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14 Gennaio 2020

A Torino un Campus che insegna a produrre impatto sociale

Carlotta Balena

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Verrà inaugurato a Torino il 15 gennaio il Cottino Social Impact Campus, il primo centro di formazione in Europa dedicato all’impact education all’interno della Cittadella politecnica di corso Castelfidardo. I corsi partiranno a febbraio 2020 e si rivolgeranno a tutti quelli interessati ad approfondire le loro conoscenze per costruire una cultura dell’impatto sociale, come leva trasformativa per la società. Il Campus, ideato e promosso dalla Fondazione Cottino, è realizzato in collaborazione strategica con Politecnico di Torino, SocialFare e ESCP Europe in un ecosistema che include altri partner quali Opera Torinese del Murialdo, EVPA e Torino Social Impact.

Prima di tutto, bisogna fare chiarezza su un aspetto: di cosa parliamo quando parliamo di impact education. Laura Orestano, Ceo del Campus, sottolinea come l’iniziativa costituisca un unicum in Europa: “La tematica centrale del Campus verte sulla conoscenza necessaria per generare impatto sociale. – spiega a Fortune Italia – Quindi parliamo di tutti quei nuovi linguaggi che servono per progettare impatto sociale; parliamo di leadership, etica, sostenibilità ambientale, storytelling, tutto considerato in modo verticale. Non è solo una questione di ‘skills’, di competenze, ma di ‘knowledge’, cioè conoscenza, che produce una nuova visione del mondo. Vogliamo investire nell’erogazione di nuova conoscenza per sviluppare cultura dell’impatto sociale. Per quanto riguarda i moduli, da una parte ci saranno quelli per le competenze, e quindi parliamo di leadership integrity, design dei comportamenti, storytelling per il cambiamento, open innovation e cooperazione, dall’altra parte ci saranno dei moduli verticali con contenuti di frontiera. Competenze e conoscenza servono per generare una visione di sviluppo di sostenibilità integrale”.

I corsi sono dedicati a tutti coloro che sono interessati nel settore: non solo imprenditori e startupper ma chiunque “voglia attuare azioni trasformative per la propria comunità di riferimento e anche organizzazioni strutturate” spiega Orestano. “Noi li chiamiamo leader trasformativi”. La Ceo tiene a sottolineare il posizionamento del Campus: “Non è una università né un incubatore, è qualcosa che sta in mezzo perché è in mezzo che c’è la massa critica. Non ci sono solo gli studenti o gli imprenditori, tutte le altre persone che sono in mezzo cosa fanno? La massa critica centrale è quella che fa il cambiamento nella società ed è a loro che ci rivolgiamo”. Per quanto riguarda i docenti, “saranno ibridi. Non solo accademici ma anche ‘practitioner’ cioè persone che lavorano nella prassi, che hanno fatto, che sanno fare, che hanno rischiato, e anche fallito, che trasmettono esperienze e conoscenza”. 

L’impatto sociale delle aziende si misura oggi attraverso quella che viene chiamata ‘corporate social responsibility’ ma secondo Orestano occorre fare un passo in più e renderla ‘corporate social impact’: “Si tratta di una scelta per una sostenibilità integrale da integrare nel modello di business. Già lo scorso anno, durante il World Economic Forum c’erano grandi società che si interrogavano su come potessero diventare veramente trasformative: nel prossimo summit di Davos sarà presentato un manifesto per chiamare a raccolta le grandi organizzazioni a lavorare sulla sostenibilità integrale. Ma per fare questo bisogna formare i professionisti”. 

La formazione, tuttavia, può iniziare già dalla scuola. “Ci sono già delle esperienze di social innovation a scuola che spronano le potenzialità creative dei giovanissimi, e che insegnano loro la possibilità di progettare, che vedono già il ‘purpose’. Quello che viene chiamato life long learning, cioè l’apprendimento per la vita, è sempre più centrale nella figura del nuovo manager ed è quello che permette di fare il salto di sistema”. L’impatto sociale è un fattore che oggi una azienda e soprattutto una startup che nasce non può ignorare. Anzi, secondo Oristano, deve esserne il presupposto: “Oggi ha senso avviare un business solo se veramente c’è un senso di progresso sociale verso il quale traghettarlo. Ha senso solo sviluppare servizi e prodotti che soddisfino veramente le sfide sociali contemporanee, perché è lì che il mercato avrà più bisogno dell’ingegnosità e delle competenze e di pensiero critico. Pensiamo per esempio al welfare, a tutti i servizi che verranno meno, alla società che sta cambiando, al digitale che accelera, e all’impatto ambientale delle nostre scelte”. Anche perché, secondo Orestano, nel 2020 l’impatto sociale sarà centrale per gli investimenti: “La tendenza per quest’anno sarà guardare sempre più al purpose oltre che al profitto. Le risorse, scarse, dovranno essere ben allocate. Credo e mi auguro che lo scopo di un business diventerà centrale anche per la finanza. E ancora una volta ci vorrà know-how, conoscenza con la quale generare una nuova economia”.   

Il Cottino Social Impact Campus verrà presentato con una conferenza internazionale dal titolo “Impactwise – Una nuova catena del valore per l’impatto sociale”, in programma mercoledì 15 gennaio 2020. “Vogliamo trasmettere la passione per la cultura imprenditoriale dal chiaro impatto sociale e generare un riscontro sostenibile concreto”, ha detto l’ingegner Giovanni Cottino, presidente della Fondazione Cottino. “Attraverso il Campus, Fondazione Cottino si propone come attore protagonista di un nuovo modo di fare cultura, formazione ed impresa: servirà a implementare azioni per generare conoscenza, per accelerare lo sviluppo di idee e progetti, ma soprattutto per contribuire a rendere Torino capitale dell’Impact Economy”.

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