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Quest’anno i club della Champions League incasseranno molto meno

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calcio sport champions league coronavirus covid

Il consueto format, le solite candidate per il successo finale. Ma anche un nuovo avversario, il Covid-19, decisamente più competitivo anche rispetto a top club come Real Madrid e Barcellona. L’edizione 2020/21 della Champions League, che per giro d’affari regge il confronto con corazzate come Nba e Nfl, deve scontare la legge della pandemia, con un taglio deciso agli incassi previsti per le 32 partecipanti.

 

Secondo le stime fornite dall’Uefa, che organizza la competizione che è già partita da qualche settimana – oggi i sorteggi dei gironi eliminatori con la Juventus testa di serie – la sforbiciata ammonterebbe a 450 milioni di euro su una ricca torta complessiva da due miliardi di euro per le società. Pesano soprattutto i mancati incassi al botteghino per gli stadi che saranno vuoti, almeno nella prima fase, così come è avvenuto nella fase finale del torneo precedente, con la Final Eight che si è tenuta ad agosto a Lisbona.

 

Sarà quindi complicato per il quartetto delle italiane in Champions arrampicarsi sino ai 250 milioni di euro complessivi incassati da Juventus, Napoli, Inter, Atalanta nell’edizione passata, il massimo guadagno per le squadre di Serie A.

 

Il danno economico per i club di Champions era stato preventivato dal presidente dell’ECA, Andrea Agnelli: 575 milioni di euro, nel pacchetto anche la contrazione degli introiti per le partecipanti all’Europa League. Per la Coppa principale è il primo passo indietro alla voce distribuzione dei premi ai club dal 2005: in quell’edizione – dati forniti da Statista – vennero distribuiti circa 437 milioni di euro. Dal 2009/2010 il cambio di marcia, 757,5 milioni di euro dall’Uefa alle società, oltre il miliardo di euro nell’edizione 2014/2015, sino alla crescita esponenziale che ha portato alla pioggia di euro del 2018/2019, 1,97 miliardi di euro.

 

E ora invece ha inizio la discesa, con i top club che temono il trend degli incassi al ribasso peraltro nell’ultima stagione a due competizioni: dalla prossima ecco anche la Conference League, con la sesta e la settima classificata dei campionati nazionali. E se la pandemia di sicuro si siederà al tavolo delle contrattazioni per il varo della nuova Champions League, che avverrà tra tre anni, l’Uefa sta studiando un piano per contenere le perdite del sistema pallone in era Covid-19. Un fair play Covid-19, allentando i controlli su entrate e uscite delle società, che stanno affrontando i mancati incassi per gli stadi semivuoti e anche per gli sponsor che pagano meno rispetto al passato proprio per l’assenza di pubblico negli impianti.

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