre sulle cose che si possono fare, non su quelle che non possono cambiare. Non puoi cambiare la storia a meno che tu non sia uno storico“. Certo, oggi ha partecipato per l’ultima volta a un Consiglio che resta diviso, con Germania, Francia e Paesi del Nord, a contestare le ultime scelte. Ma l’ex Governatore della Banca d’Italia replica fermo: “Mi sento come qualcuno che ha cercato di rispettare il mandato nel miglior modo possibile”, dice prima, per poi aggiungere: “Se c’è una cosa di cui sono orgoglioso è aver sempre perseguito il mandato. Mai gettare la spugna”. Perseguire il mandato vuol dire operare a vantaggio di tutta l’area Euro, cercando di avvicinarsi al target principale, un’inflazione che tende al 2%, senza lasciare per strada la crescita.

E’ e resterà l’uomo del ‘whatever it takes’, la frase pronunciata nel luglio del 2012 per mettere in chiaro che la Bce, la sua Bce, avrebbe fatto di tutto per proteggere l’Euro all’interno del suo mandato. In un altro passaggio drammatico della storia europea, con la Grecia a un passo dall’uscita dall’Euro, un’altra frase, pronunciata a maggio 2015, ha posto un argine invalicabile: “il ritiro di uno Stato membro dall’Euro non è previsto dai Trattati”. A gennaio dello stesso anno aveva messo sul tavolo il suo ‘bazooka’, la prima edizione del quantitative easing che, ormai da quasi cinque anni, sostiene l’Area Euro. Una misura che ha sempre difeso, fuori e dentro il Consiglio, senza troppi giri di parole: “l’idea che Qe distorca i mercati finanziari si sente abbastanza spesso. Ma non è chiaro cosa significhi“.

Draghi ha vissuto la guida dell’Eurotower come una missione. E con le decisioni e le parole che le hanno accompagnate ha sempre inciso più di ogni altro suo predecessore. Oggi parla di un’esperienza “intensa, profonda, affascinante”. Tre parole che servono a sintetizzare anni difficili, decisioni importanti, scelte coraggiose. Come quella di arrivare ai tassi negativi: “Il giudizio complessivo sui tassi negativi è positivo. I miglioramenti dell’economia hanno più che bilanciato gli effetti indesiderati negativi”.

 

 

 

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