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26 Dicembre 2019

Altagamma, bilancio e prospettive

Giorgio Nadali

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Fondazione Altagamma, fondata da Santo Versace, dal 1992 riunisce le imprese (ad oggi 110 soci) dell’alta industria culturale e creativa italiana, riconosciute come autentiche ambasciatrici dello stile italiano nel mondo. Risponde alle nostre domande Stefania Lazzaroni, Direttore Generale della Fondazione Altagamma.

Quali sono stati i traguardi raggiunti da Altagamma nel corso del 2019 e quali i vantaggi dei vostri associati?

Tra i progetti che ci hanno visto impegnati nel corso dell’anno ve ne sono due di rilievo  – anche da un punto di vista simbolico – perché rappresentativi della Mission della Fondazione. Il primo è il lancio del progetto I TALENTI del FARE, dedicato alla valorizzazione dei mestieri tecnici e professionali che  sono alla base del successo delle aziende italiane di eccellenza. Mestieri di discendenza antica riattualizzati e spesso perfezionati dalle nuove tecnologie. Il secondo è NEXT Design Perspectives, giunto alla seconda edizione: una giornata dedicata ad indagare i futuri trend della creatività e del Design, cui hanno partecipato più di 22 relatori internazionali tra designer, creativi, accademici, imprenditori, maitre à penser.. Si è svolto all’interno del bellissimo Gucci Hub e vi hanno partecipato 1100 persone. Un successo per noi,che ha testimoniato l’importanza di fornire, ai nostri Soci ma anche ad un pubblico più esteso, spunti di riflessione sull’impatto che i grandi cambiamenti in atto nel mondo stanno esercitando sul nostro modo di vivere e quindi anche il business model delle aziende di AltagammaMa il 2019 è stato l’anno conclusivo di un ciclo più ampio di 7 anni –  quello della Presidenza di Andrea Illy – che è coinciso con la mia entrata in Altagamma come Direttore Generale. In questi anni la Fondazione è cresciuta sotto ogni punto di vista. Dai 76 soci del 2013 siamo passati a 110, le occasioni di incontri interni e pubblici sono aumentati notevolmente, l’attività di Altagamma si è articolata grazie a Gruppi di lavoro sia settoriali che tematici (dalle Risorse Umane al Marketing, dalle Relazioni Istituzionali alla Fiscalità) che hanno permesso un maggiore coinvolgimento dei Soci della Fondazione – a tutti i livelli. La vita associativa si è quindi ampliata sensibilmente e i vantaggi dei soci – dal punto di vista delle possibilità di networking e di partecipazione a progetti di interesse collettivo – sono aumentati di conseguenza.

Come valuta l’attuale comparto luxury del Made in Italy?  

E’ un comparto – quello che chiamiamo Alta Industria Culturale e Creativa Italiana – che cresce globalmente in modo stabile e significativo. Un comparto di grande rilievo per l’economia italiana e pronto ad affrontare le molte sfide che l’attuale scenario scenario sociale ed economico mondiale presenta. L’alto di gamma italiano rappresenta un’industria da €115 miliardi, in un mercato mondiale di quasi €1.300 mld, e fornisce un contributo al PIL del 6.85%, con una quota media  di export per azienda del 53% (contro circa il 35% degli altri segmenti). Inoltre coinvolge più di 400.000 occupati, diretti e indiretti.  Esistono certo delle criticità, prime fra tutti il problema ormai storico delle dimensioni mediamente piccole delle nostre aziende: che è un segno della straordinaria varietà e della diffusa capacità creativa ed imprenditoriale del nostro sistema produttivo, ma rappresenta anche un limite, nel momento in cui l’arena competitiva è diventata sempre più globale e sempre più agguerrita. Tuttavia ci sono tutte le ragioni per guardare positivamente al futuro, considerando che il mercato mondiale di alta gamma è in costante crescita (+4% nell’ultimo anno) e che la domanda di italianità – grazie allo straordinario patrimonio reputazionale del Made In Italy – è forte presso le nuove generazioni di consumatorie nei nuovi mercati come la Cina. Possiamo contare su un’eccezionale capacità creativa ed imprenditoriale. Sappiamo abilmente coniugare il nostro impareggiabile heritage(culturale, artistico, manifatturiero e degli stessi brand) con una costante spinta all’innovazione, e questo permette alle aziende di mantenere l’immagine di marca riattualizzandola di continuo. Fra le nuove sfide, i nuovi consumatori che sono in parte diversi da quelli cui il lusso era abituato a rivolgersi: più giovani, digitali e sempre più asiatici. La sostenibilità è diventata una parola d’ordine per il cliente, soprattutto quello più giovane, e le aziende devono rispondere adeguatamente, con interventi non solo di facciata, ma strutturali e di filiera dotandosi di programmi di Corporate Social Responsabilitysolidi e coerenti. La pervasività del digitale è un altro aspetto di cui le aziende dovranno tenere conto, anche per quanto riguarda la narrazione, che è un elemento fondamentale della comunicazione per i nostri brand e che va adattato continuamente alle nuove tecnologie e alle nuove modalità di fruizione.

Ai giovani consiglierebbe una professione artigianale o un’attività imprenditoriale?

Vocazione e talento devono essere le motivazioni che spingono un giovane verso una scelta così importante come ciò che si vuole fare nella vita. Non tutti sono portati per i mestieri manifatturieri e non tutti hanno il desiderio o la capacità e l’istinto per fare attività d’impresa. Certo con il 27% di disoccupazione giovanile non possiamo non prendere in considerazioni percorsi professionali che – come per gli chef – hanno in taluni casi livelli retributivi interessanti. Nell’industria di alta gamma ci sono diverse tipologie di lavoro e – trattandosi di un’industria tendenzialmente in crescita – anche buone opportunità per i giovani, che naturalmente dipendono dal percorso formativo che si è intrapreso. La Fondazione da diversi anni è impegnata ad esempio nella formazione manageriale, soprattutto attraverso la collaborazione con quell’eccellenza che è SDA Bocconi, con cui organizza 3 master post-laurea internazionali focalizzati su Fashion, Design, Food e Art Administration. Ma, come ha evidenziato il libro I TALENTI del FARE, quello che le nostre aziende sentono l’esigenza di sottolineare è il rischio della mancanza di profili tecnico professionali, e su questo Altagamma si è concentrata. Abbiamo stimato che nel 2023 le imprese italiane di alta gamma saranno alla ricerca di 236.000 figure professionali nei settori della moda, design, alimentare, ospitalità e automotive, figure che il mercato del lavoro non sarà in grado di fornireUn problema che ha una duplice radice: da una parte manca la vocazione da parte dei giovani, che probabilmente deriva da una scarsaconoscenza delle possibilità di carriera e da una bassa reputazione di questi mestieri, considerati storicamente di minore dignità rispetto a quelli intellettuali. La nostra campagna di comunicazione MANIfesto, che è andata in onda tra novembre e dicembre di quest’anno sulla piattaforma Discovery – molto seguita da giovani e famiglie – intende fare proprio questo: informare sulle opportunitàoccupazionali e valorizzare mestieri importanti e nobili.

E l’altro problema?

Dall’altra parte manca un sistema formativo strutturato che sia incentrato sul dialogo collaborativo e continuo tra scuola e aziende. Sarebbe opportuno che i programmi formativi delle scuole pubbliche e private fossero costantemente aggiornati in base alle esigenze delle aziende che – per via della rapidità di trasformazione delle tecnologie ma anche per l’evoluzione della domanda dei consumatori – cambiano piuttosto velocemente. Nel libro I TALENTI DEL FARE che abbiamo presentato a maggio a Montecitorio non abbiamo solo riportato gli esempi eccellenti di Corporate Academy delle imprese Altagamma che hanno voluto dotarsi di strutture formative ad hoc, ma abbiamo anche fornito un elenco delle scuole che su tutto il territorio nazionale collaborano in varie modalità con i nostri brand, per formare le figure utili alle imprese. Vogliamo offrire alle famiglie informazioni corrette su un tema poco noto in modo che abbiano un quadro chiaro. Abbiamo anche messo loro a disposizione due esperti per approfondire il tema (sul nostro sito è possibile prenotare un colloquio): le scelte poi spettano solo a loro e ai ragazzi. 

Quali sono i valori che la mission di Altagamma vuole trasmettere?

“Contribuire alla crescita e alla competitività delle imprese dell’industria culturale e creativa italiana, offrendo così anche un contributo allo sviluppo economico del Paese”: questa formulazione della mission di Altagamma è stata riconfermata pochi giorni fa dal nuovo Presidente Matteo Lunelli, a riprova della forte motivazione dei nostri imprenditori a proseguire su questa strada. Altagamma è un ecosistema di relazioni, conoscenze e contatti internazionali che vengono messi a disposizione dei soci. Opera con l’intento di supportare la crescita delle aziende creative italiane ma in quanto Fondazione agisce anche come una voce autorevole del meglio del Made in Italy creativo che resta un vero e proprio ambasciatore del nostro Paese nel mondo. Siamo dunque anche portatori dei valori nuovi che queste aziende sostengono: eccellenza, cultura manifatturiera, autenticità, rispetto per il territorio, inclusivita’, sostenibilità, diversity. E in questa naturale dialettica tra pubblico e privato, intendiamo continuare a proteggere e a promuovere il nostro stile di vita. Infine, l’approccio trasversale di Altagamma – moda, design, alimentare, motori, ospitalita, nautica – sostiene e nutre quella spinta sistemica e collaborativa che supera l individualismo o le verticalizzazioni. In un mondo complesso e sistemico, la capacità di cooperare e attivare nuove sinergie sarà sempre più rilevante: il vero fattore di successo. 

Quali sono gli obiettivi per il prossimo triennio?

La strategia del prossimo triennio, elaborata dal presidente Matteo Lunelli, è’ segnata da una sostanziale continuità con le linee della scorsa Presidenza, ma con un focus su alcuni macro temi che saranno sempre più rilevanti per la nostra industria nel prossimo futuro.   Lo scenario di mercato sta cambiando rapidamente e richiede di rispondere a nuove esigenze che coinvolgono tutti i settori in cui opera la Fondazione (moda, design, alimentare, ospitalità, automotive, gioielli, nautica). Nel 2023 un consumatore su due del lusso sarà asiatico e la crescita sarà quasi totalmente guidata da Millennial e Generazione Z, che stanno ridisegnando l’industria con la loro spiccata sensibilità verso approcci autentici, sostenibili e culturalmente inclusivi. Reinterpretare il modo di fare impresa, innovare prodotti e modalità di comunicazione diventerà una priorità. Internazionalità, sostenibilità e contemporaneità saranno dunque i tre pilastri strategici che ispireranno le nostre attività nei prossimi tre anni.

 

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