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Bellavia (Groupama): Con il lavoro da remoto cambia il ruolo dei manager

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Dal 2015 Groupama Italia è una delle aziende Top Employer, quelle da preferire per i lavoratori per la qualità di vita in azienda, per l’attenzione complessiva rivolta alle risorse umane. Carla Bellavia è il direttore HR e Organizzazione da una decina d’anni. “Venivo da esperienze con aziende anglosassoni, e la differenza di cultura in un’organizzazione francese di sente: un approccio cortese, naturalmente attento alla relazione. Nel caso poi di Groupama pesa anche positivamente la natura mutualistica e fortemente radicata nei territori. Due fattori che esaltano ancora di più la sensibilità rivolta ai collaboratori. Oggi diremmo alla centralità delle persone”.

Insomma, terreno fertile per la certificazione tra le aziende Top Employer. “A questo aggiungiamo l’oggetto di business di una compagnia di assicurazione – continua Bellavia – rivolto naturalmente alla protezione delle persone. Questo tratto distintivo si manifesta già nel rapporto con i dipendenti”. Un motivo di ulteriore soddisfazione per Groupama Italia (550 dipendenti, di cui 200 sul territorio) è certamente stato quello di aver raggiunto il riconoscimento di Top Employer prima fra tutte le filiali del Gruppo e prima anche della casa madre francese.

“La nostra vuole essere un’azienda inclusiva – spiega Bellavia, per cercare di spiegare le ragioni di questo successo – dove la persona ha il suo peso e porta nel lavoro anche le sue passioni personali, i suoi propri valori. Per questo, oltre ai tradizionali benefit che rendono il luogo di lavoro accogliente (dalla mensa alla palestra, finché la sede era frequentata dai dipendenti, ndr), cerchiamo di proporre eventi di sensibilizzazione ambientale, occasioni di beneficienza e volontariato, ma anche occasioni di comunicazione tra le persone, assai importanti negli ultimi mesi di distanziamento forzato, per assicurare uno scambio continuo e costante tra le persone, pur avendo abilitato il 90% dei dipendenti al lavoro da remoto”.

Da remoto sono state effettuate anche molte assunzioni, racconta Bellavia: “Per selezionare e orientare le nuove risorse in modalità remoto ci vuole una bella organizzazione. E noi lo abbiamo fatto. In questi mesi di lockdown abbiamo fatto decine di assunzioni, inserendo le nuove risorse nei processi produttivi, senza passare attraverso la presenza fisica. Fondamentale è stato il lavoro che abbiamo sviluppato con la nostra dirigenza”.

Lo smart working, o più semplicemente il remote working, richiede una organizzazione manageriale più spiccata, una capacità di programmazione serrata, e una capacità acuita di ascolto, per cogliere e mettere a frutto ogni suggerimento pratico. E molto è stato fatto da Groupama anche in questa direzione, con seminari specifici, per gestire il cambiamento e prepararsi al “new normal”. “Il ruolo dei manager è mutato – aggiunge Bellavia – ed è stato accentuato il valore del lavoro in team, dove l’autoregolazione era fondamentale. È stato ridefinito il leadership model. È stato focalizzato il problema del controllo del lavoro. Ed è emerso come un falso problema. La questione non è controllare, ma monitorare e condividere le attività”.

Tutto il capitolo “formazione e aggiornamento” ha dovuto riproporsi in modalità a distanza, accelerando le ottimizzazioni offerte dai supporti tecnologici. “Ma in tutto questo processo abbiamo fatto survey, tentativi, aggiustamenti progressivi – continua Bellavia – assicurando una comunicazione interna fluida e mantenendo tutti i canali di comunicazione aperti con i collaboratori. Condividere e comunicare, questo è stato il mantra che ci ha guidato in questi mesi, mantenendo chiara la rotta verso il business dell’impresa, utilizzando tutte le kpi per la misurazione delle performance aziendali. Abbiamo letto tutti i contributi dei diversi consulenti aziendali, ma l’abito ce lo siamo costruito su misura. Un giorno dopo l’altro”.

Anche in Groupama si è toccato con mano un nuovo ruolo della direzione HR. La funzione HR in azienda è diventata sempre più l’interfaccia (a volte l’integrazione, a volte il collante) con la comunità e le istituzioni anche sanitarie. La stretta integrazione con il board aziendale ha consentito di mettere a fattor comune tutti gli strumenti, dalle instant survey all’ottimizzazione delle tecnologie digitali come supporto essenziale di quella che ormai è una “data republic”.

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