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Too good to go lancia l’etichetta per ridurre lo spreco alimentare

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spreco alimentare

Data di scadenza e Termine minimo di conservazione (Tmc) sono la stessa cosa? Il 63% degli italiani non lo sa. Per questo Too good to go, l’app contro gli sprechi alimentari, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente del 5 giugno, lancia anche in Italia l’iniziativa Etichetta Consapevole.

etichetta consapevole
Courtesy Too good to go

Etichetta anti spreco

Alla classica etichetta, Too good to go ha pensato di aggiungere la frase “Spesso buono oltre”, accompagnata da alcuni pittogrammi esplicativi, dedicata ai prodotti con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, per incoraggiare i consumatori a utilizzare i propri sensi prima di gettare un prodotto. Scopo dell’iniziativa: favorire una maggior comprensione delle informazioni sul prodotto.

Buttati ogni anno 9 mln di tonnellate di cibo

Proprio l’errata interpretazione dell’etichetta porta a sprecare ogni anno in Europa 9 mln di tonnellate di cibo, che equivalgono a più di 22 mln di tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera. Un danno non solo economico, ma in primis ambientale. Per questo, Too good to go ha scelto di lanciare questa campagna per la Giornata mondiale dell’Ambiente, un’iniziativa che l’app ha già promosso in altri Paesi come Danimarca, Germania, Svizzera, Francia, Regno Unito, Spagna e Portogallo, proprio per l’importanza del tema di contrasto allo spreco.

Il 10% degli sprechi legati alla scadenza

“Secondo un recente studio, in Europa fino al 10% degli sprechi alimentari generati annualmente sono collegati alle date di scadenza. Occorre agire presto sia lato business che consumatori per far si che questo problema sia risolto rapidamente”, dichiara Ludovica Principato, food waste scientist e docente all’Università Roma Tre. Un problema attribuibile, in particolare, proprio alla non corretta interpretazione delle due diciture (data di scadenza e termine minimo di conservazione).

La differenza tra le due diciture

In Italia, da una recente indagine di Altroconsumo risulta che solo il 37% dei consumatori è davvero consapevole che la data di scadenza (“da consumarsi entro”), attesta che consumare il prodotto oltre quella data può essere un rischio per la salute, mentre il termine minimo di conservazione (“da consumarsi preferibilmente entro”) indica che l’alimento potrebbe iniziare da quel momento a perdere in parte alcune delle sue proprietà come gusto, profumo, fragranza ma che, se conservato nella maniera corretta, è ancora perfettamente consumabile anche oltre la data indicata.

Dove trovare Tmc e data di scadenza

Il Termine minimo di conservazione si trova generalmente su prodotti secchi confezionati, alimenti in scatola, confetture e conserve, conserve sott’olio, prodotti surgelati, bevande confezionate e bevande UHT, salse, spezie ed erbe aromatiche, farine, cereali, caffè, the e infusi. La data di scadenza invece si trova su quei prodotti che sono molto deperibili dal punto di vista microbiologico, come gli alimenti pre-confezionati freschi, che possono includere: latte, uova, formaggi freschi, carne, pesce, ma anche insalate confezionate, e pasta fresca confezionata (elenco non esaustivo).

Una buona regola: affidarsi ai propri sensi

“Il Termine minimo di conservazione indica la data entro la quale il prodotto alimentare conserva le proprie proprietà specifiche, in adeguate condizioni di conservazione”, conferma Laura Rossi, responsabile scientifico Osservatorio sugli sprechi alimentari del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. “Moltissimi prodotti oltre la data riportata possono subire modificazioni organolettiche come sapore, odore o consistenza, ma possono essere comunque consumati senza rischi per la salute: se conservati bene si possono infatti mangiare anche dopo il Termine minimo di conservazione e possiamo così evitare di buttare via tanto cibo che in realtà si può consumare senza pericolo”, continua l’esperta.

“Utilizzare i sensi, per capire se il prodotto è molto deperito oppure ha odore o colore anomalo, rappresenta quindi una strategia utile per combattere lo spreco alimentare”, conclude Rossi. Il consumatore, affidandosi ai propri sensi (vista, gusto e olfatto), può evitare in questo modo di gettare cibo ancora perfettamente commestibile.

Lo spreco in Italia: 27 chili a persona

A un anno dal lancio dell’iniziativa in Danimarca, il 70% dei consumatori ha dichiarato di essere più consapevole sul tema e il 60% di aver sprecato meno cibo dopo essere venuto a conoscenza del problema grazie alla campagna di Too good to go. Anche in Italia, l’obiettivo è quello di portare maggiore consapevolezza, per abbattere in modo concreto ed immediato lo spreco alimentare, che ammontano a circa 27 kg per persona.

Sempre più aziende coinvolte

Già diverse aziende hanno risposto all’invito di Too good to go, come ‘La Marca del Consumatore‘, con la sua passata che da gennaio presenta l’Etichetta Consapevole. Da maggio, inoltre, si possono trovare sugli scaffali dei negozi biologici italiani alcuni prodotti a marchio NaturaSì con l’indicazione del Termine minimo di conservazione. Salumi Pasini e WAMI, a loro volta riportano l’Etichetta Consapevole. Altre aziende come Granarolo, Fruttagel, Bel Group, Gruppo VéGé, Raspini Salumi, Nestlé, Danone e Olio Raineri si sono impegnate a aggiungere l’ulteriore specifica su alcuni loro prodotti nel corso del 2021.

Too good to go comunque continuerà ad allargare il proprio raggio d’azione, con lo scopo di aumentare consapevolezza e informazione del consumatore per diminuire gli sprechi domestici. “Il progetto Etichetta Consapevole, che si inserisce tra le azioni che stiamo portando avanti all’interno del Patto contro lo Spreco Alimentare lanciato a gennaio, è uno step importante, sia per il consumatore che per le aziende”, afferma Eugenio Sapora, Country manager Italia di Too good to go. “La consapevolezza, quando si tratta di sprechi alimentari, a volte è la prima e più determinante arma per generare un impatto concreto”.

L’endorsement all’iniziativa è arrivato anche da altre figure. Politici come Maria Chiara Gadda, che in passato ha proposto la legge 166 del 2016, detta ‘Antispreco’ e Daniela Rondinelli, europarlamentare e membro della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. Non solo. Anche quello delle organizzazioni a difesa dei consumatori come Altroconsumo e Confconsumatori.

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