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18 Novembre 2020

Lisa Di Sevo (SheTech): “Ecco i segreti per lanciare una startup”

Carlotta Balena

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“Le startup sono imprese ripetibili e scalabili”: lo dice più volte Lisa Di Sevo,  Presidente SheTech, partner e investor manager Prana ventures, mentre svela a una platea di ascoltatori connessi online i segreti del suo lavoro nel mondo del venture capital. Di Sevo è stata la protagonista del quarto appuntamento di #illimitHer, il programma di incontri con role model femminili e under 35 promosso da banca illimity insieme a un ecosistema di organizzazioni che promuovono la diversità, l’inclusione e l’empowerment delle giovani donne, di cui fa parte anche la comunità Most Powerful Women di Fortune Italia.

 

Si parte dall’abc: che cosa è una startup? “Ci sono tante definizioni. Una startup è una nuova impresa nata per risolvere problemi la cui soluzione non è ovvia. Io gli do due significati: startup è sia la parte iniziale di creazione di un’impresa sia un’organizzazione progettata per cercare un modello ripetibile e scalabile”. 

 

Tutto comincia da un’idea di partenza ma attenzione, perché secondo Di Sevo “non è l’idea che decreta il successo o meno di una impresa. Non c’è nessuna idea che non valga la pena realizzare, sono le persone a fare la differenza. Statisticamente la maggior parte delle startup fallisce per il time to market, per il mercato, che è uno degli aspetti che in genere valuto quando guardo le nuove imprese”. Il mercato di riferimento è dunque essenziale: “Prendiamo Airbnb, nata durante la crisi. Se fosse stata lanciata in un altro periodo magari non avrebbe avuto lo stesso successo”.

 

Per capire se un’idea è buona, dice Di Sevo, “devi capire se il problema ce l’hai solo tu o tanti altri. Poi ci sono degli step da seguire, per costruire e cercare di riempire il modello per mettere a terra l’idea. I quattro pilastri da tenere in mente per iniziare sono questi: l’idea, quindi problema e soluzione, il mercato di riferimento, il team e l’esecuzione, cioè come realizzo la mia impresa”.

 

Consigli per una buona idea? Secondo la giovane investor manager “l’innovazione non deve essere per forza disruptive, ma può essere anche incrementale: non bisogna inventare per forza qualcosa che non esiste, ma puoi migliorare qualcosa che prima c’era già”. Una volta consolidata l’idea bisogna comporre il team: “Ci sono bellissimi esempi di persone che ce l’hanno fatta da soli. Per quanto mi riguarda però è necessario per fare startup avere un team. È impensabile che da soli si abbiano tutte le competenze per creare qualcosa di grande”. Le persone giuste sono quelle che “hanno esperienza nel campo, che hanno già fatto cose in quel settore”. Il mercato è meglio che sia grande, anzi enorme. Tuttavia “chi fa startup e impresa deve partire a prescindere. Per chi valuta come me, invece, il mercato deve essere enorme perché io devo dare un ritorno agli investitori”. 

 

La storia di Di Sevo è un bell’esempio di come, partendo da un percorso di studi lontano dalla professione di approdo, si possa comunque costruire una carriera nel settore in cui ci si sente più portati: “Io non sapevo nemmeno cosa fosse un venture capital quando ho iniziato la mia carriera. Ho studiato mediazione linguistica culturale, ma durante l’università avevo già provato a fare progetti digitali perché sono stata sempre appassionata di digitale. In seguito, ho fatto esperienza in una società dove mi occupavo di scouting di nuove app. È stato lì che ho iniziato a guardare le startup, prima di iniziare a fare il mio attuale lavoro”. 

 

Di Sevo è anche presidente dell’associazione SheTech, che “nasce con un gruppo di mie amiche che lavoravano nel mondo dell’innovazione” per colmare uno spazio vuoto. Quello delle donne nel settore del digitale. “Volevamo creare qualcosa che facesse da ponte per facilitare l’ingresso delle donne in un settore prettamente maschile. Facciamo formazione, networking e emporwement. Fare rete è una cosa molto importante. Se provate a chiedere ai founder di startup-unicorni perché non le hanno fondate con una donna, ti rispondono perché non erano nel loro network. Per questo, le donne devono essere più visibili”.

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