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Nasce l’Osservatorio Welfare della Luiss. “In estate il primo report”

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Ci stiamo abituando, anche in Italia, a vedere nelle università l’incrocio fertile tra ricerca accademica e promozione di impresa. E il territorio del welfare è per sua natura – e condizione attuale – una naturale area di gioco per questa integrazione. È con questa ambizione che nasce l’Osservatorio Welfare promosso dalla Luiss Business School e diretto da Mauro Marè, professore universitario di Scienze delle Finanze, a lungo consigliere economico dell’ex ministro dell’Economia Padoan sui temi pensionistici, e presidente di Mefop.

“Entro l’estate produrremo il primo Rapporto annuale, frutto di una indagine approfondita su un campione di oltre 6000 individui. Una ricerca che ambisce a essere il primo contributo approfondito sulle tematiche del welfare in Italia, dopo l’emergenza Covid”. Mauro Marè si occupa da sempre di questi temi, ma ora guiderà un “think tank” che si prefigge di fare ricerca di qualità, con la consapevolezza di poter indicare anche linee di sviluppo economico per il “nuovo welfare” che sta nascendo.

“La crisi della finanza pubblica non può non condizionare il modello della nuova protezione sociale – spiega Marè, direttore del neonato Osservatorio Welfare – così come la denatalità, o l’emergenza sanitaria. Il futuro, ma ormai anche il presente è destinato a farci vedere grandi aree di integrazione: il pubblico con il privato, ma anche l’assistenza e la salute, ma anche salute e previdenza devono essere viste in una prospettiva unica. Ci disponiamo a indagare questo universo in profondo cambiamento” aggiunge Marè.

La sfida della pandemia sta modificando organizzazioni del lavoro, abitudini di vita, esigenze e bisogni, priorità. Citando i dati di una ricerca elaborata da Mefop, la società di servizi e consulenza per i fondi previdenziali e sanitari partecipata dal Mef, e presieduta dal direttore dell’Osservatorio, Mauro Maré, va rammentato il cambio di paradigma nelle “preferenze” delle preoccupazioni e nelle attese di prestazioni di welfare da parte dei lavoratori. Nel recente passato il tema della pensione e delle sue prestazioni complementari era al primo posto. Oggi, e diciamo da un paio d’anni, è di gran lunga il tema della salute. Dopo il Covid ancora di più.

“Le politiche di welfare erano già in crisi prima della pandemia – sostiene Marè – sotto la spinta della novità demografica e con gli scenari di finanza pubblica che conosciamo”. Si invecchia di più e si nasce di meno. E proprio quando servirebbero maggiori aiuti pubblici, ci si scopre esposti a una crisi di finanza pubblica irreversibile.

Il welfare pubblico deve agire nel momento dell’emergenza, ma alle risorse private bisogna fare ricorso per progettare il nuovo equilibrio fisiologico delle prestazioni di protezione sociale. Il privato vuol dire certamente il sistema delle imprese di assicurazione. Gli italiani sono un popolo “sotto-assicurato”; si fa ricorso alla spesa privata individuale e familiare per far fronte alle esigenze – a partire da quelle più “urgenti”, come quelle che riguardano la salute – che si presentano rinnovate e aggiornate. Alcune grandi imprese assicurative, da anni, offrono un contributo di analisi del mercato del welfare italiano. Unipol con “Welfare, Italia”, ormai in collaborazione con Ambrosetti; Generali Italia con il “Welfare index Pmi”, rivolto allo sviluppo del welfare aziendale nelle imprese di piccole e medie dimensioni; Rbm, ancora prima di entrare nell’orbita di Intesa Sanpaolo, aveva iniziato a elaborare con il Censis un Rapporto sulla salute degli italiani.

L’iniziativa della Luiss Business School si propone uno sguardo terzo al mercato dei servizi di welfare. Conta sulla sponsorship di alcuni soggetti privati, oltre alla stessa Luiss, anche Deutsche Bank, Arca, Ania, Natixis, per citare i primi partecipanti all’Osservatorio.

Marè si augura che altri supporter si potranno manifestare strada facendo. “Ho preferito avere una pluralità di partner, invece che cercare un unico sponsor – spiega Marè – proprio per assicurare quello sguardo “terzo” che deve qualificare l’analisi dell’accademia. Oltre al Rapporto annuale proporremo dei “paper” periodici e dei contributi di analisi e approfondimento”.

Sotto la lente dell’Osservatorio Welfare promosso dalla Luiss Business School finirà tutto il mercato del welfare: dalle prestazioni pubbliche alle integrazioni private, in sanità e previdenza, e in ogni dimensione di aree aziendali. “L’Osservatorio si propone ai professionisti, al mercato, alle Istituzioni e all’Accademia per assicurare quella visione interdisciplinare che rende possibile lo sguardo al welfare del futuro” continua Marè. L’obiettivo è raccogliere tutti i soggetti attivi nel segmento del welfare aziendale per pianificare qualche produzione originale.

“Abbiamo in animo di indicare lo stato dell’arte di questo mondo” conclude Marè, una visione che farà bene alle imprese che intervengono sul mercato del welfare, che si rivela una parte integrante per la sfida della sostenibilità. “Le politiche di welfare erano già in crisi prima della pandemia – ha detto nel corso della presentazione dell’Osservatorio – sotto la spinta della novità demografica e con gli scenari di finanza pubblica che conosciamo”. Si invecchia di più e si nasce di meno. E proprio quando servirebbero maggiori aiuti pubblici, ci si scopre esposti a una crisi di finanza pubblica irreversibile.

Ci sarà molto da fare per fotografare l’evoluzione in corso. Il “new normal” che si sta affermando è destinato a modificare tutti i paradigmi del lavoro e del reperimento delle risorse. Una cosa è certa: per il futuro del welfare occorre una crescita economica che sappia generare ricchezza da redistribuire. Un banco di prova, un altro, per il Governo di Mario Draghi. Un altro nodo da sciogliere per il futuro del Paese.

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