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Energia, Draghi e la ‘lezione dei vaccini’: “Ue acquirente unico”

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Non c’è solo l’emergenza pandemica, c’è anche quella climatica. E’ dalla prima, l’Unione europea può trarre una lezione che può valere anche per i costi legati alla transizione ecologica. Perché il potere di acquisto della commissione Ue può continuare a essere centrale sul fronte energetico, come lo è stato per l’approvigionamento di vaccini. Per questo, secondo Mario Draghi è importante capire se questo ruolo di acquirente collettivo può essere esteso ad altre esperienze”. E tra i temi da affrontare c’è, appunto quello “dell’aumento dei prezzi del gas naturale” e “di come fare per proteggere i più deboli”.

Il presidente del Consiglio, archiviata la questione green pass esattamente come avrebbe voluto – e cioè con l’estensione dell’obbligo a tutte le categorie di lavoratori – si dedica alla questione energetica. In uno dei prossimi consigli dei ministri il governo farà la sua mossa per evitare quel caro bollette che – a detta dello stesso ministro Roberto Cingolani – porterà ad aumenti fino al 40%.

Ma il tema, com’è noto, è globale. Draghi infatti parla di emergenza climatica in una doppia platea internazionale, da un parte in un messaggio inviato al Major economies forum on energy and climate change, promosso dal presidente americano Joe Biden, dall’altra nel suo l’intervento al vertice Eu Med di Atene. E quello che lancia è un allarme, ma anche un’ammissione di responsabilità. “Con l’accordo di Parigi – sottolinea – ci siamo impegnati a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. La maggior parte dei nostri Paesi ha rinnovato questo impegno nelle recenti riunioni del G20. Tuttavia, dobbiamo essere onesti nei confronti di noi stessi: stiamo venendo meno a questa promessa. Se continuiamo con le politiche attuali, raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo” con “conseguenze catastrofiche”.

Insomma, la transizione ecologica non è più differibile ma bisogna stare attenti che a pagarne il prezzo non siano le fasce più deboli. Per il premier, “non c’è possibilità di dilazionare, di ritardare, perché i costi che i nostri Paesi e le persone, i cittadini, subirebbero sarebbero immensi”, ma bisogna anche considerare che un passaggio di questo tipo “comporta anche costi economici e sociali immensi”.

“Qui abbiamo di fronte – aggiunge – una scelta o meglio un programma che nei suoi elementi non è facile da riconciliare. Da un lato siamo determinati a percorrere questa transizione con la massima determinazione, il massimo impegno e la massima rapidità. Dall’altro siamo anche altrettanto determinati a proteggere, specialmente i più deboli, dai costi sociali che potrebbero essere, come stiamo vedendo ora dall’ aumento delle bollette del gas naturale e dell’elettricità, potrebbero essere veramente significativi”.

 

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