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“L’Italia non può rimanere fanalino di coda nell’educazione finanziaria”

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“Un Paese del G7 come l’Italia non può avere una popolazione semi-analfabeta finanziaria”, per questo è diventato necessario “fare un balzo in avanti, non basta più procedere a piccoli passi”. Annamaria Lusardi, economista italiana che da sempre lavora negli Stati Uniti e insegna alla George Washington University School of Business, nel 2017 è stata chiamata a guidare il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria.

Come è nata l’idea di istituire un comitato?

Il comitato nasce con l’allora ministro Pier Carlo Padoan, fu creato dal ministero dell’Economia e delle finanze di concerto con il ministero dello Sviluppo economico e il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, così si chiamava nel 2017. Sono stati inoltre coinvolti anche il ministero del Lavoro, tutte le autorità di vigilanza dei mercati finanziari, assicurativi e previdenziali, e gli organismi che rappresentano i consulenti finanziari e i consumatori. Nasciamo nel 2017 non a caso dopo una crisi bancaria. Ma ciò che ho detto sin dall‘inizio è che il Comitato non è una risposta alla crisi, ma al mondo che cambia. Io ritengo che il livello di scolarizzazione di un Paese e quello delle conoscenze finanziarie dovrebbero entrare nelle statistiche nazionali come il Prodotto interno lordo. Oggigiorno non basta più guardare all’andamento del Pil o dell’export, è necessario guardare anche alla capacità e alla formazione delle persone. E’ il Ventunesimo secolo, è il secolo della digitalizzazione, della informazione.

Le statistiche dell’Ocse ci collocano agli ultimi posti per conoscenze finanziarie.

Il Comitato è nato proprio per questo, per far fronte a questa grande carenza di conoscenza finanziaria, che oggi è diventata indispensabile come sapere leggere e scrivere. Per questo ho parlato di ‘analfabetismo finanziario’. Una parola dura, ma questo ci dicono i dati. Non possiamo continuare così, si deve cambiare.

A questo proposito, il senatore di Iv Mauro Marino ha presentato una proposta per l’inserimento dell’educazione finanziaria tra gli insegnamenti scolastici all’interno dell’educazione civica. E’ questa la strada giusta?

E’ un passaggio cruciale, lo hanno fatto molti altri Paesi e dobbiamo farlo anche noi. Serve fare un salto in avanti, non possiamo procedere a piccoli passi. Un Paese che ha un livello così basso di conoscenza finanziaria, reso ancora più drammatico dalle ultime statistiche dell’Invalsi, è un Paese che corre piano. Le persone che non sanno non operano bene, non prendono decisioni consapevoli. L’ignoranza costa e incide sulla vita dei singoli e della collettività. Se tu non sai di finanza, non pianificherai per il futuro, non saprai investire bene, sarai più esposto al rischio di diventare vittima di truffe, come infatti più volte è accaduto. I costi poi li paghiamo tutti. Attenzione, non diciamo che i cittadini devono diventare esperti di finanza, vogliamo che le persone conoscano l’abc, ed è per questo che io parlo di alfabetizzazione finanziaria.

Cosa intende per alfabetizzazione finanziaria?

La conoscenza dei principi alla base di tutte le decisioni finanziarie, come il tasso di interesse, l’inflazione, la relazione rischio-rendimento. Il mondo è cambiato, è più complesso rispetto al passato. Non si può andare oggi in banca senza conoscere l’andamento dei tassi di interesse. Sono informazioni indispensabili, una ‘patente’ per essere alla guida delle nostre finanze, della nostra vita economica.

Cosa ha fatto in questi quattro anni il Comitato? Come è partito?

La prima cosa che abbiamo fatto è stata costruire un portale di educazione finanziaria che si chiama Quellocheconta.gov.it. A settembre, partirà una campagna informativa che contribuirà a far conoscere il Comitato e le sue attività. Oggi ci sono più di settanta Paesi nel mondo che hanno un comitato che si occupa della strategia nazionale per l’educazione finanziaria e l’Italia è uno di questi.

Qual è l’obiettivo del portale?

E’ stato pensato per essere una fonte di informazioni semplice ma rigorosa. E’ un portale che parla in italiano, non usiamo termini tecnici o da esperti, non usa neanche termini in inglese, abbiamo cercato di evitarli il più possibile. Noi vogliamo parlare il linguaggio dei cittadini, entrare nella casa delle persone, ed essere una buona fonte di informazioni.

Oltre il portale, quale altra iniziativa?

Tra le prime attività del Comitato c’è stato un censimento per capire cosa viene fatto in Italia sull’educazione finanziaria e ci siamo resi subito conto che era troppo poco. Poi, per dare un indirizzo alle attività, abbiamo definito le linee guida dell’educazione finanziaria per i giovani e gli adulti. Abbiamo anche lanciato il ‘Mese dell’educazione finanziaria’ che si tiene ogni anno a ottobre.

L’appuntamento quest’anno arriva alla sua quarta edizione. Ha portato dei risultati?

Durante il ‘mese’ vogliamo trasformare il Paese in un laboratorio di educazione finanziaria e devo dire che ci stiamo riuscendo. Nella prima edizione si sono svolti 300 eventi in quasi tutte le città d’Italia. L’anno successivo le iniziative sono state già 600, e il numero è aumentato nella terza edizione. In piena pandemia, gran parte degli eventi si sono svolti da remoto e hanno avuto comunque una larga partecipazione. Di certo i cittadini, ragazzi e adulti, che hanno partecipato alle iniziative oggi hanno una maggiore consapevolezza. In generale si è creata una sensibilità sull’importanza dell’educazione finanziaria e anche molti stakeholder si sono attivati organizzando tanti eventi durante e dopo il ‘mese’. Noi diciamo sempre che il ‘mese’ dura tutto l’anno.

Il Comitato non può fare tutto da solo. Avete ricercato collaborazioni?

Abbiamo stretto numerosi accordi con associazioni e istituzioni. Ne voglio citare qui un paio: stiamo lavorando con il Coni perché la finanza e lo sport si basano sugli stessi valori. Per essere vincenti servono le stesse tecniche dello sport: la pazienza, l’allenamento, il guardare al futuro, l’essere preparati. Andremo a fare educazione finanziaria agli atleti che, a loro volta, saranno nostri ambasciatori. Abbiamo poi fatto un accordo con la Susan G. Komen, perché ottobre è anche il mese della prevenzione del tumore al seno. E anche in finanza è meglio prevenire che curare.

Sempre più persone, però, oggi fanno trading senza preparazione, con semplici applicazioni, ricavando anche grandi guadagni. Non è anche questo il mondo che sta cambiando?

Proprio perché oggi si possono spostare soldi con un click è più che mai necessario essere preparati, perché si possono avere grandi guadagni ma attenzione, anche grandi perdite. E’ bene che i cittadini ne siano ben consapevoli. Chi vuole guadagnare di più si espone a maggiori rischi. Questo è un concetto base della finanza. Noto comunque che i giovani stanno risparmiando di più, stanno pensando al loro futuro, alla pensione e vogliono investire. Purtroppo, però, spesso investono senza avere le conoscenze di base e questo non li aiuterà. Quando il mercato va su, è facile fare i ‘grandi guadagni’. E’ quando il mercato va giù che si vede chi ha fatto bene. Investe bene chi ha conoscenze finanziarie. Provare per credere.

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