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11 Dicembre 2020

La Ue ha messo in mora l’Italia per Telepass

Alberto Sisto

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Nuove rogne per Autostrade per l’Italia e, soprattutto, per chi sta cercando di fissare il prezzo in vista di un eventuale passaggio dal controllo della Famiglia Benetton a quello pubblico della cordata guidata da Cassa Depositi e Prestiti. L’Unione europea ha infatti messo in mora l’Italia, insieme all’Ungheria, per non aver ancora aperto il mercato italiano agli altri fornitori di servizi di pagamento elettronico di pedaggi. Una attività che sulla intera rete autostradale dello stivale è affidato a Telepass, la società del gruppo Autostrade per l’Italia, che garantisce il telepedaggio anche sulla rete che non gestisce direttamente.

 

La lettera contesta al governo italiano di “non aver adempiuto agli obblighi derivanti dalla direttiva 2004/52/CE e dalla decisione 2009/750/CE”.

 

Nel 2009 la Commissione ha stabilito che, nel giro di un triennio, tutti i Paesi avrebbero dovuto implementare la liberalizzazione della fornitura servizi di telepedaggio, ma soprattutto garantire il raggiungimento dell’interoperabilità dei vari sistemi di pagamento per gli utenti. Ovvero che il pagamento dei pedaggi autostradali potesse avvenire per il cliente con la firma di un unico contratto, con un unico fornitore del servizio di pagamento elettronico e un unico dispositivo per veicoli (OBU – Unità di bordo) che funzioni in tutta l’Unione europea.

 

Per farlo, spiega la lettera di Bruxelles, ora si “richiede la conclusione senza indugio di negoziati contrattuali tra gli esattori dei pedaggi e i fornitori di servizi, in modo da garantire un accesso equo e non discriminatorio al mercato dei pedaggi per i fornitori del S.E.S. Entrambi gli Stati membri hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni sollevate dalla Commissione”.

 

Telepass, che nel 2019 ha fatturato 210 milioni e fatto utili per 62 milioni, non ha voluto commentare la decisione di Bruxelles.

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