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Istat, crescono gli occupati (ma sono soprattutto a termine)

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Qualcosa si muove nel mercato del lavoro, anche se si tratta soprattutto di contratti a tempo determinato e sebbene i livelli pre Covid restino ancora lontani. Lo certifica l’Istat secondo cui nel secondo trimestre 2021 si registra un aumento di 338 mila occupati (+1,5%) rispetto al trimestre precedente e una crescita di 523 mila unità sullo stesso periodo del 2020. La crescita congiunturale è legata in particolare all’aumento del numero dei dipendenti a termine (+226.000, +8,3%) a fronte di una crescita di 80 mila unità di quelli che hanno ottenuto un contratto tempo indeterminato (+0,5%) e di 33 mila indipendenti (+0,7%).

Cala il tasso di dosoccupazione

Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 74 anni cala nel secondo trimestre del 2021 al 9,8% con una diminuzione di 0,3 punti sul primo e di 1,7 punti sullo stesso periodo del 2020. I disoccupati nel periodo sono 2.459.000 in calo del 2,2% sul trimestre precedente e del 27% sullo stesso periodo del 2020. Si considera senza lavoro anche chi è in cassa integrazione da oltre tre mesi.

Livelli pre Covid

All’appello rispetto allo stesso trimestre del 2019 mancano 678.000 occupati. E, soprattutto, l’Istat conferma che a essere state penalizzate sono soprattutto le donne. In particolare sono al lavoro 370.000 donne in meno (-3,7% a fronte del -2,3% degli uomini). Gli occupati tra i 15 e i 34 anni sono 199.000 in meno sul secondo trimestre del 2019. (-3,8%). Nel secondo trimestre 2021 la fascia tra i 15-34 anni al lavoro ha avuto una crescita sul 2020 maggiore rispetto alla media.

Ore lavorate

Rispetto al trimestre precedente, le ore lavorate per dipendente sono cresciute del 3,4%, con la cassa integrazione che si abbassa a 78,7 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,6 punti su base congiunturale e di 1 su base annua. Il costo del lavoro, per unità di lavoro, cresce dello 0,6% congiunturale, con un aumento più sostenuto delle retribuzioni (+0,7%). Su base annua si rileva un calo del costo del lavoro del 3,1% (retribuzioni -2,3%). L’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra un aumento del 3,9% rispetto al trimestre precedente e del 20,8% rispetto al secondo trimestre 2020.

 

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