27 Novembre 2019

Entro il 2022 Enel spenderà 14,4 mld per l’addio al carbone

Fortune

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Di Francesca Paggio – Investimenti per quasi 29 mld, di cui la metà destinati a procedere a passo svelto verso l’addio al carbone fissato al 2030. È il cuore del piano strategico 2020-22 presentato dall’Enel agli analisti, l’ultimo, a meno di ulteriore riconferma dopo sei anni alla guida del colosso elettrico, dell’attuale amministratore delegato Francesco Starace, il cui mandato scade a primavera.

In una Milano già addobbata a festa per il Natale, ma la cui temperatura decisamente primaverile fa toccare con mano i guai portati dal cambiamento climatico, l’Enel ha rafforzato il proprio impegno per uno sviluppo energetico sostenibile. Gli investimenti organici totali per il prossimo triennio saranno pari a 28,7 miliardi di euro, in crescita dell’11% sul piano precedente. Alla decarbonizzazione del parco impianti sarà destinato il 50% del totale, con 14,4 miliardi per accelerare la realizzazione di nuova capacità rinnovabile (14,1 GW in più) e sostituire progressivamente la generazione da carbone.

Il basket di investimenti prevede anche circa 1,2 miliardi per l’elettrificazione dei consumi, 11,8 per la digitalizzazione e l’automazione delle reti e anche 1,1 miliardi riservati a Enel X per la continua realizzazione di servizi ed infrastrutture a sostegno della decarbonizzazione e dell’elettrificazione, come per esempio le colonnine per la ricarica delle auto elettriche. L’uscita dal carbone sarà ovviamente graduale: attualmente l’Enel conta su una produzione di 40 TWh annui, cioè il 17,3% del totale, nel 2022 scenderà al 6,8% e nel 2024 al 3,9%, fino a ridursi a una forchetta tra zero e 2 TWh nel 2030, con una quota inferiore all’1%. Appena sette anni fa, nel 2012, la produzione a carbone era pari a 92 TWh, vale a dire il 31,1% del totale.

Del resto l’avanzata delle rinnovabili è inarrestabile, tanto che Starace ha definito il 2019 un “punto di svolta”, visto che è stato l’anno in cui la produzione green è stata pari a quella termoelettrica e non potrà far altro che aumentare ancora, ma non a scapito della redditività. Il gruppo prevede infatti per il 2022 un Ebitda di oltre 20 miliardi (+13% sul 2019), un utile netto ordinario di oltre 6 e un dividendo minimo garantito in crescita di un 1 centesimo nel 2020 e nel 2021 rispetto al piano precedente, con un nuovo obiettivo di 0,40 euro per azione nel 2022. Tutti numeri in crescita, dunque, che però lasciano tiepida la Borsa, dove il titolo ha chiuso a +0,86% a 6,8 euro.

La presentazione del piano è stata, come ogni anno, anche l’occasione per fare il punto sui principali dossier sul tavolo dell’azienda: dalle potenziali acquisizioni (ma non c’è niente in vista, “puntiamo sulla crescita organica”, ha detto Starace) alle cessioni, Open Fiber in primis: ma questo dossier, oggetto di grande attenzione da parte di Tim, si dimostra ancora lontano dalla chiusura. L’Ad ha prima spiegato di non aver “nessuna fretta”, per poi rincarare la dose: “Abbiamo avuto molte manifestazioni d’interesse ma non abbiamo nessuna intenzione di vendere”. Fino alla fine del mercato di maggior tutela di luce e gas, che, come annunciato dal ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, dal previsto luglio 2020 subirà un nuovo rinvio: “È logico e non sorprende”, ha tagliato corto Starace.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.