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Bankitalia, ecco la carta degli investimenti sostenibili

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Arriva la Carta degli investimenti sostenibili di Bankitalia. Definisce la visione che la Banca ha della sostenibilità, contiene i principi e i criteri di riferimento per la gestione sostenibile dei propri investimenti finanziari e indica precisi impegni mediante i quali intende dare concretezza alla propria azione a favore di un modello di crescita economica sostenibile. Paolo Angelini, vice direttore generale di Bankitalia, li riassume nel suo intervento: promuovere la sostenibilità ESG, con iniziative per incoraggiare la diffusione di informazioni di sostenibilità da parte degli emittenti, degli intermediari e degli altri operatori del sistema finanziario; proseguire a integrare i principi ESG nella gestione degli investimenti e dei rischi finanziari e privilegiare gli investimenti che presentano il miglior profilo ESG, applicando esclusioni basate sulle convenzioni fondamentali in materia di lavoro e sui trattati internazionali in materia di armi controverse ed escludendo infine i produttori di tabacco; pubblicare informazioni e analisi sulla finanza sostenibile; comunicare periodicamente i risultati raggiunti per i propri investimenti e gli effetti per la società e l’ambiente; contribuire alla diffusione della cultura della finanza sostenibile nel sistema finanziario e tra i cittadini.

La carta di Bankitalia

La Carta degli investimenti sostenibili si concentra sul ruolo di Bankitalia in qualità di investitore finanziario. La Carta illustra i principi cui la Banca si ispira per la gestione sostenibile dei propri investimenti finanziari ed enuncia gli impegni mediante i quali intende dare concretezza alla propria azione mirante a integrare strutturalmente le valutazioni di sostenibilità con quelle finanziarie. L’intento più generale è di stimolare nella comunità finanziaria la consapevolezza su questi temi e sui rischi che ne scaturiscono; di incoraggiare le imprese ad adottare una gestione attenta all’ambiente, alla società e al rispetto delle migliori pratiche di governo societario. La pubblicazione della Carta si pone in continuità con la scelta, fatta dalla Banca d’Italia già nel 2019, di integrare aspetti ambientali, sociali e di governo societario (environmental, social, governance, ESG) nella gestione del proprio portafoglio azionario. A parità di altre condizioni vengono privilegiate le imprese che sono attente all’utilizzo responsabile delle risorse naturali e al loro impatto sugli ecosistemi, che mantengono adeguate condizioni di sicurezza, salute, giustizia, parità e inclusione, che generano reddito e lavoro nel rispetto di principi etici e che si strutturano secondo i migliori assetti di governo societario. La scelta di porre l’accento non solo sugli aspetti climatici, ma anche su quelli sociali e di governo societario nasce dalla convinzione che i tre aspetti, ciascuno dei quali è importante di per sé, sono inscindibili ai fini di un’azione di successo sul fronte della sostenibilità.

A cosa si applica

La Carta si applica alle attività gestite in autonomia dalla Banca, ossia gli investimenti del suo portafoglio finanziario e delle riserve valutarie. Si tratta di un perimetro considerevole: a fine 2020 copriva attivi per circa 190 miliardi di euro (148 e 44 miliardi, rispettivamente, per il portafoglio finanziario e le riserve valutarie).

I prossimi passi

Già dal prossimo anno avvieremo la pubblicazione di un rapporto annuale sugli investimenti sostenibili. Il rapporto sarà basato inizialmente sulle raccomandazioni della TCFD; successivamente, terrà conto della Direttiva europea per la rendicontazione delle informazioni non finanziarie. Inoltre, entro il 2023 completeremo lo sviluppo di una metodologia per misurare l’esposizione ai rischi climatici mediante l’analisi di scenario da applicare al portafoglio finanziario della Banca. Nel Rapporto sugli investimenti troverà spazio una descrizione di questo lavoro.

Lo scenario

Le analisi disponibili suggeriscono che per evitare gli scenari climatici più negativi (connessi a un innalzamento delle temperature globali oltre i 3 gradi per la fine del secolo) occorre dimezzare le emissioni mondiali di gas serra entro il 2030 e arrivare alla cosiddetta “neutralità carbonica” entro la metà del secolo. Queste condizioni, che sono state tradotte in obiettivi vincolanti dall’Unione europea, richiedono un profondo cambiamento nei modi in cui produciamo e consumiamo energia.

Il ruolo della finanza

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, per conseguire l’obiettivo del dimezzamento delle emissioni entro il 2030, gli investimenti in energie pulite dovranno triplicare, raggiungendo i 4.000 miliardi di dollari l’anno a
livello globale. Gli operatori della finanza sono indispensabili per realizzare questa rapida trasformazione, in quanto consentono di allocare le risorse necessarie sui progetti per la transizione climatica, in particolare quelli destinati all’innovazione tecnologica e alle infrastrutture. Inoltre, i rischi climatici e le politiche miranti a contrastarli hanno importanti ripercussioni sull’attività economica: possono determinare il successo di alcune imprese e un quadro avverso per altre. intermediari finanziari – rischio di credito per le banche, rischi di catastrofe naturale per le assicurazioni. Il raggiungimento degli obiettivi climatici richiede dunque adeguate politiche di regolamentazione e vigilanza sui mercati e sugli intermediari.

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