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27 Aprile 2020

La sicurezza sul lavoro al tempo del Coronavirus

Antonio Santamato

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Coronavirus e sicurezza sul lavoro. Due tematiche tanto importanti quanto correlate in un periodo di disruption come quello che stiamo vivendo. Quasi nessuna azienda aveva previsto o si era dovuta trovare precedentemente a contatto ravvicinato con un’emergenza sanitaria come quella del Covid-19. Diventa ancora più rilevante per le aziende avere a disposizione un piano di crisis management per affrontare le eventuali emergenze del futuro. Esistono società che si occupano da anni della gestione dei rischi d’azienda e di sicurezza sul lavoro e che, conseguentemente alla pandemia, hanno dovuto mettere a disposizione dei propri clienti il loro know-how, accelerando la predisposizione di best practice per il futuro e per garantire la business continuity.

 

Tra queste c’è il Gruppo Sintesi che da trent’anni fornisce servizi per la tutela e la sicurezza dei lavoratori. “Non esiste impresa che fosse pronta ad affrontare un simile evento pandemico – afferma a Fortune Italia Matteo Gemmiti,  responsabile dello sviluppo commerciale del Gruppo Sintesi – ma esistono imprese più pronte di altre, che hanno da sempre investito nella prevenzione come elemento fondante del proprio modus operandi. Queste realtà sono state in grado di reagire più prontamente, riadattandosi e ricominciando con la produzione in tempi brevi e con perdite minori. La diffusione del Coronavirus, al pari di tutti gli eventi epocali, apre nuovi scenari fatti di rischi ma anche di opportunità. Tra queste la riscoperta della prevenzione come punto di partenza per la definizione di piani di crisis management. Per le aziende che vogliono competere in mercati globali sempre più interconnessi è un percorso obbligato da tempo, il coronavirus ha solo confermato questo trend”. Sintesi ha da subito attivato dei servizi in grado di garantire la continuità operativa del business dei propri clienti: “Abbiamo realizzato percorsi formativi mirati ad una approfondita comprensione dell’emergenza e delle buone prassi per il contenimento – continua Matteo Gemmiti -: attivazione di presidi sanitari, definizione delle procedure per la gestione dei casi sospetti in azienda, supporto medico specialistico da remoto, fino a campagne epidemiologiche sul personale aziendale”.

 

Un supporto importantissimo, soprattutto per quelle società che necessitano di manifattura e che hanno dovuto proseguire con la produzione. Un esempio arriva proprio dalle zone più colpite dall’epidemia, in cui sono presenti la maggior parte dei sette stabilimenti di Arkema srl, produttrice globale di prodotti per la chimica di specialità, presente in Italia con 600 dipendenti, che non ha mai interrotto la produzione, grazie proprio ad un piano di crisis management già redatto in passato, che ha affievolito le difficoltà. “Da subito – afferma l’ingegnere Giulio Cocco, AD di Arkema srl – grazie al nostro piano di emergenza, abbiamo provveduto ad introdurre le misure atte a contrastare la diffusione del contagio, limitando le occasioni di contatto tramite il distanziamento sociale e la distribuzione di materiale di protezione. Già dal 24 Febbraio abbiamo escluso che chi era in modalità home office venisse in stabilimento, bloccate tutte le trasferte, ridotto a quattro il numero delle persone che si potevano riunire ma ben distanziate.  Anche nelle turnazioni abbiamo evitato le rotazioni del personale in modo da poter isolare, in caso di positività, il minor numero possibile di persone. Le produzioni sono continuate a ritmo sostenuto, garantendo cosi la continuità del business in totale sicurezza”.

 

Le aziende che hanno potuto hanno previsto l’utilizzo dello smart working, una pratica già assodata ma che ha trovato assolutamente impreparata la pubblica amministrazione e alcune società private. Anche lo smart working però ha fatto emergere difficoltà sia in tema di connettività e supporto infrastrutturale di banda sia per i rischi di sicurezza informatica. “Il fenomeno del rischio cyber – afferma Gabriele Giacoma, AD di Assiteca S.p.a., broker di assicurazioni che offre assistenza alle aziende nella gestione dei rischi d’impresa – è aumentato in maniera esponenziale durante il lockdown. Le reti aziendali non adeguatamente protette, in questo periodo, sono sotto attacco ‘silenzioso’ e rischiano, nel momento della ripartenza, di avere brutte sorprese. Questa pratica smart ha fatto sì che un numero enorme di pc personali, solitamente meno aggiornati, si collegasse quotidianamente alle reti aziendali. Ciò ha aperto il fianco a possibili diffusioni di virus sui server aziendali. Se è vero che il fattore umano è l’anello debole nella struttura di difesa da questi attacchi, il tema della formazione è l’elemento cruciale”. “Nessuno di noi era preparato a tutto questo – continua Giacoma -. Nei prossimi mesi emergeranno coloro che sono stati in grado di gestire questo periodo perché avevano predisposto per tempo un piano di continuità operativa”.

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