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Frankly, la Starbucks italiana del Bubble Tea

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Una tradizione con origini asiatiche che parte dalla lontana Taiwan negli anni ’80, ma che ha messo le sue radici da un po’ di tempo anche in Italia. È il Bubble Tea, una nuova moda che promette di diventare prestissimo il nuovo food trend internazionale.

Si tratta, in sostanza, di un drink a base di tè – nero, verde o oolong, chiamato anche tè blu, un tipo semiossidato prodotto in Cina e a Taiwan, una buona fonte di antiossidanti che contiene anche sali minerali come calcio, magnesio e potassio. Il tè può essere servito caldo o freddo a cui si aggiungono latte o sciroppo alla frutta e, soprattutto, uno o più topping: dalle perle di tapioca alle caratteristiche popping bobas (delle piccole palline alla frutta), dai semi di chia fino all’aloe vera, i marshmallows o addirittura il budino.

Un prodotto a tutti gli effetti “globetrotter”, che ha viaggiato dall’Asia al Nord America (Stati Uniti e Canada), dove oggi si è consolidato come bevanda dal carattere internazionale, e che negli ultimi anni si è affacciato in Europa. Anche in Italia, dove soprattutto al nord ora è grande successo per la prima catena che ha portato il Bubble Tea nel nostro Paese. Si chiama Frankly e possiede sette negozi – quattro a Milano, gli altri a Torino, Bologna e Bergamo, e ha l’obiettivo di portare la “bevanda colorata” in tutta Europa.

I numeri sono molto positivi: nata nel 2017 a Milano dall’idea di Franco Borgonovo (italiano) e Lati Ting (nata ad Hong Kong e cresciuta in Canada), Frankly è oggi una startup in piena fase di crescita: 55 dipendenti, oltre 1 milione di drink serviti ogni anno, con una crescita del retail del 75%. E ambiziosi programmi per il futuro, con quattro nuove aperture in cantiere, lo sviluppo del canale online – nato a fine 2020 – per la consegna a domicilio di Kit Box e l’obiettivo di guardare all’Europa a partire dal 2023. Tutto questo nonostante l’annus horribilis della pandemia.

“Il Covid – afferma Franco Borgonovo, founder di Frankly – è stata una grande sfida per tutto il settore della ristorazione. Nel contesto di un anno terribile Frankly è riuscita ad uscirne tutto sommato meglio di molti altri operatori del settore. Il nostro business, infatti, è basato prevalentemente sul take away, questo ci ha consentito di mantenere i nostri locali aperti dal mese di aprile 2020 in poi con continuità, senza dover ricorrere a cassa integrazione o ridurre il personale. A settembre 2020 abbiamo anche registrato il record assoluto di vendite nei nostri negozi. Infine, abbiamo avviato il nostro canale online per le consegne a domicilio, che ci ha permesso di raggiungere anche clienti in città in cui i nostri negozi fisici non sono ancora presenti”.

A quattro anni dalla sua fondazione, Frankly può definirsi a tutti gli effetti un’azienda di spirito internazionale, e non solo per le caratteristiche del suo prodotto. La storia dell’azienda e dei due fondatori, infatti, corre tra l’Asia, il Canada e l’Italia: “Io sono italiano, cresciuto professionalmente a Milano in una nota società di consulenza globale dopo alcune esperienze di formazione tra Parigi e Singapore, Lati invece è nata ad Hong Kong, si è formata tra il Canada (British Columbia) e la Bocconi e ha lavorato in Svizzera e in Asia, oltre che in Italia, prima di fondare Frankly – spiega ancora Franco Borgonovo, ripercorrendo le tappe che hanno portato lui e la compagna a far nascere la startup -. L’idea è nata da un’esigenza di Lati: aveva imparato a bere il Bubble Tea in Canada, e non trovava in Italia nessun punto di riferimento in cui trovare un prodotto di qualità alta e affidabile. Così ci siamo detti: perché non creare noi lo Starbucks del Bubble Tea? Così è nata Frankly. E anche oggi, ci piace conservare questo spirito di internazionalità, inclusione e apertura verso il mondo: nel nostro team lavorano persone da oltre 10 nazionalità diverse e si parla l’inglese come prima lingua corrente. E altrettanto inclusiva è la nostra clientela”.

Il “tè con le bolle” piace ai più giovani, grazie al suo look coloratissimo e alle infinite possibilità di personalizzazione, ma sta iniziando a incuriosire anche i millennials, al punto che il mercato globale vale già 2,2 mld di dollari e promette di raggiungere i 3,5 entro il 2026, proprio grazie al boom europeo.

“Quando abbiamo iniziato nel 2017 – dice il founder di Frankly – entravano nei nostri negozi quasi esclusivamente under 25, ma negli ultimi anni iniziamo a vedere anche over 30, incuriositi dall’aumento della notorietà del prodotto. Il Bubble Tea si è portato dietro per alcuni anni lo stigma di bevanda iper zuccherata, ma questo non è necessariamente vero: dipende tutto dalla qualità degli ingredienti e dalla preparazione. Noi, ad esempio, scegliamo solo materie prime naturali e permettiamo una completa personalizzazione del drink, che può anche essere completamente sugar-free. Insomma, quasi sempre i nostri drink sono meno calorici di un gelato. Continuiamo a investire in ricerca e sviluppo sui prodotti per cercare di soddisfare le diverse tipologie di clienti”. In effetti la bevanda utilizza tipici dolcificanti naturali come stevia, agave o miele. Questa caratteristica sarebbe tra i fattori motrici del consumo di Bubble Tea proprio per lo spostamento dei consumatori verso alternative sane allo zucchero.

Grazie all’e-commerce, implementato da poco, Frankly permette di acquistare e ricevere in tutta Italia alcune delle materie prime utilizzate nei negozi, oltre a speciali kit per realizzare la bevanda: “Entro la fine del 2021 puntiamo ad estendere la copertura distributiva dei nostri prodotti e-commerce alle principali nazioni europee”, afferma Borgonovo. “Abbiamo da sempre preferito dare precedenza all’esperienza in store dei nostri clienti rispetto al canale delivery – continua -. Solo negli ultimi mesi abbiamo deciso di gestire in maniera più proattiva il canale delivery che sta crescendo in maniera organica mese dopo mese. Ci attendiamo una percentuale di vendite in delivery rispetto al totale intorno al 25%”.

Frankly ha ambiziosi programmi per il futuro. Il budget di fatturato per il 2021 è di circa 3,5 mln di euro. “È prevista l’apertura di nuovi locali sia a Milano che in altre città su cui stiamo attivamente cercando location in linea con i nostri requisiti. Siamo sicuramente interessati a città con grande vocazione universitaria, quali per esempio Padova, Firenze ma anche Como”. E la capitale? “Roma è senza dubbio una città interessante in cui speriamo di poter aprire presto. Ad oggi abbiamo utilizzato un modello di espansione a macchia d’olio, partendo dalla nostra città d’origine (Milano) e dando priorità alle città più vicine (Torino, Bologna, Bergamo) per semplificare logistica e controllo. Roma rientra sicuramente nelle città di prima fascia nella nostra strategia di crescita e la stiamo seguendo con attenzione”.

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