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Governo, Goldstein (OCSE): servono riforme strutturali

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I nodi alla fine vengono al pettine. Anche in Italia, dove il problema resta quello di non aver adottato a suo tempo riforme strutturali, coerenti e profonde, che avrebbero consentito di rispondere più efficacemente a una crisi eccezionale e prolungata come quella provocata dalla pandemia. A pensarlo è Andrea Goldstein, senior economist dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e attento osservatore delle dinamiche italiane che ha seguito fino all’anno scorso come managing director di Nomisma, prima di rientrare a Parigi, dove oggi si occupa di globalizzazione e sviluppo economico nei Paesi asiatici.

 

Con Giorgio Bellettini ha curato una delle primissime pubblicazioni sulla crisi innescata dal Covid in Italia: “The Italian Economy after Covid-19. Short term costs and long-terms adjustements” (Bononia University Press) uscito a luglio in due versioni – italiano e inglese – raccoglie le analisi di conosciuti professori ed economisti italiani sulla doppia crisi (sanitaria ed economica) che ha colpito il Paese, e sulle possibili policies per uscirne.

 

Quest’estate, infatti, era ancora plausibile pensare e sperare che la politica avrebbe potuto di lì a poco riorientare i suoi sforzi per dare il via alla ripresa. E oggi?

 

Il quadro è drasticamente mutato, sia per l’insorgere di una seconda ondata pandemica, ancor più violenta della prima, sia per l’arrivo di una nuova crisi di governo. Ma le raccomandazioni contenute in quel libro, secondo Goldstein, sono tuttora “valide e cogenti” perché i problemi italiani erano presenti anche prima del Covid. “Quest’ultimo – afferma – li ha solo amplificati mettendo in luce, una volta di più, che in mancanza di riforme coerenti, le nostre lacune strutturali riducono la capacità di rispondere a una crisi di così vasta portata”.

 

Il volume che ha curato analizzava la crisi pandemica anche in termini positivi, considerandola una grande opportunità per riformare il Paese e perseguire nuovi modelli di crescita. Siamo ancora in tempo per farlo?

La politica italiana non si sta purtroppo mostrando all’altezza della situazione per motivi che non posso e non voglio sindacare. Senz’altro il Paese non aveva bisogno, in questo momento, di una crisi politica che introduce elementi di ulteriore incertezza in un quadro segnato da una pandemia in atto e da preoccupazioni per la campagna vaccinale su cui potrebbero pesare problemi di logistica e di organizzazione nelle somministrazioni. Bisogna rendersi conto che la crisi italiana è profonda perché ha cause strutturali che vengono da lontano e in questo quadro si è innestato un evento – la pandemia – senza precedenti nella storia recente. Questa crisi non può essere risolta con soluzioni estemporanee: il costo delle false ‘buone idee’ che sono state licenziate un po’ da tutta la nostra politica negli ultimi anni, in Italia è più alto che altrove.

 

Nuove elezioni potrebbero chiarire lo scenario?

 

Temo che il ritorno alle urne, nel caso italiano, non sia risolutivo anche perché le elezioni si svolgerebbero in una situazione di pandemia, con la necessità di adottare misure di distanziamento per gli elettori e tutta una serie di precauzioni che, da una parte, rallenterebbero le procedure, dall’altra potrebbero rendere l’esercizio del voto non possibile per una parte dell’elettorato. D’altro canto bisogna rilevare che in un frangente già così incerto, l’Italia sta spendendo il suo capitale politico non per varare le riforme di cui avrebbe bisogno, ma per tentare di ricostruire un governo.

 

Intanto il Fmi ha quasi dimezzato le nostre prospettive di crescita per l’anno in corso mentre l’agenzia Fitch mette in dubbio che riusciremo ad adottare strategie credibili per rilanciare la crescita. Gli economisti Ocse come si stanno ponendo nei confronti dell’Italia? E’ possibile anticipare qualche dato?

In una situazione fluida come quella attuale è difficile, se non impossibile, formulare previsioni di lungo periodo: già due settimane possono fare una grande differenza e modificare il quadro, in una direzione o nell’altra, per esempio, considerando il ritmo di avanzamento delle vaccinazioni. Sulla crescita incidono anche fattori che oggi non sono quantificabili come la capacità delle persone di reagire e tornare a scommettere sul futuro, e dei nostri ragazzi di recuperare eventuali lacune formative. In ogni caso sarà fondamentale ricostruire un clima di fiducia nei confronti di tutte le istituzioni e raggiungere un certo grado d’immunità generale, per minimizzare le attuali condizioni d’incertezza. Solo quando saremo usciti dall’emergenza, sarà possibile focalizzare gli sforzi sulla ripresa economica.

 

Anche lei ha l’impressione che la caduta del Conte bis all’estero sia assolutamente incomprensibile?

Come economista italiano all’Ocse, sono spesso interrogato da colleghi che non capiscono come il nostro sistema Paese possa reggere un simile “ritmo” di crisi di governo e come possa esser venuta a meno una maggioranza anche in piena pandemia. L’apprensione è tuttavia smorzata dalla quasi certezza che il Paese, alla fine, in qualche modo, ce la farà come ha sempre fatto.

 

L’Italia – sospira Goldstein – sembra quel Paese “da cui tutti si aspettano il peggio ma che riesce sempre, in extremis, ad evitarlo”. Si potrebbe quasi dire che la famosa metafora del calabrone, che riesce comunque a volare nonostante le leggi della fisica, faccia al caso nostro. Peccato che la storia dell’imenottero sovrappeso sia stata decretata completamente falsa proprio dalla scienza.

 

E allora non ci resta che attendere col fiato sospeso il prossimo 9 marzo, quando gli economisti di Parigi pubblicheranno l’aggiornamento del loro outlook economico.

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