Pil, Ocse alza le stime. Nel 2022 il ritorno ai livelli del 2019

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La crescita italiana segnerà un incremento del 4,5% nel 2021 con l’accelerazione dell’introduzione del vaccino, e +4,4% nel 2022, un anno che in Italia secondo l’Ocse dovrebbe segnare un ritorno alla normalità per diversi indicatori, non solo economici, ma anche sociali.

Secondo il nuovo Outlook dell’Ocse, infatti, il 2022 sarà l’anno del ritorno del Pil ai livelli del 2019. Ma sarà anche l’anno, ad esempio, in cui tornerà ai livelli pre-pandemia la possibilità di nuove assunzioni per i soggetti con basse competenze e per le categorie sociali più vulnerabili: donne e giovani.

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Courtesy Ocse – outlook maggio 2021

 

L’Ocse rivede le stime

Le nuove cifre relative al Pil italiano (4,5% nel 2021 e 4,4% nel 2022) sono state riviste in rialzo rispetto alle ultime di marzo (rispettivamente a +4,1% e +4%). Per l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico il pil italiano dovrebbe raggiungere i livelli del 2019 nella seconda metà del 2022, e un ulteriore sostegno della politica fiscale “stimolerà la crescita nella seconda metà del 2021 e preserverà la capacità produttiva, ma aumenterà anche i livelli del debito pubblico”, si legge nel report dell’Ocse

“L’accelerazione della crescita globale sosterrà il rimbalzo della produzione, delle esportazioni e degli investimenti, questi ultimi beneficeranno anche di maggiori investimenti pubblici. I consumi si riprenderanno man mano che le restrizioni alla mobilità saranno rimosse e la crescita dell’occupazione riprenderà”, afferma l’Ocse.

Il governo italiano sta cercando di “promuovere una crescita più verde, digitalizzata e inclusiva, utilizzando i fondi Ue di Generation Eu insieme a generosi incentivi per le assunzioni e gli investimenti. Le riforme strutturali che favoriscono la crescita sono destinate ad accompagnare questi sforzi”, si aggiunge, sottolineando che l’effettiva attuazione del Pnrr richiede un settore pubblico determinato, digitalizzato e agile.

Sul fronte del tessuto produttivo, “la forte produzione manifatturiera contrasta con la debolezza dell’attività nei servizi a contatto con il pubblico”, rileva l’organizzazione, aggiungendo che il turismo, “che nel 2019 rappresentava il 6,4% del pil, ha continuato a contrarsi, in particolare per quanto riguarda i voli aerei e i pernottamenti. La spesa delle famiglie è stata pesantemente influenzata dalla fiducia e dalle restrizioni dell’attività”.

I vaccini in Italia

La campagna vaccinale in Italia, intanto, “sta accelerando dopo un inizio lento, ostacolato principalmente da problemi di approvvigionamento e distribuzione a livello europeo e dall’incertezza sugli effetti collaterali” dei vaccini. L’Ocse prevede l’allentamento di molte restrizioni entro questa estate. Il governo italiano, si ricorda, mira a vaccinare l’80% della popolazione (41,5 milioni di persone) entro settembre 2021.

Il debito pubblico: deficit sotto il 3% nel 2025

L’indicatore economico italiano più problematico resta, naturalmente, il debito pubblico, che vola al 160% nel 2021 sotto il peso delle misure di sostegno all’economia per contenere l’impatto della pandemia. Per l’Ocse, però, ci si può aspettare una riduzione del debito stesso proprio grazie al ritorno alla crescita economica provocato dal Pnrr.

L’organizzazione spiega che il governo italiano intende mantenere le politiche di sostegno per un certo periodo, con la conseguenza di un aumento del deficit nel 2020 e 2021 e un percorso di graduale rientro sotto il 3% nel 2025.

L’Ocse, si aggiunge, prevede un aumento degli investimenti pubblici al 3,1% del pil nel 2022 e del rapporto debito/pil a quasi il 160% nel 2021. Per ridurre i livelli di debito pubblico a medio termine, il governo farà affidamento soprattutto su una maggiore crescita, in parte grazie al rapido dispiegamento dei fondi Ue del piano Next generation Eu. “Un’attuazione efficace è fondamentale per realizzare il piano di risanamento del governo”, sottolinea l’Ocse.

Gli effetti dello stop alle moratorie

In Italia con lo stop alle moratorie sui prestiti bancari, estese fino al 31 dicembre 2021, si andrebbe incontro ad un aumento dei fallimenti delle imprese. “Il grande stimolo del governo, l’aumento dei tassi di vaccinazione e l’allentamento delle restrizioni guideranno la ripresa economica. Il settore manifatturiero e le esportazioni guideranno la ripresa, poiché la crescita globale rimbalza, sostenendo gli investimenti del settore privato. Maggiori investimenti pubblici, compresi quelli basati sui Next Generation EU, contribuiranno ulteriormente ad attirare gli investimenti privati. Il settore dei servizi si riprenderà con l’allentamento delle restrizioni e la vaccinazione della popolazione più a rischio”, scrive l’Ocse, osservando invece che “i fallimenti aumenteranno nel 2022 quando le moratorie sul debito con la normalizzazione dell’attività”.

L’aumento dei fallimenti, tra l’altro, avrà conseguenze su altri costi da sostenere, per lo Stato. A breve termine il sistema “per l’amministrazione dei casi di bancarotta e dei tribunali civili avrà bisogno di risorse aggiuntive e di automatizzare alcuni processi per gestire l’aumento dei casi” di fallimento “che seguirà la rimozione delle misure di sostegno”.

La ricetta Ocse: semplificazioni e concorrenza

In Italia “un ambiente normativo più semplice e snello che sostenga la concorrenza, in particolare nei settori dei servizi, incoraggerebbe l’occupazione e gli investimenti”, aumentando l’impatto del Pnrr. Così l’Ocse nel nuovo Outlook, sottolineando l’importanza di un approccio più coordinato alle tasse volto ad accelerare la transizione green. Inoltre un miglioramento della formazione – si spiega – “ridurrebbe la disoccupazione e faciliterebbe il passaggio a lavori meglio retribuiti specialmente per le persone vulnerabili – donne e giovani in particolare”.

La ripresa globale

Continua, intanto, la ripresa a livello globale: sfiorerà il 6% (5,8%) quest’anno. Ma restano disomogeneità nel rimbalzo atteso dopo la pandemia, secondo quanto scrive il capo economista Ocse Laurence Boone nell’editoriale del nuovo Outlook. “È con un certo sollievo che possiamo vedere una schiarita nelle prospettive economiche, ma con un certo disagio notiamo che questo accade in modo molto irregolare. Tra i nuovi focolai del virus, meno frequenti ma diffusi in tutto il mondo, la crescita globale continua a riprendersi – afferma – prevediamo che la produzione globale aumenti di quasi il 6% quest’anno, un’impennata impressionante dopo la contrazione del 3,5% nel 2020″.

Il pil mondiale è stimato in crescita del 4,4 nel 2022. “Mentre la ripresa porterà la maggior parte del mondo ai livelli di pil pre-pandemia entro la fine del 2022, questo è lungi dall’essere sufficiente“, sottolinea il capoeconomista Ocse. “L’economia globale rimane al di sotto del suo percorso di crescita pre-pandemico e in troppi paesi dell’Ocse gli standard di vita entro la fine del 2022 non torneranno al livello previsto prima della pandemia”.

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