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La Corte dei conti condanna ex ambasciatore in Iraq a risarcire il ministero degli Esteri

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Alla fine, il buon comportamento processuale gli è valso uno sconto del 75% sul risarcimento da pagare al ministero degli Affari esteri per la figuraccia che Marco Carnelos, ex ambasciatore in Iraq, ha fatto fare alla diplomazia italiana per aver messo a disposizione di un uomo d’affari locale la propria attività istituzionale.

 

I giudici della Corte dei conti, competenti per questo tipo di cause quando è in ballo il buon nome dello Stato italiano, hanno girato al mittente l’offerta fatta da Carnelos di sanare la ferita con 5.000 euro, ma hanno ritenuto che all’ex diplomatico basteranno comunque 50.000 euro per compensare lo sfregio all’immagine della diplomazia italiana, anziché gli oltre 200.000 richiesti dalla Procura. La sentenza depositata il 19 gennaio scorso arriva dopo che, nel 2018, l’ex ambasciatore aveva patteggiato una pena e lasciato spontaneamente la carriera.

 

Nel 2016, quando era ambasciatore italiano in Iraq, Carnelos, secondo quanto viene ricostruito negli atti giudiziari era stato intercettato a fare affari con Salam Karim Khan Bradosti e, poi, processato per “aver messo la propria funzione istituzionale al servizio del potente uomo d’affari curdo-iracheno, vicepresidente dello ZOZIK Group, al fine di favorirlo in affari privati suoi e del gruppo di imprese del quale era a capo”.

 

Tale gruppo ricorda la magistratura contabile “era attivo per lavori in subappalto anche con ditte italiane, tra le quali la Trevi iniziative immobiliari, che stava realizzando lavori di consolidamento della diga di Mosul. Riferisce la Procura che, in tale contesto, il convenuto riceveva o comunque accettava la promessa di somme di denaro: indicato dalla Procura in 100-150 mila dollari”. Per questo, nell’aprile del 2018 Carnelos ha patteggiato, in sede penale, una condanna a un anno e cinque mesi di reclusione, con sospensione della pena, per il delitto di “corruzione per l’esercizio della funzione” con sentenza divenuta definitiva in quei giorni. Ed è stato dagli uffici giudiziari che il fascicolo è stato girato alla Corte dei conti per valutare l’eventuale danno di immagine.

 

I 212.000 euro di risarcimento sono stati calcolati dalla Procura contabile valutando il danno come pari al doppio delle somme oggetto dell’attività finite all’attenzione del tribunale, stimate in 106.000 euro. È la metodologia che si segue quando l’entità dell’importo alla base della condotta dannosa è incerta. Carnelos, è riuscito a guadagnarsi la clemenza della corte ricordando di essere uscito prontamente e spontaneamente dal servizio diplomatico, di aver ammesso le colpe e reso più facile l’accertamento dei fatti e chiesto di cancellare lo sfregio all’immagine offrendo un risarcimento simbolico, anche perché oggi ha redditi modestissimi. Ma non ha convinto del tutto i giudici.

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