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Emilia Romagna: “Finanziare gli aeroporti”

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L’Emilia-Romagna non ci sta. Dopo aver pubblicamente protestato con il governo perché il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha escluso gli aeroporti dai finanziamenti europei e ha negato i 48 milioni chiesti dalla Regione per i suoi quattro scali, ha compiuto un ulteriore passo per sbloccare l’impasse, stavolta nei confronti dell’Unione Europea.

L’assessore regionale alle Infrastrutture e Turismo, Andrea Corsini, ha investito della questione i parlamentari europei emiliani, Elisabetta Gualmini del Pd e Alessandra Bosso della Lega, che ha incontrato con i rappresentati degli aeroporti della Regione: Bologna, Parma, Rimini e Forlì. Entrambi hanno manifestato piena disponibilità a intervenire in sede europea e a valutare spazi di manovra per eventuali correttivi.

“Escludere gli aeroporti dal Pnrr è un errore strategico, la transizione ecologica non è incompatibile con il trasporto aereo – ha insistito Corsini -. Se è vero che il turismo sarà un driver fondamentale per la ripartenza, queste infrastrutture sono strategiche per agganciare il rilancio dell’Emilia Romagna sui mercati internazionali”. Tanto che già a fine aprile, alla presentazione del Pnrr, il Presidente Stefano Bonaccini aveva confermato che la Regione è pronta a sostituirsi al governo e a mettere mano ai fondi di sua competenza della programmazione Ue 2021-2027 per investimenti infrastrutturali a sostegno di un comparto duramente colpito dalla pandemia. Bonaccini aveva contestualmente scritto al ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, perché sbloccasse al più presto i 500 milioni di euro di aiuti nazionali.

Due le criticità che secondo la Regione vanno corrette per permettere di attivare gli interventi necessari alla ripresa post-emergenza sanitaria: i sostegni, a compensazione delle perdite subite, e gli investimenti. Ad essere colpiti dalle restrizioni sui sostegni sono sia l’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna che il Luigi Ridolfi di Forlì: il primo perché supera i 3 milioni di passeggeri l’anno, il secondo perché dista meno di 100 chilometri da quello di Rimini. Entrambi questi vincoli del Regolamento europeo “se sono comprensibili in un periodo normale, lo sono molto meno considerando quanto la pandemia abbia pesantemente inciso sui bilanci dei gestori”, ha aggiunto Corsini.

Per gli investimenti la Regione evidenzia il paradossodellesclusione degli aeroporti dal Pnrr: da più parti si è ribadito che queste infrastrutture possono rientrare di diritto nel capitolo della transizione ecologica, visto anche lottimo risultato dellaeroporto di Bologna, che di recente ha ricevuto un premio come scalo più green dItalia. “Ci sono tutti gli elementi per agire sugli investimenti, quindi sul debito buono, anziché sulla liquidità ha affermato Corsini –. I nostri aeroporti hanno piani industriali capaci di sostenere la ripartenza a medio e lungo periodo. Abbiamo bisogno che lUe, in considerazione della pandemia mondiale abbattutasi su tutti i settori, dimostri elasticità consentendo le deroghe ai regolamenti necessarie allo sviluppo degli scali per intercettare fin da subito la ripresa.

Non vogliamo aiuti di stato ma risorse per gli investimenti e gli strumenti ideali sono il Pnrr e poi il Recovery Plan – hanno ribadito i rappresentanti degli aeroporti –. Non si capisce perché gli aeroporti non possano concorrere alla transizione ecologica con investimenti per la sostenibilità. Sarebbe un errore strategico escluderci, proprio per il ruolo che possiamo giocare nel turismo”.

Le due parlamentari europee hanno dato la loro disponibilità adapprofondire le questioni, ribadendo che ci sono due canali percorribili: uno nazionale, il Pnrr, su cui ci sono due mesi di tempo per lavorare a correzioni e aggiustamenti, e uno regionale che consiste in oltre 100 miliardi di euro per le Regioni italiane per la programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 dentro il quale potrebbero rientrare anche gli aeroporti.

Nel ringraziare Gualmini e Basso l’assessore Corsini ha ripetuto che la Regione continuerà il suo pressing presso il ministero dei Trasporti e della Mobilità Sostenibili, perché, dopo la lettera inviata dal presidente Bonaccini, siano approvati i decreti attuativi per sbloccare i 450 milioni destinati agli aeroporti, fondi peraltro già stanziati in Finanziaria e che rappresentano un primo passo sufficiente a coprire almeno le perdite. Per gli investimenti la Regione ha avuto il via libera dalla Ue a 12 milioni per Parma e a 3 milioni quest’anno per Rimini, mentre per Forlì il negoziato si è aperto ora.

A metà marzo era stato il direttore generale dell’Associazione degli aeroporti europei Aci-Europe, Olivier Jankovec, a scrivere ai direttori generali della Dg-Move, della Dg-Clima e al segretario generale della Commissione Europea per sollevare le stessequestioni e chiedere di sospendere con effetto immediato i divieti e i vincoli ai finanziamenti pubblici sia degli aeroporti con traffico superiore ai 5 milioni di passeggeri che di quelli con un traffico inferiore, per le “circostanze eccezionali” create dalla pandemia. In particolare, per i prossimi 5-10 anni le società di gestione, visto l’impatto della crisi sui bilanci, non saranno in grado di mantenere i piani di investimento e sostenere gli interventi previsti per la digitalizzazione, la sostenibilità e la decarbonizzazione con l‘obiettivo di impatto zero al 2050. Jankovec ha proposto, in prima battuta, di lasciare ai singoli Stati la possibilità di valutare e finanziare i progetti.

Infine, lasciare che siano le singole Regioni a decidere se e come utilizzare fondi propri a sostegno degli aeroporti rischia di determinare un’asimmetria concorrenziale tra i diversi scali, con alcuni in grado di far ripartire gli investimenti e altri no.

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