27 Gennaio 2020

Kobe Bryant, fuoriclasse col fiuto per gli affari

Nicola Sellitti

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Il Black Mamba era un fenomeno anche fuori dal parquet. Nel flusso di commenti, testimonianze, dettagli sulla vita di Kobe Bryant, il fuoriclasse senza tempo dei Los Angeles Lakers morto ieri, c’è poco del suo fiuto per gli affari, una volta salutato il basket, l’amore della sua vita. Bryant, svestita la canotta dei Lakers, annunciò l’ingresso nel venture capital con un investimento del 10% delle azioni del marchio di bevande energetiche BodyArmour, dopo aver creato una joint venture da 100 milioni di euro con l’imprenditore Jeff Stibel, creando la Bryant Stibel &Co.

Lo scorso agosto Coca Cola ha comprato una fetta di BodyArmour, l’acquisizione più grande negli energy drink da 20 anni, da quando PepsiCo mise le mani su Quaker Qats, che comprendeva Gatorade: per Bryant incasso di quasi 200 milioni di dollari. Ne aveva investiti sei, mettendo a segno, quasi fosse un tiro da tre punti, un guadagno senza precedenti per uno sportivo. Solo LeBron James, altro fuoriclasse con un deciso link con il business, tra azioni di marchi del food and beverage (e anche una quota del Liverpool) gli è rimasto in scia, incassando oltre 30 milioni di dollari quando Beats by Dre (di cui deteneva piccole quote) è finita nel portfolio di Apple, poco meno di sei anni fa.

L’attività imprenditoriale di Bryant, ispirata dalla visione del miliardario di venture capital Chris Sacca, che gli ha regalato libri, dvd, materiale per investire nelle startup innovative, era orientata soprattutto alla valorizzazione delle aziende tecnologiche, finanziando brand come LegalZoom, Scopely, The Players Tribune, tenuti a galla grazie all’azienda di Kobe. E tra gli investimenti del venture capital di Bryant c’è una piccola partecipazione anche in Epic Games, ovvero il produttore di Fortnite, lo sparatutto più famoso negli e-sports. Una visione, quella del grande cestista, che ha contribuito a far decollare il suo fondo, arrivato a gestire due miliardi di dollari nel 2019.

Bryant ha anche collaborato con il colosso cinese Alibaba per lo sviluppo di una piattaforma di social media, prodotti con il suo brand e l’uscita di un documentario per Showtime, Muse, il suo viaggio dall’infanzia alla Nba. Ma è con i Granity Studios, fondati sette anni fa, che Bryant ha realizzato il suo capolavoro lontano dal basket. La sua compagnia di produzione ha realizzato il cortometraggio animato Dear Basketball, basato su uno scritto dello stesso giocatore sul suo addio agonistico. Il progetto ha ottenuto un Oscar due anni come miglior cortometraggio animato.

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