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Con la protesta legittima in piazza la politica peggiore

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La protesta di ambulanti, ristoratori e commercianti è comprensibile, dopo un anno di restrizioni causa Covid. Senza un sistema adeguato di ristori, è inevitabile che si arrivi alla piazza. Perché la sofferenza economica si lega alla sofferenza sociale e trova l’unico sfogo possibile. Vanno ascoltati e servono risposte certe sulle modalità per sostenerli. Non si possono però promettere aperture senza avere la certezza che si possano rispettare. Un governo serio scommette tutto sulla campagna vaccinale, l’unica possibilità per accorciare il tempo che manca al ritorno alla normalità, ma trova anche il modo per non lasciare sole le migliaia di persone che oggi protestano.

Lo Stato deve fare la sua parte, ricorrendo a tutti gli strumenti a disposizione per limitare i danni. La lentezza con cui in questi mesi di emergenza sono arrivate a destinazione le risorse o, peggio, l’incapacità dimostrata nel raggiungere intere categorie di lavoratori rischiano di compromettere definitivamente la tenuta sociale. Il problema non può essere accantonato o rimandato, va affrontato.

Altrimenti, a soffiare sul fuoco arrivano puntuali gli agitatori e gli speculatori.

Da Vittorio Sgarbi a Casapound, da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia a molti ex Cinquestelle, accanto alla protesta legittima c’è la politica peggiore, quella che pur di trovare consenso non esita a metterci la faccia. È così che dalla manifestazione di piazza si passa alla violenza di piazza. Come è già successo e come sta accandendo in queste ore. E come potrebbe accadere ancora nei prossimi giorni.

Di fronte a Montecitorio va in scena un copione annunciato. Prima gli slogan: “Libertà, libertà”. Poi le parole in libertà: “Un governo di matti”, citando Sgarbi, “i deputati della morte”, citando sempre Sgarbi. Subito dopo, gli scontri. Le transenne usate per sfondare, il lancio di fumogeni e di bottiglie, i feriti, i fermi.

La cronaca è impietosa: le ragioni di chi protesta si perdono nella mezz’ora di comizio elettorale di chi cerca l’applauso. Restano i problemi da risolvere e le risposte che mancano.

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