4 Febbraio 2020

Controllare gli edifici con il 5G: a Roma il progetto Zte-Fastweb

Alessandro Pulcini

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Tra le tante sperimentazioni svolte in questi anni in ambito 5G, hanno sempre avuto un posto di rilievo quelle dedicate alla cultura. L’ultra velocità di un nuovo tipo di connessione che promette di cambiare radicalmente settori tanto diversi, dall’industria al gaming, mostra spesso al meglio il suo potenziale nelle applicazioni più istruttive, come nel caso delle visite museali attraverso visori e realtà virtuale. Ora, il 5G si dimostra utile anche alla protezione stessa del patrimonio culturale. E, in futuro, di edifici e infrastrutture. Attraverso una rete di sensori attivata in due sale dei Musei Capitolini, Roma Capitale, Fastweb e ZTE, con il supporto dell’Università degli Studi dell’Aquila, hanno presentato un innovativo scenario d’uso per il monitoraggio con il 5G degli edifici.

Gli otto sensori sono stati montati a ottobre scorso al Palazzo dei Conservatori e alla Sala Esedra del Marco Aurelio, entrambi parte del museo pubblico più antico del mondo. L’obiettivo è sfruttare la velocità e la bassissima latenza per la trasmissione in tempo reale dei dati rilevati, con la possibilità di collegare un numero molto elevato di sensori per la raccolta di informazioni sullo stato degli edifici. La piattaforma che gestisce i dati trasmessi dai sensori sfrutta le frequenze 5G e l’infrastruttura ultraveloce di Fastweb (con le sue frequenze a 3,5 Ghz), le tecnologie di ultima generazione di ZTE e il know-how dell’Università dell’Aquila.

Con questo sistema, vengono raccolti ed elaborati parametri come deformazioni, variazioni di umidità e temperatura, inclinazioni: la quantità di informazioni registrate dai sensori permette quindi di programmare la manutenzione di un deposito immenso di ricchezza culturale come i Musei Capitolini, certo. Ma è anche una prima dimostrazione di cosa possa fare il 5G per edifici e infrastrutture in generale: il sistema può segnalare eventuali anomalie e criticità anche in condizioni di emergenza, come durante un terremoto, grazie al posizionamento di speciali sensori in grado di rilevare anche le più minime oscillazioni e variazioni nella struttura degli edifici.

 

Una delle antenne 5G dei Musei Capitolini

 

“Quando si parla di 5G, si parla spesso solo della velocità della connessione”, dice Lucio Fedele, Chief Operating Officer di Zte Italia. “Secondo me questo significa ragionare ancora in 4G”. Secondo il Coo italiano del colosso tecnologico cinese, le potenzialità del 5G vengono meglio rappresentate dalle applicazioni totalmente inedite che una tecnologia del genere può sbloccare. Come, appunto, la possibilità di monitorare in tempo reale le sollecitazioni a cui viene sottoposta la struttura di un edificio. “Significa abilitare servizi una volta inimmaginabili”, come segnalare in anticipo l’arrivo di un terremoto. Unito a un’automazione più efficace, questo potrebbe significare riuscire ad adottare misure di sicurezza prima ancora che arrivi la scossa. “La soluzione che stiamo presentando oggi è geniale”, dice Lisa Di Feliciantonio, Head of Media Relations & Public Affairs di Fastweb, e potrebbe essere adatta “a tutte le infrastrutture critiche”. A presentare l’iniziativa, parte del progetto Roma 5G, anche il Vice Sindaco di Roma Luca Bergamo, il capo Staff con delega all’innovazione del Sindaco Raggi, Massimo Bugani, e il professore Fabio Graziosi, dell’università dell’Aquila.

Fondamentale nel progetto dei Musei capitolini è una delle caratteristiche principali del 5G: la bassa latenza. Questa consente infatti di minimizzare i tempi di trasferimento delle informazioni dalla rete di monitoraggio al sistema di elaborazione dei dati che, sotto determinate condizioni, è in grado di stimare lo stato di salute degli edifici e di analizzare eventuali criticità attivando, al superamento delle soglie di allarme prestabilite, alert e notifiche tempestive.

Nel caso del progetto presentato al Campidoglio, un dispositivo, dedicato alla gestione del sistema di monitoraggio e collocato all’interno del Palazzo dei Conservatori, colleziona i dati della rete di sensori e li trasmette, utilizzando un apparato 5G collocato sul tetto del palazzo stesso, all’antenna Massive MIMO di ZTE ubicata alla sommità di Palazzo Senatorio. I dati così raccolti transitano, grazie a un collegamento in fibra ottica, attraverso la rete ultraveloce a banda ultra larga messa a disposizione da Fastweb, e vengono instradati verso la piattaforma fornita dall’Università degli Studi dell’Aquila che li elabora.

 

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