Sinner nuova stella in un tennis ‘ridimensionato’

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L’Italia del tennis si rialza con Sinner, mentre il mondo delle racchette perde colpi a causa della pandemia. Il 19enne altoatesino, nuovo fenomeno mondiale e prossimo all’ingresso tra i primi venti della classifica Atp, alla prima partecipazione è in finale del Master 1000 di Miami, uno dei tornei più importanti al mondo dopo le quattro prove del Grand Slam.

Una prova prestigiosa, ma non ricca come in passato: anche in Florida sono arrivati drastici tagli al montepremi: 6,6 milioni di euro, il 40% in meno rispetto al 2019 (oltre 14 milioni di dollari). Una retromarcia necessaria per il calo vertiginoso del sistema, soprattutto alla voce biglietti: a Miami l’obiettivo era portare negli stadi del tennis almeno il 20% del pubblico presente nelle edizioni passate. La contrazione economica porta conseguenze anche per chi vincerà il torneo: assegno da poco più di 300 mila dollari, l’80% in meno rispetto a quanto incassato due anni fa dal vincitore, Roger Federer, ovvero 1,3 milioni di dollari.

Ma il peso della pandemia si avverte anche sui tennisti eliminati nelle prime fasi del torneo, quelli in posizione borderline, che rischiano di finire in bolletta tra spese per il viaggio aereo, alberghi, allenatori e fisioterapisti: a Miami da 16 mila a 10 mila dollari per l’uscita al primo turno, da 26 mila a 16 mila per l’addio alla competizione al secondo turno.

Come spiegato dal presidente dell’Atp, l’italiano (ed ex tennista di livello, Andrea Gaudenzi), la pandemia ha provocato danni: i tornei Atp hanno visto andare in fumo fino a 80 milioni di dollari complessivi nel 2020, tra prove annullate all’ultimo secondo per casi Covid-19, rimborsi per biglietti già acquistati (i montepremi dei Master 1000 come Miami dipendono al 45% dai biglietti allo stadio) e il calo del 30% delle sponsorizzazioni. Una discesa evidente anche nei primi tre mesi del 2021, con premi in calo tra del 70-80%. E ci sono riflessi anche sui posti di lavoro nelle federazioni nazionali, con migliaia di licenziamenti, dipendenti in cassa integrazione (110 per la Federtennis italiana) e poco lavoro per i maestri. L’Atp ha fatto sapere di aver investito 5,2 milioni di dollari per sostenere i montepremi dei tornei fino all’edizione di Wimbledon, in particolare dei 250 e 500 (quelli meno ricchi del circuito) fino all’80% e al 60% delle cifre stanziate in era pre-Covid-19. Dunque, più sicurezze per gli atleti, ma la situazione è pesante: per esempio, la Wta ha dovuto finanziare (565 mila dollari) il torneo inaugurale di Abu Dhabi.

E anche il numero uno del mondo, il serbo Novak Djokovic ne ha risentito, nonostante l’immensa ricchezza accumulata in carriera: per il successo all’Australian Open, a febbraio, ha incassato un milione di dollari in meno rispetto al 2020 (in totale 2,1 milioni di dollari). Una somma che è stata garantita ai tennisti eliminati nei primi turni, per restare a galla.

Insomma, anche il tennis attende gli effetti della vaccinazione globale per tornare a respirare. E se gli Stati Uniti dovrebbero portare tifosi sulle tribune per i tornei estivi sul cemento, prima dello Us Open, restano assai dubbi su Wimbledon e soprattutto per il Roland Garros, in Francia. Di sicuro, almeno nel futuro a breve termine, i guadagni dorati di fuoriclasse come Roger Federer (100 milioni di dollari tra giugno 2019 e giugno 2020, tra sponsor e premi sul campo) saranno solo un ricordo.

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