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5 Gennaio 2021

Le 67 aree idonee per il Deposito dei rifiuti nucleari italiani

Alessandro Pulcini

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Nella notte tra 4 e 5 gennaio è stata pubblicata (su questo sito) la Cnapi, ovvero la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee: si tratta di un documento, molto atteso e pubblicato con un ritardo di 5 anni, elaborato dalla Società gestione impianti nucleari, la Sogin, che individua le zone dove localizzare in Italia il Deposito nazionale dei rifiuti nucleari e il relativo Parco Tecnologico.

 

In altre parole, è stato pubblicato l’elenco delle 67 aree tra le quali l’Italia sceglierà quella in cui stoccare le sue scorie radioattive (già prodotte o che lo saranno nei prossimi decenni, anche attraverso lo smantellamento dei siti nucleari). In particolare le aree individuate sono così ripartite: 8 in Piemonte, 2 in Toscana, 22 nel Lazio, 12 in Basilicata, 5 in Basilicata/Puglia, 14 in Sardegna e 4 in Sicilia.

 

 

Il ritardo

 

La pubblicazione della carta, elaborata in base ai criteri previsti dall’Ispra nella Guida Tecnica n.29, oltre che in base ai requisiti indicati nelle linee-guida dell’International Atomic Energy Agency (Iaea), è stata possibile dopo che nei giorni scorsi era arrivato il nulla osta alla pubblicazione da parte dei ministeri Sviluppo economico e Ambiente.

 

La struttura che verrà costruita in una di queste 67 aree, dovrebbe entrare in funzione dal 2025, se verrà seguito il cronoprogramma del progetto: ma siamo già in ritardo di 5 anni. Il via libera alla pubblicazione della Cnapi doveva arrivare entro il 20 agosto 2015. La richiesta da parte dei ministeri competenti a Sogin e Ispra di alcuni accertamenti tecnici ha fatto però slittare più volte la data. Ma a dilatare ulteriormente i tempi hanno pesato anche gli impegni politici: dalle regionali del 2015 al referendum costituzionale del 2016 fino ad arrivare alle elezioni del 2018 e al cambio di governo con il Conte2. L’arrivo della pandemia ha poi fatto il resto ma non era più possibile rinviare, considerando anche che l’Unione Europea ad ottobre dell’anno scorso ha aperto contro l’Italia una procedura d’infrazione.

 

Da adesso si apre la fase di consultazione pubblica, in cui le Regioni, gli enti locali e tutti i soggetti portatori di interesse qualificati possono formulare osservazioni e proposte tecniche. La pubblicazione della Carta apre infatti una fase di condivisione che durerà 4 mesi e che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati.

 

 

A cosa serve il Deposito

 

 

Il Deposito Nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi. La sua realizzazione consentirà di completare il decommissioning degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca. Insieme al Deposito Nazionale sarà realizzato il Parco Tecnologico: un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato.

 

 

Perché va costruito? L’Unione Europea (articolo 4 della Direttiva 2011/70) prevede che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati. La maggior parte dei Paesi europei si è dotata o si sta dotando di depositi per mettere in sicurezza i propri rifiuti a bassa e media attività. Per sistemare definitivamente i rifiuti ad alta attività, alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno la possibilità di studiare la localizzazione di un deposito profondo comune in Europa allo scopo di fruire dei potenziali vantaggi di una soluzione ottimizzata in termini di quantità di rifiuti, costi e tempi di realizzazione, così come prospettato dalla Direttiva Euratom 2011/70.

 

Il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è una struttura con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo i più recenti standard Aiea (Agenzia Internazionale Energia Atomica) che consentirà la sistemazione definitiva di circa 78 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività.

 

Di questi rifiuti, circa 50mila metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica e circa 28.000 dai settori della ricerca, della medicina nucleare e dell’industria. Sul totale di 78.000 metri cubi, circa 33.000 metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45.000 metri cubi verranno prodotti nei prossimi 50 anni.

 

Il Deposito Nazionale ospiterà anche il complesso per lo stoccaggio temporaneo di lungo periodo (50 anni) di circa 16.600 metri cubi di rifiuti ad alta attività, derivanti dallo smantellamento delle installazioni nucleari e dalle attività medicali, industriali e di ricerca. Saranno custoditi, inoltre, circa 800 metri cubi di residui del riprocessamento del combustibile (separazione di materiale riutilizzabile dal rifiuto) effettuato all’estero e del combustibile non ri-processabile.

 

Il deposito e il parco saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco. Il deposito avrà una struttura a matrioska. Nel dettaglio, all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati. A coprire il tutto ci sarà una collina artificiale.

 

La Cnai

 

In base alle osservazioni e alla discussione nel Seminario Nazionale, Sogin aggiornerà la Cnapi, che verrà nuovamente sottoposta ai pareri del ministero dello Sviluppo Economico, dell’ente di controllo Isi, del ministero dell’Ambiente e del ministero delle Infrastrutture. In base a questi pareri, il ministero dello Sviluppo Economico convaliderà la versione definitiva della Carta, ovvero la Cnai, la Carta nazionale delle aree idonee. La Cnai sarà il risultato dell’aggiornamento della Cnapi sulla base dei contributi emersi durante la consultazione pubblica.

 

A commentare la pubblicazione della carta, su delega del ministro Costa, è stato Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente: ”Si tratta di una forte assunzione di responsabilità da parte del Governo che non si sottrae dal risolvere una questione da anni al centro di dibattito e non più rimandabile”.

 

”La realizzazione del deposito nazionale – continua Morassut – permetterà al nostro Paese di tenere il passo con gli altri partner europei, che già da tempo hanno realizzato sul proprio territorio strutture analoghe, o che le stanno già progettando e realizzando”. Il deposito, spiega ancora il sottosegretario, “permetterà di sistemare definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi, oggi stoccati all’interno di decine di depositi temporanei sparsi nel Paese”.

 

”L’impegno del Governo sul nucleare è però a 360 gradi – conclude Morassut – Per rispondere alle giuste sollecitazioni di Greenpeace, al ministero dell’Ambiente stiamo, infatti, predisponendo (in sinergia con il ministero dello Sviluppo economico) una nota indirizzata alle autorità francesi per chiedere il coinvolgimento del nostro Paese in relazione all’ipotesi di estensione della licenza dei reattori nucleari d’oltralpe, che si trovano in prossimità dei nostri confini”.

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