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17 Settembre 2020

Stop alle tariffe che ‘regalano’ i social

Alberto Sisto

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Le si potrebbe definire offerte perfette. Almeno per certi clienti. La prima My Chat dedicata ai maniaci dei social che garantisce un certo numero di gigabit da destinare alla navigazione o altre applicazioni, ma garantisce la fruizione illimitata e gratuita a tantissime piattaforme social: Facebook, Facebook Messenger, Instagram, Twitter, Viber e Whatsapp. Bloccando o rallentando, invece, a giga esauriti, tutte le altre applicazioni. La seconda che offre le stesse modalità di tariffazione, ma lasciando accesso illimitato e a canone zero ad Apple Music, Deezer, Spotify e Tidal, nonché sei servizi radiofonici. La perfezione.

 

E invece no. Erano due cavalli di Troia che sono stati scoperti e disarmati prima dall’Ufficio nazionale dei media e delle comunicazioni ungherese e ora dalla Corte di giustizia europea che ha ritenuto valide le ragioni che hanno spinto il garante a obbligare la norvegese Telenor che le proponeva ai propri clienti a toglierle dal listino, per evitare conseguenze sui concorrenti.

 

L’offerta agli occhi dei magistrati europei e dell’Autorità locale rappresentava un modo per garantire agli Over the top (Ott), i grandi colossi mondiale delle piattaforme social, un trattamento privilegiato dando un bel colpo ai concorrenti, tutte le altre applicazioni escluse dal pacchetto, e mettendo in discussione la neutralità della rete che è invece uno dei principi cardine della regolazione europea in materia di telecomunicazioni. La si potrebbe considerare una backdoor, quegli accessi invisibili che alcuni software involontariamente offrono ad hacker o più o meno malintenzionati. Qui invece si riserva un trattamento privilegiato ad alcune piattaforme, drogando i clienti con l’uso gratuito, a danno dei possibili concorrenti, anche se apparentemente nell’interesse del cliente.

 

L’opzione era in vendita solo in Ungheria, ma la compagnia telefonica norvegese opera in tutti i paesi del Nord Europa e ha una presenza significativa in Asia. Ed è probabile che se l’offerta non fosse stata cancellata dal Garante sarebbe stata replicata con i 184 milioni di clienti che l’operatore artico, come amano definirsi, ha nel mondo.

 

La compagnia telefonica ha fatto ricorso contro la decisione del garante ungherese da cui ha preso spunto il rinvio all’istanza superiore alla corte di giustizia Ue. Telenor ha obiettato che la regolamentazione europea non impedisce agli operatori e alle compagnie telefoniche di governare il traffico dati per garantire il funzionamento ottimale delle comunicazioni. Ma le sue ragioni non sono state accolte. I magistrati hanno ricordato che il regolamento 2120 del 2015, la bibbia della regolazione europea i materia, “non impedisce ai fornitori di servizi di accesso a Internet di attuare misure di gestione ragionevole del traffico, precisando che, per essere considerate ragionevoli, tali misure devono, in primo luogo, essere trasparenti, non discriminatorie e proporzionate, in secondo luogo, basarsi non su considerazioni di ordine commerciale, ma su requisiti di qualità tecnica del servizio obiettivamente diversi di specifiche categorie di traffico e, in terzo luogo, non devono controllare i contenuti specifici e devono essere mantenute per il tempo strettamente necessario”. Tutto il contrario del pacchetto offerto da Teleor che garantiva Facebook contro gli altri, era a tempo indeterminato e selezionava le applicazioni da stoppare. Tutti sintomi di un accordo fatto sulla pelle dei clienti. Che non va neanche provato. Sulla parità di accesso infatti la posizione dell’Europa e così netta che la giurisprudenza non va tanto per il sottile.

 

La corte Ue e il garante ungherese non hanno neanche avuto bisogno di scovare gli accordi che Telenor ha presumibilmente sottoscritto con Facebook e Apple e gli altri fornitori dei servizi per spiazzare i concorrenti. Accordi che prevederanno una ripartizione dei costi ed un accollo di spesa da parte dei Ott.  Scrivono infatti i giudici europei, che “deve ritenersi fondata su considerazioni di ordine commerciale qualsiasi misura di un fornitore di servizi di accesso a Internet nei confronti di qualsiasi utente finale, che porti a non trattare in modo equo e senza discriminazioni i contenuti, le applicazioni o i servizi offerti dai diversi fornitori di contenuti, di applicazioni o di servizi”.

 

Detto in parole povere se Tim o Telenor mi regala i giga per accedere a Apple Music, ma mi fa pagare quelli per accedere a Spotify, è perché le due società hanno fatto un accordo sopra la testa dei loro clienti. E non serve trovare la pistola fumante.

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