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1 Aprile 2020

#Coronavirus, uomini e donne in 3 milioni di tweet

Carlotta Balena

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Twitter è da sempre il social della sintesi di pensiero, dell’aforisma, della reazione scoccata come una freccia in risposta ad eventi sociali, politici, culturali. All’inizio del 2020 la pandemia di coronavirus che piano piano cominciava a dilagare anche in tutto il mondo occidentale ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, diventando il centro della conversazione sui social. Due ricercatori inglesi hanno analizzato oltre 3 milioni di tweet in inglese a tema coronavirus inviati tra il 10 e il 23 marzo: dallo studio è emerso che uomini e donne mostrano di reagire diversamente di fronte all’epidemia, preoccupandosi per fattori diversi. Le donne twittano sull’impatto del virus nel contesto della famiglia, del distanziamento sociale e della salute, mentre gli uomini sono più propensi a sottolineare la cancellazione degli eventi sportivi, la caratteristica del virus di essere globale e le reazioni politiche. Lo studio, secondo i ricercatori, potrà essere d’aiuto a chi si occupa di comunicazione e informazione per capire meglio le reazioni delle persone a determinati annunci. 

Perché Twitter

L’articolo che spiega lo studio, che potete trovare qui, è di Mike Thelwall, della School of Mathematics and Computer Science, e di Saheeda Thelwall, dell’Institute of Health, entrambi gli istituti afferiscono all’Università di Wolverhampton, nel Regno Unito. L’articolo analizza 3.038.026 tweet in inglese. Nonostante sia meno popolare di Facebook, Twitter è stato scelto dai ricercatori per almeno due caratteristiche. Prima di tutto la funzione stessa della piattaforma, percepita in molti paesi come “il social dell’informazione”, quindi quello più adatto dove esprimere opinioni e riflessioni su aspetti sociali rilevanti; in secondo luogo, l’estrema accessibilità ai tweet, che ha permesso ai ricercatori di analizzare facilmente i contenuti (Twitter, infatti, permette l’uso libero delle API – Applications Programming Interface – facilitando la raccolta automatica di tweet recenti in base a parole chiave). Negli Usa il 23% degli adulti usa Twitter: una percentuale più bassa rispetto agli utenti di Facebook (71%) ma più alta di quella di WhatsApp (18%). 

Scopo dello studio 

Lo scopo dello studio è quello di orientare al meglio la comunicazione attraverso l’analisi delle differenze di genere nelle reazioni alle informazioni sul coronavirus che vengono veicolate. La  minaccia del Covid-19 ha costretto i governi a imporre misure drastiche di limitazione alle libertà individuali, alla circolazione delle merci e delle persone e agli assembramenti. Misure più o meno coercitive che tuttavia necessitano di un grande senso di responsabilità da parte delle persone: il comportamento del singolo diventa vitale alla riduzione del contagio nella società. La misura in cui la popolazione segue le norme dettate dagli Istituti di Sanità è decisiva nel modificare il corso dell’epidemia e per questo far comprendere l’importanza del distanziamento sociale è cruciale per diminuire il contagio e permettere alle strutture sanitarie di lavorare in condizioni di normalità anziché di sovraffollamento. Per questo analizzare il sentimento della popolazione su Twitter può offrire una visione di come la società reagisce alle restrizioni e può essere d’aiuto per definire al meglio le prossime campagne di comunicazione e di informazione sul coronavirus, e costruire messaggi mirati al pubblico maschile o femminile che siano più efficaci. Il metodo di analisi prende in considerazione le parole più utilizzate da uomini e donne nei loro tweet sul coronavirus: i tweet sono stati raccolti e analizzati dal software Mozdeh. Dal momento che non si può essere sicuri al 100% del genere di un utente solo dal nome usato su Twitter, perché spesso vengono usati nomi di fantasia o senza genere, lo studio ha suddiviso i tweet in tre categorie: probabilmente uomo, probabilmente donna, non si sa, ed ha preso in considerazione le prime due. 

Risultati

Gli uomini sono il doppio più propensi rispetto alle donne di discutere di sport ed eventi cancellati, ma anche molto più interessati a parlare e a prendere posizione sulla politica, sulle scelte dei governi e sugli effetti delle misure sull’economia. Un altro argomento usato molto più dagli uomini rispetto alle donne è la diffusione geografica dell’epidemia. Le donne, invece, sono più focalizzate nel twittare riguardo le linee di difesa nei confronti del virus e sul distanziamento sociale che appare essere un argomento più “femminile” nelle conversazioni online: le donne usano di più l’hashtag #socialdistancing per sottolineare la necessità di stare a casa il più possibile. Le donne, poi, sono più propense a nominare i componenti della famiglia, usando tutti i pronomi, in frasi che contengono la descrizione di azioni concrete o di implicazioni pratiche per la famiglia durante l’epidemia. La sfera delle attenzioni delle donne si rivolge poi a temi come l’istruzione (con parole come scuola, studente, insegnante) “presumibilmente dovuto all’impatto sulla loro famiglia o su loro stesse” sottolinea lo studio. Le donne parlano molto più di salute in senso stretto e sono più propense ad esprimere ansia ma anche gratitudine nei confronti degli operatori della sanità. La parte femminile degli utenti, in conclusione, secondo i ricercatori, “sembra assumersi una quota sproporzionata di responsabilità nel proteggere direttamente la popolazione”. Si sono rilevati, poi, dei comportamenti trasversali. Gli uomini tendono di più a parlare del virus come una “guerra”, mentre le donne parlano della loro ansia, ma il riferimento alla guerra può comunque essere considerato espressione di uno stato d’ansia.

In conclusione, dice lo studio, occorre porre molta attenzione nella costruzione dei messaggi informativi che si fanno veicolare. Il focus sullo sport della parte maschile deve essere inteso come l’elemento sui cui spingere per trasmettere la serietà della situazione: “Cancellare eventi sportivi importanti è un messaggio efficace per far capire agli uomini la gravità dei tempi. Per esempio, se alla popolazione viene detto di mantenere la distanza sociale lasciando però che eventi sportivi di massa abbiano comunque luogo, questo può rappresentare una comunicazione fatta da messaggi contrastanti, visto che gli eventi sportivi implicano la vicinanza di una gran numero di estranei”. D’altro canto se le donne, come sembra dall’analisi, sono più propense a prendere provvedimenti contro la diffusione del virus mantenendo le distanze, “i messaggi pubblici dovranno essere particolarmente attenti a rivolgersi alle donne, sui media, le quali si attiveranno di modo che il distanziamento sociale sia compreso al massimo da tutti”.

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