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Il ritardo italiano sull’intelligenza artificiale

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Giorgio Ventre (Apple academy): Pesa soprattutto il ritardo della Pubblica amministrazione. La versione completa di questo articolo, a firma di Nicola Sellitti, è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio 2021.

IL TRENO DELL’INTELLIGENZA artificiale va preso al volo per favorire un balzo in avanti della produttività del lavoro in Italia. Big Data, machine learning, in generale l’impiego delle macchine: nonostante il fardello del Covid-19 sulle economie mondiali, non si ferma il processo di trasformazione aziendale verso lo sfruttamento intensivo dell’alta tecnologia. Un po’ ovunque, meno in Italia, frenata da anni dal digital divide, come rivela uno studio di Accenture e Frontier economics, secondo cui l’intelligenza artificiale porterà a un forte incremento della produttività sul lavoro nei Paesi sviluppati entro il 2035: davanti a tutti la Svezia (37%), poi Stati Uniti (35%), Giappone (34%) e la Germania (29%), con Regno Unito (25%) e Francia (20%) a seguire, mentre per l’Italia è previsto un incremento del 12%, facendo meno peggio solo della Spagna (11%).

Sempre secondo Gartner, entro il prossimo anno un lavoratore su cinque impegnato in compiti prevalentemente non di routine si affiderà all’intelligenza artificiale per svolgere un lavoro. Insomma, c’è il rischio di non cogliere al volo un passaggio storico. “Il problema dell’Italia nella corsa verso la transizione aziendale e l’utilizzo delle migliori tecnologie che stanno trasformando il mondo del lavoro sono le condizioni che mancano per registrare un eccellente impatto dell’intelligenza artificiale nelle aziende”, spiega Giorgio Ventre, direttore del Dipartimento di ingegneria elettrica e delle tecnologie dell’informazione e Direttore scientifico della iOS Developer academy, l’accademia per sviluppatori che Apple ha aperto due anni fa a Napoli. “Se non ci sono le infrastrutture necessarie non si può determinare un sistema produttivo fortemente digitalizzato. E questo discorso va indirizzato soprattutto alle pmi, in cui i processi produttivi sono ancora tradizionali, dove c’è la convinzione che la digitalizzazione consista nell’utilizzo del social, oppure della posta elettronica. Invece, è tutt’altro”.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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