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6 Dicembre 2020

Coronavirus, il weekend dice che il problema siamo noi

Fabio Insenga

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Ognuno di noi è incline a contestare le norme che lo costringono a rinunciare a un pezzo di libertà, a causa del Coronavirus. C’è chi lo fa per andare strumentalmente contro il governo, chi lo fa perché una decisione presa da un altro si può discutere sempre e comunque. C’è chi lo fa platealmente e chi privatamente, nelle scelte che fa tutti i giorni. La stragrande maggioranza di noi si schiera istintivamente contro le prescrizioni e i divieti. Vale quando le cose sono semplici, e vale a maggior ragione quando le cose, come in questa fase, sono estremamente complicate.

 

Le immagini di questo weekend confermano che non siamo capaci di autodisciplina. È un dato di fatto e non un giudizio morale. I ristoranti pieni, le file fuori e dentro i negozi, gli assembramenti per l’accensione delle luminarie, le risse organizzate in strada dai ragazzini. La determinazione a fare tutto quello che è possibile fare per rendere la vita più vicina alle nostre abitudini, a quello che riteniamo normale. Nonostante il Coronavirus.

 

Il governo ha fatto i suoi errori, perché chi ha la responsabilità di decidere deve dimostrare di saper prevenire, di saper pianificare. L’opposizione non rinuncia al suo mestiere, neanche quando servirebbe un po’ di buon senso. Ma, in questa fase, buona parte del problema siamo noi.

 

Noi perché non è giusto dire loro. Noi perché ognuno di noi potrebbe spingersi a capire che è meglio rinunciare al Natale, piuttosto che prolungare ancora l’agonia che stiamo vivendo. Noi, volutamente generalizzato, perché tutti noi assecondiamo la naturale insofferenza alle regole.

 

Le immagini di questo weekend dimostrano che torneremo un’altra volta indietro. Che a gennaio, passato anche il Natale, ci ritroveremo a contare i danni, a chiedere perché sia successo ancora, a maledire la nuova inevitabile stretta che arriverà.

 

Facciamolo, almeno, senza aggiungere altra ipocrisia. L’economia è una cosa seria e va trattata come una cosa seria. Fare un Natale normale fa bene all’economia se dopo non arrivano tre mesi di nuova crisi sanitaria. Altrimenti, i regali di Natale, i cenoni, e tutti i consumi connessi servono solo a fare più danni di quelli che già ci sono.

 

Ecco perché servirebbe una politica capace di prendere decisioni impopolari e nette. Non siamo nelle condizioni di decidere in autonomia, servono le regole, poche e chiare, e servono anche i divieti. Perché le raccomandazioni servono a poco. Soprattutto a Natale.

 

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