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Banca Marche, niente risarcimento danni dalla Ue

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Il niet di Margrethe Vestager al il salvataggio di Banca Marche da parte del Fondo di tutela dei depositi (FITD), vergato nell’autunno del 2015, non può essere considerato un buon motivo per chiedere all’Europa i danni per il fallimento dell’istituto di credito. Lo ha stabilito il Tribunale dell’Unione europea con una sentenza depositata ieri, che assolve da responsabilità la direzione per la concorrenza che si era occupata del caso.

A ricorrere alla corte del Lussemburgo erano stati una serie di azionisti di Banca delle Marche, istituzionali e no, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, Montani Antaldi srl, Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata. Gli ex soci avevano contestato la decisione della Commissione che circa sei anni fa bloccò il piano di salvataggio della banca e chiesto il risarcimento del danno per un ammontare quantificato pari al “valore residuo che le obbligazioni subordinate e le azioni di Banca Marche possedute dalle ricorrenti avrebbero conservato laddove, in luogo della risoluzione, il FITD avesse portato a compimento la ricapitalizzazione della Banca”.

Come è noto, nel gennaio del 2012, la Banca d’Italia, dopo aver accertato lo stato di dissesto della banca marchigiana, l’aveva consegnata ai commissari e all’amministrazione straordinaria. Due anni dopo il Fondo di tutela dei depositi, che è un consorzio privato fra gli istituti di credito, aveva presentato un progetto di salvataggio e ricapitalizzazione della Banca che tuttavia è stato bocciato dalla Commissione europea in quanto avrebbe rappresentato un aiuto di stato. Così, a novembre del 2015, la Banca d’Italia non avendo ricevuto il parere positivo da Bruxelles, aveva avviato la liquidazione della banca.

Gli ex soci, si legge nel provvedimento, “ritenendo che la Commissione abbia impedito, per mezzo di pressioni illegittime esercitate sulle autorità italiane, il salvataggio mediante la ricapitalizzazione di Banca delle Marche da parte del FITD, hanno proposto un ricorso dinanzi al Tribunale dell’Unione europea diretto a far accertare e constatare la sussistenza della responsabilità extracontrattuale dell’Unione”. Una responsabilità che ad avviso del tribunale non è stata provata. La direzione per la Concorrenza, spiegano i magistrati europei, si muoveva su di un terreno totalmente nuovo e d era “impossibile per la Commissione sapere con sufficiente precisione se l’eventuale intervento previsto dal FITD a favore di Banca delle Marche potesse soddisfare i criteri di un aiuto di Stato”.

A provocare la risoluzione, hanno stabilito i giudici del Lussemburgo, sono stati “lo stato di dissesto di tale banca, dimostrato dalle perdite complessive di EUR 1,445 miliardi e da un deficit patrimoniale al 30 settembre 2015 pari a EUR 1,432 miliardi nonché il fatto che, nel corso della procedura di amministrazione straordinaria, non era stato possibile definire interventi da parte di soggetti privati idonei a risolvere la sua situazione di crisi”. Né si sarebbe potuto aspettare il recepimento da parte italiana della direttiva 59/2014 che avrebbe consentito l’intervento del Fondo poiché in quel frangente i commissari straordinari di Banca delle Marche avevano “segnalato alla Banca d’Italia l’imminente situazione di cessazione dei pagamenti di tale banca e riferito di temere che il suo salvataggio non potesse essere attuato in tempo utile tenuto conto della sua situazione finanziaria”.

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