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28 Ottobre 2020

In Europa si vuole rendere Internet un diritto umano universale

Carlotta Balena

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La pandemia, il lockdown, lo hanno reso tangibile. L’accesso a internet non può essere considerato come un bene di lusso, ma deve essere considerato servizio essenziale, bene pubblico, diritto fondamentale dell’umanità. Come l’accesso all’acqua potabile, come il diritto alla sanità e all’istruzione. Quando tutto il mondo si è ritrovato rinchiuso per bloccare il contagio, quel gradino che separava chi ha una connessione internet, un computer, delle competenze digitali, e chi invece è ancora sconnesso, è diventato una voragine. Anche per questo David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, ha promosso un dibattito intitolato “Accesso a Internet: un nuovo diritto umano”, nel ciclo di incontri “Idee per un nuovo mondo”, chiamando in causa Sir Tim Berners-Lee, l’inventore del World wide web, oltre a Ursula Von der Leyen, Romano Prodi e Simona Levi.

 

Internet come bisogno vitale

Tim Berners-Lee è l’ingegnere grazie al quale tutto il potenziale della Rete si è mostrato chiaramente. “È un onore per me introdurre un dialogo così importante – ha detto Berners-Lee – il 12 marzo di quest’anno abbiamo festeggiato il 31esimo anniversario del Www. Nel riflettere su tutto ciò che è diventata la Rete non si è potuto trascurare il fatto che eravamo sull’orlo della crisi globale, che proprio quel giorno l’Oms aveva riconosciuto la pandemia. Questi mesi sono stati difficili: ma immaginiamo una crisi come questa senza la Rete”. Già, immaginiamola. Nessuno avrebbe potuto lavorare da remoto permettendo alle aziende di continuare a operare, nessuno avrebbe più studiato. “In questa crisi avere internet non è un lusso, è un bisogno vitale. Negli anni successivi al mio lavoro sul Www mi è stato subito chiaro che internet non poteva appartenere a un governo o a un privato, ma doveva appartenere a tutti. Perché è un diritto, esattamente come tutti gli altri elencati nella carta dei diritti umani universali. La Rete è stata creata per l’umanità”.

 

Il digital gap

Berners-Lee sottolinea come la discussione sulla centralità della Rete non debba essere “incentrata su aspetti tecnici” quando piuttosto “sui diritti umani: internet è conoscenza è capacità critica. Quasi metà del mondo non può accedere a internet. Inoltre ci sono molte più possibilità che ad accedere alla Rete sia un uomo invece che una donna, o che sia un Paese avanzato invece dei paesi in via di sviluppo. E l’accesso alla rete è un motore di crescita economica e promotore di risultati positivi nel mondo della salute”. L’aspetto dei rischi non viene assolutamente tralasciato: “Oltre ai vantaggi ci sono anche dei pericoli per la democrazia e la sicurezza, in particolare penso alle discriminazioni e alle trappole per le donne nella Rete. Noi abbiamo la responsabilità di migliorare il Web e dobbiamo lavorare per proteggere i diritti umani online. Avere la sicurezza su internet per tutti è il punto di arrivo”.

 

Il ruolo guida dell’Europa

Berners-Lee, insieme alla Fondazione del web da lui presieduta, ha promosso l’adozione di un  contratto per la Rete, già sottoscritto da alcuni governi europei tra cui quello italiano. “Bisogna rendersi conto del ruolo guida che ha l’Europa. Per questo io incoraggerei chi prende le decisioni politiche ad essere ambiziosi. Ci vuole impegno politico e investimenti. Servirebbero 140 miliardi di dollari per colmare alcune lacune: è la cifra che si spende nel mondo in bibite gassate”. Il web, dunque, dice colui che l’ha inventato, deve essere di tutti, e i politici devono combattere ogni forma di discriminazione. 

 

L’occasione Recovery Fund

La presidente della Commissione europea Ursula von Der Leyen ha spostato l’attenzione sulle leggi che l’Europa ha promosso per garantire la neutralità della Rete: “Nell’Unione europea siamo orgogliosi del nostro modello sociale. Vogliamo proteggerlo e ampliarlo online. L’accesso a internet è essenziale e deve essere integrato con tutti gli altri diritti, e dobbiamo sempre tenerlo in considerazione quando aggiorniamo le nostre regole sui servizi digitali, sugli algoritmi, sull’Ai; tutti questi temi vanno controllati. Oggi una connessione a internet è tanto importante quanto l’accesso alla sanità o al sistema idrico”. Anche la presidente ha ricordato i giorni del lockdown, e come ci abbiamo resi dipendenti dalla Rete:  “La connettività non è solo un diritto per gli utenti ma è una conditio sine qua non. Il Recovery fund è occasione per portare internet in ogni paesino di unione europea. Non dobbiamo perdere questa occasione”. 

 

Strumento di uguaglianza 

Secondo l’ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, guardando all’Africa si può capire bene il ruolo economico e strategico che internet può giocare: “In Africa dove c’è un minimo di connettività si muove l’economia, mentre altrove tutto è fermo. Internet è uno strumento che ha la possibilità di essere penetrante, con investimenti modesti, ed è il vero strumento di grande giustizia per tutto il mondo, uno strumento per garantire quella uguaglianza che non si è ottenuta con altri mezzi”. Prodi ha individuato nell’Europa l’unico attore in grado di “impersonare questo diritto” e spendersi nella missione di riconoscere internet diritto umano. “Né la Cina né gli Usa possono farlo. Solo l’Europa può promuovere una globalizzazione seria e paritaria”. 

 

Rivoluzione di pensiero

Più che una rivoluzione tecnologica, internet offre una “rivoluzione di pensiero” ha detto l’attivista per i diritti digitali Simona Levi, secondo la quale “la rete è l’unica forma di democrazia possibile. La digitalizzazione accelerata dai limiti della pandemia diventa impossibile da bloccare. Non è più una questione di capire se succederà ma se sarà inclusiva o meno. Non ci potrà essere futuro delle democrazia in Europa se c’è solo un parte della popolazione capace di accedere alla rete delle reti”. Anche per questo si porta avanti la missione: internet è un servizio pubblico, e sono necessari garanti della neutralità della rete e del rispetto dei diritti legati all’utilizzo dei dati. 

 

Net neutrality e bias

“L’Europa è leader in fatto di neutralità – ha concluso la presidente von Der Leyen – abbiamo adottato leggi 5 anni fa per impedire che operatori mettano priorità nel traffico. Oggi dobbiamo fare di più per garantire un accesso equo a tutte le piattaforme importanti, e regole chiare per la concorrenza. Dobbiamo proteggere, inoltre, i cittadini dalla disinformazione che può mettere in pericolo il benessere e la vita”. Una considerazione a parte sull’intelligenza artificiale: “Ha un potenziale enorme in tanti campi – ha detto la presidente – ma non vogliamo che le AI riproducano bias. Come donna non voglio un algoritmo che pensa solo agli uomini. Per questo dobbiamo creare gli strumenti per gestire questi rischi”.

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