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23 Marzo 2020

Coronavirus, non servono imprese e sindacati contro

Fabio Insenga

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Imprese e sindacati contro sono la fotografia peggiore di un’emergenza sempre più difficile da gestire. L’epidemia di Coronavirus porta con sé anche una drammatica crisi economica e mettere insieme la priorità di fermare la diffusione del contagio con l’esigenza di non compromettere definitivamente il sistema produttivo diventa sempre più complicato. Sia chiaro, non può che venire prima la sicurezza e la tutela della salute. Gli interessi delle due parti dovrebbero però coincidere, nell’obiettivo di trovare il punto di equilibrio sostenibile. Fosse anche, sperando che non sia necessario, la chiusura totale di qualsiasi attività. L’unica strada percorribile è quella di un confronto continuo, ovviamente con la regia del governo, per intervenire dove venissero meno le condizioni minime per lavorare senza esporre i lavoratori a un rischio troppo alto. Lo scontro di queste ore serve invece a poco, in una situazione già compromessa.

Le ragioni di Confindustria e quelle dei sindacati sono espressione di due punti di vista diversi della stessa, drammatica, realtà. È indispensabile proteggere i lavoratori, tentando di non distruggere definitivamente il loro lavoro e l’attività delle imprese per cui lavorano.

Significative le posizioni espresse, durante Circo Massimo di Radio Capital, dal presidente degli industriali Vincenzo Boccia e dal leader della Cgil, Maurizio Landini. “I sindacati dicono che si fa poco e sono pronti allo sciopero generale? Non capisco su cosa. Dico loro di guardare alle cose con grande buon senso. Dobbiamo fare tutto quello che c’è da fare per garantire le filiere essenziali e poi pensare a fare tutto quello che serve perché le altre non chiudano definitivamente”, sostiene il presidente di Confindustria. Che si sofferma sulla portata del problema. “Siamo entrati in un’economia di guerra – aggiunge – Il 70% del settore produttivo chiuderà, perdiamo 100 miliardi ogni trenta giorni. Il decreto anti crisi da 25 miliardi non basta”. Quindi, la replica del leader della Cgil. “Abbiamo detto non di scioperare in senso generale ma che, laddove non ci sono le condizioni di sicurezza, se i lavoratori, le Rsu e le categorie proclamano uno sciopero, hanno il sostegno di Cgil”, spiega.

Dicono, tutti e due, cose ragionevoli. Si deve trovare il modo di metterle insieme e lo scontro, oggi, serve a poco.

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