29 Novembre 2019

‘Scommettere’ sul contratto con i token: Dinwiddie mette in crisi l’Nba

Nicola Sellitti

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Il contratto cartolarizzato che rischia di riscrivere il rapporto tra atleti e società sportive professionistiche. Nella stagione Nba partita da poco più di un mese è in atto una disputa tra Spencer Dinwiddie, guardia dei Brooklyn Nets, e la Lega, che ha assunto un consulente legale esterno per gestire la vicenda. L’oggetto è il contratto firmato da Dinwiddie con la sua franchigia un paio di mesi fa, con l’atleta che ha deciso di trasformare il pezzo di carta in una specie di azione di borsa, un token digitale, a disposizione degli investitori.

L’accordo (da 34,4 mln di dollari totali) verrebbe utilizzato come ‘veicolo di investimento digitale’. La proposta in sostanza permetterebbe al cestista, certo dell’ingaggio per tre anni, di avere un po’ meno dollari ma subito a disposizione, rinunciando a una piccola percentuale sulla cifra sul medio e lungo periodo.

In cifre, Dinwiddie mette a disposizione 30 mln di dollari che ancora non ha, decide di incassarne subito 26 (messi immediatamente sul piatto dagli investitori): rinunciando, dunque, a una parte degli introiti garantiti nel triennio per guadagnare nell’immediato. Mentre l’obbligazione Dinwiddie – su cui gli investitori punteranno attraverso il token digitale e la chiave personalizzata dell’atleta, $SD8 – pagherà invece agli investitori il capitale e gli interessi, che saranno coperti dallo stipendio futuro del giocatore. Insomma, per l’atleta subito i soldi in banca rinunciando circa al 3% dell’importo complessivo e gestendo in modo diverso i propri risparmi, tutelando il portafogli da fattori che possono incidere sui guadagni e il futuro come gli infortuni sul campo o la cattiva condotta.

L’investimento minimo per gli investitori è di 150mila dollari, con una tutela: se Dinwiddie dovesse uscire dal suo accordo con Brooklyn firmandone uno più ricco con un’altra società, il maggiore guadagno ricadrebbe nelle tasche di chi ha investito, con il riconoscimento di una percentuale sul primo anno del nuovo accordo, per un guadagno del 15%. E Dinwiddie ha messo in piedi anche un piano di copertura finanziaria per gli investitori: un milione di dollari in contanti, un altro milione investito in Bitcoin, un altro in oro.

Insomma, un progetto in grande stile ma inaccettabile per la Nba, perché vietato dal contratto collettivo degli atleti, secondo cui non possono trasferire in alcun modo a una terza parte il diritto di ricevere dei compensi della propria squadra. La questione è sul tavolo, le parti non si avvicinano, l’Nba trema: se l’operazione fosse legale, si aprirebbe un nuovo scenario nei rapporti economici tra atleti e club. E i big dello sport osservano interessati.

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