19 Febbraio 2020

Gamindo, fare beneficenza con i videogiochi

Antonio Santamato

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Unire gioco e beneficenza, sviluppando un’idea socialmente utile di advergame (videogiochi brandizzati). Dopo una fase di testing, prende ufficialmente il via Gamindo, la prima piattaforma digitale che permette alle persone di donare in beneficenza senza aprire il proprio portafogli ma divertendosi giocando. La startup, costituita a Treviso a dicembre del 2018, ha previsto lo sviluppo da parte di un team di ragazzi under 30 di un’innovativa applicazione, contenente vari videogiochi che permettono di accumulare delle gemme alla fine di ogni partita. Grazie a sponsorizzazioni da parte di alcune aziende, queste gemme hanno un valore economico e vengono direttamente donate in beneficenza agli enti non profit presenti sulla piattaforma. Oggi il team è composto da 8 ragazzi, smart worker sparsi in tutta Italia (da Milano a Napoli, passando per Treviso e Roma) con uffici in co-working a Treviso, Udine e Milano. L’app, al momento disponibile per Google Play ed Apple Store ed entro aprile in web-app, ha attirato l’attenzione del mondo dei videogame: solo in Italia ci sono 25 milioni di gamer con un’età media di 34 anni.

 

L’idea di Gamindo nasce dalla tesi di laurea in Economia di Nicolò Santin, che convince Matteo Albrizio a dimettersi dal suo lavoro e a fondare insieme la società. Numerosi i riconoscimenti arrivati sin da subito, dal Premio Nazionale Innovazione in Senato, al prestigioso Seal of Excellence della Commissione Europea, fino alla Silicon Valley, dove la startup viene accelerata tre mesi in ‘Plug and Play!’. “Inizialmente – dice Nicolò Santin, co-founder di Gamindo – abbiamo raccolto 60.000 euro, tra premi di startup competition e un angel investor. In questo momento stiamo per aprire un primo vero aumento di capitale, in cui puntiamo a raccogliere dei fondi per strutturare il team e accelerare la crescita. Ad oggi – continua Nicolò – abbiamo superato i 5.000 giocatori e il numero sta crescendo giorno dopo giorno. I primi risultati sono davvero oltre le nostre aspettative. Il dato che più di tutti ci colpisce è il tempo medio per utente speso all’interno della piattaforma: 30 minuti al giorno. Interessante anche che il target di riferimento sia quello degli over18, con un’età media di 34 anni in Italia, decisamente più sensibili alle tematiche sociali”.

 

Fra colorati puzzle games e sfide multi-giocatore, Gamindo contiene oggi una decina di giochi sponsorizzati da altrettante aziende, con la possibilità di donare le gemme accumulate, del valore singolo di un centesimo, a diversi enti non profit, tra cui l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano ed Emergency, in una strategia win-win-win. “In Gamindo vincono tutti – dice Santin – le persone donano senza spendere e divertendosi, le aziende si promuovono in modo coinvolgente e fanno un’attività di responsabilità sociale d’impresa, gli enti non profit sensibilizzano la causa e raccolgono fondi”.

 

I giochi sono pensati e costruiti dal team direttamente sul cliente, sviluppando così una brand reputation ancora più efficace per l’azienda che, spiega Nicolò, “ha molteplici benefici nell’affidarsi a questa nuova forma di comunicazione pubblicitaria. Innanzitutto il coinvolgimento degli utenti, che non si limitano ad osservare passivamente una pubblicità ma si rendono parte attiva interagendo con l’azienda. Il secondo motivo è l’awareness, visto che la piattaforma sta iniziando ad avere una community di utenti sempre più numerosa. Infine la reputazione: con Gamindo, infatti, l’azienda può convertire il suo budget di marketing in un’attività di responsabilità sociale d’impresa mostrando un interesse ad attivare operazioni che hanno un beneficio non solo sulla promozione del brand, ma anche sulla società”. Nello specifico le aziende commissionano a Gamindo un videogioco e fissano un budget da donare in beneficenza: una parte comprende lo sviluppo del gioco (che è anche la fonte di guadagno per la piattaforma), l’altra parte è interamente utilizzata a finanziare le gemme e quindi gli enti non profit. L’azienda può scegliere direttamente l’ente a cui affidare la donazione; in caso contrario se ne occupa Gamindo insieme alla propria community.

 

“Il nostro obiettivo – continua Nicolò Santin – non è quello di convincere gli utenti a giocare ore e ore ai nostri giochi, ma di dare un valore al tempo che 2,6 miliardi di persone ogni giorno dedicano ai videogiochi. Ci disassociamo completamente dal mondo della ludopatia e dell’utilizzo scorretto ed esagerato dei videogiochi. Ci sono ormai un’infinità di ricerche che dimostrano che questi, se usati nel modo giusto, possono portare dei grandi benefici per le persone. L’obiettivo delle aziende non è più il mero profitto ma la generazione di valore positivo su tutto il sistema sociale, economico, culturale e ambientale. Il consumatore non è più interessato solo al prodotto che acquista, ma anche all’azienda che c’è dietro al prodotto”.

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