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The Appointment, la fiera virtuale per far ripartire il travel

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Sono stati coinvolti più di 900 tra agenti di viaggio, hotel, tourist board e winemaker, in rappresentanza di 35 paesi di cinque continenti, nella prima edizione di The Appointment la fiera virtuale dedicata allo slow travel d’eccellenza che si è svolta dal 13 al 15 aprile, un evento pensato per progettare il futuro e ripartire con la prima scelta delle eccellenze del travel.

The Appointment ha un cuore italiano, Rachele Belladelli, Alessando Maiocchi e Luigi Nappo sono tre dei protagonisti della sua ideazione, insieme alla statunitense Vivian Chambers. L’evento ha avuto come media partner Lonely Planet Magazine Italia che ha riconosciuto in The Appointment i tre temi portanti del Best in Travel 2021, l’impegno a favore della comunità, della diversità e della sostenibilità. Per tirare le somme della prima edizione e capire come i players internazionali hanno reagito all’offerta travel della fiera, abbiamo intervistato Luigi Nappo, founder di Tales Collection.


Luigi come è nata l’idea di The Appointment?

L’idea che ha segnato la nascita di The Appoinment è stata quella di far incontrare i migliori agenti di viaggio del mondo, attentamente selezionati, con hotel indipendenti, travel designer, winemaker e destinazioni esclusive. Il fulcro della nostra iniziativa è stato proprio quello di puntare sul ruolo degli agenti di viaggi, sempre più consulenti e meno intermediari, come driver della crescita del turismo di qualità nei prossimi anni. Per questo gli agenti che sono intervenuti avevano un profilo molto alto, concentrati sulla fascia di mercato che si definisce “lusso”, ma che oggi sta cambiando pelle molto in fretta, il lusso è sempre più uno stile di vita sostenibile e non è una novità se pensiamo ai prezzi di una Tesla. E’ stato detto più volte: la pandemia non ha cambiato gli stili di viaggio, ma semplicemente accelerato dei trend che erano chiaramente percepibili da anni, ma visibili solo nelle fasce di consumatori detti “pionieri”. Con il ritorno alla normalità degli spostamenti, avremmo una crescita del turismo slow, la parola lusso sarà coniugata sempre di più associata alla parola sostenibile, fino al punto in cui una esperienza davvero “appagante” non potrà non essere anche sostenibile. Questo è evidente nella domanda di viaggio delle generazioni Y e nei millennials, e questa sensibilità sta risalendo la piramide generazionale diventando prioritaria anche per le generazioni meno giovani.


Durante la fiera è stato presentato il Manifesto di The Appointment, di cosa si tratta?

Il Manifesto è un documento dove è riconosciuto dai fornitori, il ruolo del Travel Advisor. Questo è stato per noi un’iniziativa importante, dopo anni in cui hotel e fornitori locali hanno inseguito il turista, la comunità imprenditoriale riconsidera il ruolo degli agenti di viaggio e la guida esperta al viaggiatore. Tutto il team di The Appointment è convinto che i consulenti di viaggio giocheranno un ruolo sempre più importante nella selezione e pianificazione di itinerari innovativi.


Nel Manifesto troviamo anche i valori di The Appointment, come nascono?

Il primo è l’autenticità, valore fondante dell’iniziativa, insieme alla sostenibilità e al supporto delle comunità locali. Cinque anni fa ero a Lisbona e mi impressionò una scritta sui muri di Alfama: Turistas Terroristas. Era evidente che le comunità locali vedevano nei turisti non un veicolo di promozione, di crescita, economica e culturale, ma un fattore di impoverimento. Il turismo è un’industria pesante, e come per i processi industriali, anche nei processi turistici è necessario adottare politiche più rispettose delle comunità e dei territori. La retorica del turismo alternativa all’industria pesante è una trappola perché la gente non vuole le centrali nucleari vicino casa, non vuole le acciaierie e non vuole più neanche i centri storici invasi da turisti che occupano spazi e case sfrattando chi invece in quelle zone ci ha sempre vissuto. Ma anche i viaggiatori stanno evolvendo i propri stili di viaggio prediligendo modalità slow, percorsi meno battuti alla ricerca di una maggiore autenticità. Queste nuove modalità di fruizione potrebbero riportare equilibrio tra viaggiatori e comunità e fare davvero in modo da conciliare le esigenze di tutti. The Appointment ha avuto successo perché ha intercettato queste istanze e le ha tradotte in pratica, per questo abbiamo selezioniamo solo buyers e sellers che condividono questa visione ed ai seller è stato chiesto di firmare il manifesto sulla sostenibilità.


Come si è svolta la fiera e quali sono stati i numeri di questa prima edizione?

Innanzitutto bisogna precisare che il workshop era solo su invito. Il suo svolgimento parte molto prima della tre giorni di interazione tra i players, ogni partecipante ha avuto a disposizione circa 60 giorni per creare la propria agenda selezionando i partner desiderati da gestire in 45 appuntamenti da “20 minuti” durante i 3 giorni dell’evento. La scelta non è stata facile perché si sono registrati 700 Travel Advisor da 22 paesi, 150 hotels, 30 tourist boards, e 40 winemakers. I partecipanti sono stati 950 e si sono riusciti a sviluppare 11.450 appuntamenti one-to-one. Oltre agli appuntamenti, ci sono stati webinar e virtual experiences dove i providers locali hanno potuto presentare le propria offerta ad un pubblico selezionato di buyers, che hanno visto in anteprima la tipologia e la qualità dell’offerta e scegliere se calendarizzare un meeting con il fornitore. Per l’Italia hanno partecipato i tourist board dell’Alta Badia e del Sud Tirol.


Quali sono state le reazioni dei partecipanti?

Innanzitutto dobbiamo dire che la formula virtuale è stata molto apprezzata e il livello di soddisfazione è stato altissimo. Abbiamo sottoposto un sondaggio a tutti e credo che parli chiaro sull’efficacia della formula di The Appointment, perché il 70% dei partecipanti ha giudicato la varietà degli exhibitors e buyers, positiva oltre le aspettative iniziali. Il grande successo di tutta la squadra di The Appointment è, a mio avviso, nel dato che evidenzia come il 97% dei partecipanti abbia apprezzato la durata di 20′ per ogni incontro. Ho raccolto, infatti, tanti commenti dei partecipanti che reputavano il tempo a disposizione come il giusto compromesso per esporre le proprie idee e poter gestire i tanti appuntamenti fissati in agenda.

 

Cosa emerge dalla conversazione con i buyers per quanto riguarda l’Italia?

The Appointment aveva solo il 20% di partecipanti Italiani e quello che è emerso è che nell’immediato c’è bisogno di una sola cosa: dare una data, anche se fosse pessimistica, diciamo Settembre, ma dare una data di riapertura. Ci sono letteralmente milioni di persone che vogliono prenotare la loro vacanza in Italia, ma non lo fanno perché non hanno certezza. In Grecia invece gli hotel sono già overbooked, cosi come in Croazia ed il motivo è semplice: è stata annunciata una data. Mi fido molto di Draghi, è un economista che maneggia perfettamente la teoria delle aspettative.

 

Il futuro di The Appointment?

La buona riuscita di The Appointment è evidente leggendo i numeri dei suoi partecipanti, ma il vero successo è decretato dall’entusiasmo di tutti i players che stiamo raccogliendo in questi giorni post evento. Per questo replicheremo, anche noi viviamo di entusiasmo per un settore che in Italia è eccellenza, e i numeri sono importanti è vero, ma senza la passione non sono che un elenco.

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