‘I FEEL FOOD’ è il progetto del National Biodiversity Future Center che traduce la sostenibilità alimentare in un’esperienza educativa concreta, collegando salute umana e salute del pianeta. Attraverso un Educational Tour nelle scuole italiane, studenti e ricercatori dialogano su biodiversità, dieta e impatti ambientali, sperimentando modelli alimentari ispirati alla Planetary Health Diet.
Il progetto affronta temi cruciali come il ruolo degli impollinatori nella qualità nutrizionale, l’economia circolare applicata agli scarti agricoli, la tutela della diversità genetica attraverso lo Svalbard Seed Vault e l’uso del DNA per garantire la tracciabilità alimentare. Dall’acquacoltura sostenibile alla citizen science, il progetto dimostra che il cambiamento parte dalle scelte quotidiane, trasformando conoscenza scientifica in consapevolezza diffusa.
“Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”. Quando il celebre gastronomo francese Jean-Anthelme Brillat-Savarin coniò questo aforisma, non poteva certo immaginare quanto le sue parole sarebbero risultate profetiche secoli dopo. Oggi, alla luce delle moderne emergenze climatiche ed ecologiche, la scienza contemporanea ha dovuto ampliare quel concetto, trasformandolo in un monito ben più urgente: “Dimmi come mangi e ti dirò in che stato di salute si trova il tuo pianeta”.
I sistemi alimentari globali, per come li abbiamo concepiti negli ultimi decenni, non si limitano a plasmare la salute dei nostri corpi, ma determinano impatti profondi, diffusi e spesso devastanti sull’intero mondo che abitiamo. Tuttavia, esiste una via d’uscita virtuosa: un regime nutrizionale che rispetti rigorosamente gli equilibri della natura non solo fa bene all’individuo, ma innesca un ciclo ecologico rigenerativo capace di restituire risorse, purezza e stabilità all’ambiente. È per trasformare questa complessa consapevolezza scientifica in un patrimonio culturale condiviso che il National Biodiversity Future Center (NBFC) ha lanciato il progetto ‘I Feel Food’.
L’Educational Tour: la scienza in viaggio tra i banchi di scuola
‘I Feel Food’ non è una semplice campagna di sensibilizzazione, è un vero e proprio ponte generazionale. Attraverso percorsi didattici all’avanguardia, laboratori interattivi e incontri sul campo, il progetto entra negli istituti scolastici italiani per spiegare a bambini e ragazzi i complessi meccanismi che uniscono la salvaguardia della biodiversità, la sicurezza alimentare e la prevenzione medica. Il cuore pulsante e operativo del progetto si è concretizzato in un massiccio ‘Educational Tour’ nazionale, svoltosi tra la metà di ottobre e la fine di novembre 2025. Questa carovana della conoscenza ha attraversato alcune delle principali città italiane – Roma, Torino, Milano, Palermo, Pavia e Genova – aprendo le porte delle aule a oltre seicentocinquanta studenti, dalle scuole primarie fino agli istituti superiori. L’obiettivo fondamentale dei ricercatori è stato quello di abbandonare le vecchie lezioni frontali, calando i ragazzi direttamente nelle sfide del presente. Il culmine di questo percorso si è tenuto presso il Polo Tecnologico di Pavia, dove studenti, ricercatori di altissimo livello e rappresentanti delle istituzioni si sono seduti attorno agli stessi tavoli utilizzando la metodologia del world café. Questo format di discussione orizzontale e informale ha permesso ai giovanissimi di dialogare alla pari con gli scienziati, trasformando concetti accademici complessi in un linguaggio immediato, e generando idee innovative su come modificare le nostre routine alimentari quotidiane.
Planetary Health Diet: la dieta che salva due mondi
Uno dei concetti cardine trasmessi agli studenti è quello della ‘Planetary Health Diet’ (la dieta per la salute del pianeta). Fino a pochi anni fa, la medicina nutrizionale si concentrava quasi esclusivamente sul calcolo delle calorie e sull’impatto dei cibi sull’organismo umano. Oggi, grazie all’approccio olistico noto come One Health, abbiamo compreso che la salute delle popolazioni umane è biologicamente inseparabile da quella degli ecosistemi. I medici e i nutrizionisti coinvolti nel progetto hanno spiegato ai ragazzi l’importanza dell’esposoma, ovvero dell’insieme totale delle esposizioni ambientali (inquinamento, stile di vita, dieta) a cui un individuo è sottoposto nell’arco della sua vita. Scegliere alimenti ricchi di molecole bioattive, densi di nutrienti e provenienti da filiere corte e sostenibili, agisce come uno scudo formidabile contro le malattie infiammatorie e croniche. Allo stesso tempo, limitare drasticamente i cibi ultra-processati – che richiedono enormi quantità di energia, acqua e chimica di sintesi per essere prodotti – significa alleggerire la pressione sui suoli agricoli e sulle falde acquifere. In sintesi, la distruzione di una foresta o l’acidificazione degli oceani si ripercuotono direttamente sul nostro metabolismo; curare il pianeta significa, letteralmente, curare noi stessi.
Il mistero degli scaffali vuoti: l’inestimabile lavoro degli insetti
Per far comprendere l’importanza vitale della biodiversità, i ricercatori ricorrono spesso a un esperimento mentale di grande impatto emotivo: cosa accadrebbe se entrassimo in un supermercato e scoprissimo che metà degli scaffali sono improvvisamente vuoti? È esattamente lo scenario a cui andremmo incontro se perdessimo gli insetti impollinatori. L’Italia è un vero e proprio ‘supermercato naturale’, un campione europeo di biodiversità, ma questa immensa ricchezza è costantemente minacciata dall’uso indiscriminato di pesticidi e dai cambiamenti climatici. Durante le lezioni, gli scienziati presentano dati sbalorditivi derivanti dalle ultime ricerche sul campo. Si prenda ad esempio il genere botanico Rubus (che include more e lamponi): gli studi dimostrano che l’azione delle api e degli altri impollinatori selvatici non si limita a garantire una maggiore quantità di frutti, ma ne altera radicalmente la biochimica. I frutti nati da fiori visitati dagli insetti presentano concentrazioni significativamente più alte di nutrienti preziosi per la nostra salute, come i derivati della quercetina, i tannini e gli antociani (potenti antiossidanti). L’impollinazione, dunque, non è solo una questione di volumi agricoli, ma di suprema qualità nutrizionale.
Dai rifiuti al piatto (e alla plastica): il carciofo circolare
Un altro capitolo affascinante esplorato da ‘I Feel Food’ riguarda la transizione verso l’economia circolare e l’eliminazione degli sprechi industriali. I ragazzi scoprono come i laboratori universitari – in particolare le eccellenze del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Salerno – stiano trasformando scarti agricoli destinati al macero in vere e proprie miniere d’oro nutrizionali. Prendiamo il caso del carciofo, una coltura fondamentale nel bacino del Mediterraneo che genera però enormi quantità di scarti fogliari. Attraverso sofisticate tecnologie di laboratorio, come la macerazione in acqua supportata da ultrasuoni, i chimici riescono a estrarre da queste foglie preziose molecole bioattive: acido clorogenico, cinarina e inulina (uno zucchero benefico per la flora intestinale). Queste polveri purificate vengono poi riutilizzate dall’industria alimentare per arricchire impasti da forno, creando pane e coni gelato senza glutine dotati di eccezionali proprietà antiossidanti e di un altissimo contenuto di fibre, senza minimamente alterarne il sapore. Ma la meraviglia scientifica non si ferma qui. La biomassa solida residua, ormai priva di nutrienti, non viene affatto incenerita. Viene invece sottoposta all’azione di enzimi specifici (idrolasi e proteasi) che scompongono la materia rilasciando zuccheri di base. Da questi processi si ricava l’acido polilattico, un polimero naturale utilizzato per creare pellicole e imballaggi alimentari biodegradabili al 100%. È la scienza che chiude il cerchio: la pianta ci nutre, lo scarto ci cura, e il residuo finale diventa l’involucro sostenibile che sostituirà la plastica derivata dal petrolio.
La cassaforte nel ghiaccio e la tracciabilità del DNA
Per proiettare lo sguardo verso il futuro, il progetto porta virtualmente gli studenti tra i ghiacci del Circolo Polare Artico, alla scoperta dello ‘Svalbard Global Seed Vault’. Questa incredibile infrastruttura ingegneristica, scavata nella roccia gelata, custodisce oltre un milione di campioni di semi provenienti da ogni angolo del globo: dal riso asiatico al sorgo africano, fino alle antiche varietà di grano italiano. Ma perché parlarne a scuola? Per far comprendere che, in un’epoca segnata da guerre devastanti e cambiamenti climatici imprevedibili, la diversità genetica delle piante è la nostra unica, vera assicurazione sulla vita. Perdere questa varietà significherebbe condannare l’umanità a carestie irreparabili.Parallelamente, per proteggere la biodiversità che arriva sulle nostre tavole, il Centro Nazionale sta mappando il patrimonio genetico italiano. Attraverso la piattaforma molecolare del NBFC, i genetisti estraggono il DNA barcoding (una sorta di codice a barre genetico) di migliaia di specie vegetali e animali. Questa immensa libreria digitale permette di combattere le frodi alimentari, garantendo ai consumatori che le erbe, le spezie e le materie prime acquistate siano esattamente quelle dichiarate in etichetta, smascherando l’inserimento fraudolento di specie aliene o scarti non dichiarati.
L’acquacoltura del futuro e il mare che rinasce
Il consumo intensivo di pesce sta svuotando gli oceani, e l’acquacoltura tradizionale, purtroppo, ha spesso abusato di antibiotici di sintesi che si accumulano nei fondali sabbiosi, alterando drammaticamente gli ecosistemi costieri.
I biologi marini del Centro illustrano ai giovani i nuovi modelli di ‘acquacoltura multitrofica integrata’ (IMTA). Si tratta di allevamenti intelligenti dove le vasche dei pesci sono affiancate da barriere di molluschi filtratori (come cozze e ostriche) e da praterie di macroalghe coltivate. I molluschi e le alghe si nutrono degli scarti organici e del fosforo prodotti dai pesci, depurando naturalmente l’acqua. Inoltre, gli scienziati stanno sostituendo gli antibiotici con estratti naturali di origine vegetale che, aggiunti ai mangimi, rafforzano il sistema immunitario dei pesci in modo completamente naturale. È un modello che garantisce cibo sicuro per le nostre mense e, al contempo, protegge il mare.
Citizen science e mense scolastiche: il cambiamento parte dal basso
Il successo di ‘I Feel Food’ risiede nella sua capacità di trasformare la teoria in azione tangibile. Le mense scolastiche sono diventate veri e propri laboratori sociali, dove i menu vengono rivoluzionati introducendo ortaggi colorati di stagione, legumi antichi dimenticati e prodotti a chilometro zero, sostenendo economicamente le piccole filiere agricole locali che lavorano senza pesticidi. I cortili degli istituti ospitano orti curati direttamente dai bambini, che imparano così il rispetto per i tempi lunghi e lenti della natura. Infine, gli studenti vengono trasformati in veri e propri ‘cittadini scienziati’. Armati di smartphone e guidati dai ricercatori, partecipano a iniziative come i ‘Bioblitz’ in parchi e riserve urbane (come il progetto MonLeSa nei parchi romani o il SuMo al Parco Nord Milano). Fotografano uccelli, registrano suoni, mappano i nidi e imparano a riconoscere organismi fondamentali come i coleotteri saproxilici, insetti che nutrendosi di legno morto garantiscono la fertilità del suolo. Tutti questi dati confluiscono nei grandi database dei ricercatori, dimostrando ai ragazzi che il loro contributo è essenziale per la scienza. Al termine di questo affascinante viaggio educativo, le valutazioni condotte dai sociologi confermano uno straordinario incremento nella consapevolezza ecologica dei giovani partecipanti, influenzando positivamente le abitudini d’acquisto delle loro stesse famiglie. L’iniziativa del National Biodiversity Future Center ci dimostra che la crisi ambientale globale non si risolve solo nei grandi vertici internazionali, ma si vince ogni giorno, iniziando dalle aule scolastiche, dalle corsie dei supermercati e dai piatti che scegliamo di portare in tavola. Perché tutelare la rete della vita è, prima di tutto, il più grande atto di cura verso noi stessi e una responsabilità condivisa che cresce attraverso l’educazione, le scelte quotidiane e la consapevolezza collettiva.
